Vi presento Rafael Moses, seguace dell’opera del grande artista del Rinascimento italiano. Gli è stato affidato l’incarico di affrescare il Monastero del Santissimo Rosario nella città di Marino, a due passi dalla capitale italiana. Oggi dipinge tele, organizza mostre d’arte e insegna arti visive a tutti coloro che lo desiderano comprese le persone bisognose di cure di terapia attraverso l’arte. Ora, grazie all’associazione culturale RAMO ART Apps da lui fondata e al patrocinio delle autorità locali del Comune di Marino ( RM), Rafael organizza il Festival Internazionale delle Arti a Marino. Abbiamo incontrato l’artista per raccontare ai nostri lettori del suo lavoro e per invitarli a partecipare al Festival già in programma per marzo 2027.
Rafael, il suo lavoro artistico più recente è stata la realizzazione della copertina del libro di Sabrina Sodi – Lady Estia. Ci parli della sua collaborazione con questa talentuosa autrice.
Sabrina mi ha invitato a occuparmi del progetto grafico del suo libro, di carattere autobiografico. È una storia che ha portato una persona a riconsiderare le proprie visioni del mondo. È interessante come esperienza soggettiva, osservata fin dall’infanzia e presentata nel contesto dell’esperienza vissuta. Era necessario che la copertina riflettesse il concetto del contenuto stesso, cioè, trasmettesse l’idea del libro attraverso le arti visive. La proposta che ho avanzato e realizzato è un antico ulivo secolare con un tronco spesso e contorto, ripreso dal basso verso l’alto, tra cui i rami filtra una luce solare intensa. La luce non si vede, così, alla fine di un tunnel, ma penetra attraverso l’albero della vita. I raggi che passano e sono visibili sono fonti di luce. Questo concetto si combina con le scelte cromatiche e materiche. Secondo l’autrice Sabrina Sodi, questa copertina è esattamente ciò che lei aveva messo nel contenuto del libro. Per presentare quest’opera, insieme a Sabrina abbiamo deciso: bisogna allestire una mostra dei miei dipinti, che creeranno l’atmosfera e racconteranno della mia appartenenza a questo progetto in quanto artista. Naturalmente ho opere nuove e opere vecchie, e ognuna di esse nasconde il proprio significato, ma, nel contesto della nostra collaborazione con l’autrice del libro, la mostra è attuale.
Ci parli del Festival che sta organizzando. Che tipo di festival è e quali sono i suoi obiettivi?
L’obiettivo del Festival è molto semplice. Consiste nel dare a qualsiasi piccola compagnia teatrale l’opporrunità di portare il proprio lavoro a un vasto pubblico. Diventa possibile individuare attori, registi, musicisti, scenografi e drammaturghi di talento all’interno del sistema che proponiamo. L’obiettivo è dare sviluppo alle piccole compagnie, fornire ad esse degli strumenti per integrarle nello spazio culturale della società contemporanea. Al momento le limitazioni che affrontano sono totali. Semplicemente non esiste un sistema che le aiuti a crescere. Noi vogliamo creare e mettere a loro disposizione proprio un sistema del genere. L’esperienza nell’organizzazione di progetti di questo tipo implica un’arte sintetica, che comprende diverse forme d’arte riunite in un unico spazio. Anche se esiste una distinzione tra compositore teatrale e sceneggiatore, il teatro è lo spazio in cui le diverse arti si fondono in un unico insieme. L’artista teatrale, con esperienza nel teatro, ha la possibilità di acquisire non solo una specializzazione in senso stretto. Diventa un pittore che ha a che fare con la composizione e con tutta la grammatica del teatro. Nella nostra Associazione interagiscono professionisti di diversi settori. Nel contesto dell’arte teatrale si tratta di esperti di profili diversi, ma professionisti del loro mestiere. Organizziamo il festival per inserire l’esperienza delle compagnie teatrali nelle realtà sociali del mondo contemporaneo e per offrire loro quelle opportunità che il sistema teatrale non offre.
Qual è il ruolo della collaborazione con gli enti locali, i ministeri e i dipartimenti?
