È in radio e in digitale “ALI SPORCHE”, il nuovo intimo brano della giovane cantautrice Simona Carella contenuto nell’EP di inediti in uscita il 3 luglio.
“ALI SPORCHE” è il primo estratto dell’EP di Simona e si inserisce come una punta di diamante tra intime ballad e tracce pop in cassa dritta. A distinguere il pezzo è la profonda matrice autobiografica, il manifesto viscerale della sua visione della musica ma anche delle sue fragilità e delle paure nel tuffarsi nel mondo artistico.
Nell’intervista che segue andiamo a scoprire le peculiarità di questa giovane promessa del pop italiano.
1. “Ali Sporche” è un brano molto personale e autobiografico. Come è nato e quanto è stato difficile trasformare una parte così intima della tua storia in musica?
È nato tutto in modo incredibilmente naturale in studio, proprio perché era un peso che avevo bisogno di togliermi dal petto da anni. Trasformare un trauma così intimo in una canzone ti espone al cento per cento, non hai difese. All’inizio è stata dura, ma poi si è trasformata nella cosa più liberatoria che potessi mai fare. Oggi sono fiera di aver dato voce, letteralmente, a quella parte della mia storia
2. Cosa rappresenta per te questa la metafora delle ali sporche?
Le mie corde vocali sono le uniche ali che ho, quelle che mi fanno volare, a volte anche cadere… avranno delle imperfezioni e mi daranno un timbro rotto, quasi mai pulito, ma rimangono sempre le mie ali. E non voglio cambiarle!
3. Quando hai capito che la tua voce che inizialmente consideravi una fragilità poteva invece diventare la tua più grande forza artistica?
È successo tutto circa tre anni fa, in sala di registrazione. Ero abituata a voler nascondere i miei difetti, ma il mio manager, Franco Iannizzi, mi ha fermata e mi ha detto una cosa fondamentale: ‘Non puliamola, lasciamola sporca così com’è’. Quando mi sono riascoltata, è scattato qualcosa. Ho smesso di cercare la perfezione estetica e ho capito che proprio quel graffio era la mia vera firma. Lì ho smesso di preoccuparmi di come suonasse la mia voce e ho iniziato a concentrarmi solo sull’emozione cruda che stava arrivando a chi ascoltava.
4. Il 3 luglio uscirà il tuo primo EP di inediti. Quali temi accomunano i sette brani del progetto e quali novità scoprirà il tuo pubblico rispetto a te?
I sette brani sono uniti da un filo, lo stesso che vedete sulla copertina, e quel filo porta direttamente a me: alla mia personalità, al mio carattere, alle mie esperienze. Credo fortemente che un disco d’esordio debba essere personale e autobiografico, non potevo non raccontare i miei vent’anni. La novità che spero il pubblico colga è proprio questa: voglio portarli molto più in profondità con i testi, senza però rinunciare alla leggerezza e al divertimento che solo il pop riesce a dare.
5. Negli ultimi anni hai raggiunto importanti traguardi, dall’ingresso nel roster di Lab Music Records alla vittoria del progetto LAZIOSOUND Recording. C’è stato un momento in particolare della tua vita che ti ha fatto capire di essere sulla strada giusta?
Si, ho imparato a fidarmi, a non forzare le cose e lasciare che avvengano da sé. Mi sono lasciata andare, ho smesso di avere ansia del giudizio e mi sono finalmente liberata. Devo dire che quest’anno ho iniziato a raccogliere, ma mi piace sempre continuare a seminare!
6. Latina è la tua città di origine che negli anni ha sfornato diversi artisti (mi vengono in mente Calcutta e Tiziano Ferro). Oltrepassando i confini della tua città, cosa senti di voler lasciare lì e cosa senti invece di volerti portare dietro?
Vero! Latina ha dato vita a importanti nomi della musica, e credo che la provincia ti faccia davvero ‘fare gavetta’: suonare nei locali, cercare la tua artisticità e credibilità, anche se volte non ti senti compreso. Ecco, lascerei lì quella parte di me che da ancora troppo peso al giudizio e la paura di non sentirsi ascoltato. Ma porto sicuramente con me le prime esperienze, quella voglia e determinazione che ti fa superare ogni cosa, la mia prima scuola di canto, i miei genitori che mi sostengono sempre, tutte le serate che ho passato coi miei musicisti in giro per la provincia.
7. La tua musica parla spesso di sogni, identità e desiderio di riscatto, temi molto vicini alla tua generazione. Quale consiglio daresti a chi oggi ha paura di mostrarsi per quello che è e di inseguire le proprie passioni?
Di non pensare di dover dimostrare qualcosa a qualcuno, ma semplicemente occuparsi di sentirsi liberi, di sentirsi allineati con la propria visione, e comunicarla con impegno e passione. Non esistono soltanto persone che criticano, tante altre non vedono l’ora di conoscerci.. quindi perché non farlo?

