L’esperienza dimostra che la collaborazione con i ministeri e i dipartimenti della cultura, così come con gli enti dell’amministrazione locale, ha sempre facilitato il processo non di creazione, ma di promozione del prodotto culturale. Il sostegno di queste strutture è assolutamente necessario. Nel lavoro sul festival che stiamo preparando ora, collaboriamo con il Comune di Marino e con l’amministrazione di questa città, sperando nel sostegno delle autorità e nell’interazione con esse in quanto strutture che determinano l’intera vita culturale della città e della regione. Abbiamo presentato domanda di patrocinio e abbiamo ricevuto la risposta positiva.
Qual è la sua esperienza nel teatro?
Ho avuto una meravigliosa esperienza in teatro. Era uno studio teatrale per bambini. Abbiamo creato un progetto nell’ambito dell’educazione scolastica integrativa. Mettevano in scena spettacoli rivolti a un pubblico di ragazzi in collaborazione con il Dipartimento dell’Istruzione. È interessante come una mia esperienza teatrale personale: all’inizio sono stato invitato come artista: si stava preparando la prima di uno spettacolo per gli scolari. Sono stato invitato a disegnare le scenografie per l’allestimento. Ma mi sono così immerso nel processo che nei due anni successivi ci ho interpretato il ruolo principale. Così ho acquisito una notevole esperienza di recitazione.
Che posto occupa la poesia nella sua opera?
La poesia è una delle forme d’arte. La separazione e l’isolamento delle singole forme, a mio avviso, è una convenzione. Per esprimere un insieme di emozioni, idee e fantasie va bene qualsiasi forma a disposizione dell’artista. Scoprire quale forma è disponibile è il risultato di di tentativi ed errori. Per alcuni contenuti soggettivi è più adatta la poesia, per altri la pittura. Aiuta anche l’astrazione delle forme. C’è chi si realizza attraverso lo spazio, chi attraverso la parola o il colore. Dipende tutto da ciò che è accessibile in quel momento. Non è una questione di formazione accademica, ma di accessibilità in quel momento delle forme che esprimono il contenuto il quale si vorrebbe trasmettere al pubblico. In senso lato, è il linguaggio di comunicazione tra l’artista e lo spettatore. Non pretendo di definirmi poeta, ma se una forma poetica risuona con ciò che voglio dire, allora la uso. Credo che qualsiasi forma, per un artista in senso lato, sia semplicemente un mezzo di espressione.
È un pittore professionista. Ci parli della sua formazione per intraprendere il mestiere artistico. Dove ha studiato?
Mi sono laureato all’Università della Cultura presso la cattedra di Museologia. Per formazione sono museologo con specializzazione in “museum design”. Le materie principali dei miei studi erano pittura, grafica e composizione. Sono un pittore con una formazione storica, poiché inizialmente la formazione era orientata allo spazio museale: creazione di mostre, organizzazione dello spazio museale con mezzi artistici per tradurre un concetto scientifico nel linguaggio artistico, il linguaggio della percezione visiva. Questa è una base che copre un orizzonte culturale molto ampio. La museologia è un’arte sintetica che coinvolge colore, luce, installazioni, organizzazione dello spazio, nonché contrasti di colore, forma e oggetto. Il compito è fare in modo che l’oggetto, come fonte storica esposta nella mostra, inizi a parlare. L’artefatto stesso, ovviamente, tace. Solo immergendolo in un ambiente e in uno spazio che raccontano un determinato periodo o una personalità specifica, si fa sì che questo oggetto entri in dialogo con lo spettatore e parli con lui attraverso la percezione. Può anche trattarsi di una sceneggiatura dell’allestimento. Animare lo spazio e capire come farlo richiede un livello professionale. Dopo la laurea ho scritto la tesi all’Accademia Stroganov sul tema “L’arte dell’esposizione museale nel contesto dell’avanguardia artistica”. Si trattava di costruttivismo, composizioni di Kandinskij, suprematismo, opere di Malevič, scoperte ed esperimenti di El Lissitzkij nello spazio compositivo. Mi sono occupato di tutto ciò che anima lo spazio attraverso la composizione, le linee, le forme e la loro combinazione. È un’esperienza inestimabile. Alla fine ho creato venti opere come artista principale delle mostre nell’ambito dello spazio museale. Tutti questi lavori sono miei progetti d’autore.
Le è capitato di partecipare a mostre e di organizzarle. Cosa rappresentano le mostre per lei oggi?
Ho organizzato mostre sia nell’ambito del Dipartimento della Cultura, sia nell’ambito del Ministero della Cultura. Ci sono state mostre a tema storico, mostre d’arte e mostre applicate. I temi erano diversi, ma erano, comunque, legati all’arte e alla storia. Riguardavano tutto ciò che si trovava nello spazio museale. E per le mostre ho avuto alcuni risultati e riconoscimenti ad alto livello. Ma uno dei miei maggiori successi lo considero il lavoro in Italia per il restauro e la decorazione pittorica di un monastero domenicano, il restauro dei suoi affreschi, la pittura del soffitto e delle pareti, a cui ho dedicato quattro anni in solitudine. La mia più grande fonte di orgoglio è il riconoscimento del Vaticano e di Papa Francesco, che mi ha benedetto e mi ha inviato una lettera di ringraziamenti. Lo considero il mio principale risultato e ne vado molto orgoglioso.
Che ruolo ha la musica nella sua vita di artista?
Alla musica mi rapporto come a una forma. Se la forma esprime il contenuto e se all’artista (musicista) riesce a dire attraverso la forma di questo spazio ciò che voleva dire, allora ci è riuscito. La musica ha i suoi strumenti, il suo linguaggio, la sua grammatica, le sue leggi. Ma è un linguaggio che non è separato dalle altre forme d’arte. La musica mi interessa personalmente perché, come forma, è molto astratta. La musica può esprimere nel modo più diretto quelle esperienze o sensazioni, quei sentimenti che il compositore vuole trasmettere al suo ascoltatore. Quando dell’architettura si parla come della musica congelata nella pietra, ciò amplia il concetto di musica come forma e come spazio. È indissolubilmente legata alle altre forme d’arte. Possiamo osservarne le proiezioni praticamente in tutte le altre arti. Ma, come una forma astratta, è la più espressiva. La musica è la più accessibile per un contatto diretto con i nostri sentimenti.
Ha intenzione di organizzare il festival anche per i cineasti? Ha esperienza nel cinema?
Il nostro festival è concepito come Festival delle Arti. Vogliamo coprire le arti in un’ampia gamma. Fornire spazi a rappresentanti di tutte le forme d’arte, compresi i cineasti. Ma per questo è necessaria l’attuazione di questo progetto, azioni volte all’ampliare la piattaforma e allo spiegare gli orientamenti dell’arte. Questo è il nostro obiettivo nella creazione di questo spazio. Come esempio personale citerò una serie TV che abbiamo girato durante il covid e il lockdown. In quell’epoca di restrizioni abbiamo capito che nessuna restrizione influisce sullo sviluppo dei progetti, al contrario, essa provoca la scoperta di nuove forme. Allora fu girata una serie in cui ho recitato come attore – “Il Codice della Quarantena”. È una proiezione su “Pinocchio”, ma in chiave moderna, una serie comica di intrattenimento. Il suo valore è che apre spazi e possibilità, mentre le circostanze a quel tempo chiudevano tutto.
Racconti ai nostri lettori come è possibile partecipare al Festival Internazionale delle Arti.
Siamo aperti a qualsiasi contatto e progetto, da quelli più classici e tradizionali ai più insoliti, perfino assurdi. Per noi la cosa principale è comprendere l’idea di chi porta avanti il progetto. Se c’è materia di discussione, siamo aperti a qualsiasi collaborazione creativa. Saremo lieti di accogliere tutte le compagnie. (Per ora!) non abbiamo criteri di selezione per un colloquio preliminare, quindi, non abbiate paura di giudizi o valutazioni: siamo qui per sviluppare tutte le idee che vi possono venire in mente. È sufficiente contattarci. Lasciamo qui le informazioni di contatto.
Olga Matsyna


















