Sport Crime, la nota serie televisiva italo-svizzera trasmessa dal 2022, ideata da Daniela Scalia e Luca Tramontin in distribuzione su Prime Video negli Stati Uniti e nel Regno Unito e in Italia sulla piattaforma Chili, giunta quest’anno alla terza stagione, si preannuncia sempre molto interessante. E così, dopo l’esperienza con l’evento Evolution Fight di Muay thai a Rosolini , comune siciliano in provincia di Siracusa, gli autori di Sport Crime hanno deciso di portare un episodio nelle terre di Montalbano, rese note dalla realizzazione cinematografica di Camilleri e del suo celebre commissario. Grandi sono le aspettative ed in una della sue molte dichiarazioni Luca Tramontin ha dichiarato:
«Sì, mi aspettavo molto, ma tutto ha superato l’atteso, in ogni senso. In genere programmiamo le locazioni “avanti” di due stagioni, ma lo shock positivo ci ha fatto cancellare un episodio di Stagione 3 – che stiamo pre producendo – per sostituirlo con “Rosolini Sono!”».
E poi….”Che è il calco di una frase di Montalbano” :
«Sì. Si sente e si sentirà nelle riprese, nei sassi, negli accenti, come sempre accade con la grande letteratura, che sia scritta con la penna o con la telecamera. Il nostro episodio sarà peculiare, nel nostro stile ma anche se sembra un paradosso, Montalbano arricchirà il fondale immaginario di un prodotto completamente diverso. Al rientro avrei voluto qualche giorno per ripassare mentalmente le persone che ho conosciuto, i match che ho visto, i cibi che ho assaggiato».
La frase “il Montalbano di Aosta” è stata spesa per Rocco Schiavone, addirittura Lolita Lobosco ha avuto il tag di “Montalbano donna barese”, insomma si usa spesso. E di “Motalbani veneti” se ne sono contati parecchi, ad esempio lo Stucky interpretato da Battiston… Lei potrebbe esserlo?
«No! Hai citato le serie italiane contemporanee che preferisco, ma il paragone non regge. Noi parliamo di Sport, che ovviamente ha un contesto, perché gli atleti vivono, studiano, sbagliano, fanno la tesi su argomenti non sportivi, gli sponsor spesso vendono prodotti locali, ma Sport Crime resta una serie di muscoli, sforzi, integratori. Amatoriali o professionali, maschili o femminili, normodotati o no. Ma parliamo di Sport. Zingaretti ha tutta la mia ammirazione attoriale e umana, ma io non sono un attore, siamo solo pelati, spericolati e omonimi, nessun’altra analogia».
In Sport Crime ogni episodio si svolge in un posto diverso con uno sport diverso. Si può anticipare quale sarà la parte agonistica di “Rosolini Sono!”?
«Sicuramente Muay Thai, Evolution Fight, abbiamo già girato delle bellissime immagini, quello sarà lo Sport “di puntata”, ma ce ne saranno altri due o tre. È un taglio nostro: le parti attoriali sono garantite da calibri alla Daniel McVicar, mentre lo sport è reale. Le immagini di “Evolution” sono fortissime, il contesto, la piazza barocca, la tecnologia di produzione, tutto. E i grandi fighters, a partire dall’idolo di casa Gennuso, hanno anche storie, teste e personalità notevoli. Mi viene in mente Mohamed Houmer, con la sua storia complessa e le parole di arabo che mi ha insegnato al bar, ed Enrico Carrara, che già si chiama “Psico-Enrico” perché ha vinto il titolo da infortunato e nella vita fa lo psicoterapeuta a Pisa».
Qualche personaggio non sportivo che ha colpito la sua immaginazione?
«Troppi. Parto da Peppe Errante di Sportitalia che ha già girato delle parti attoriali per “Rosolini Sono!”, e, anche se ha un lungo passato sportivo, Bruno Botindari, che si muove tra lo strettamente tecnico del ring e un dominio sorridente di tutta la produzione, contemporaneamente, di Sport Crime e di un evento da piazza traboccante. Poi Maria, una bambina che aiutava ai tavoli, due Corrado, uno il papà di Gennuso, dell’altro non ricordo il cognome, che lavorano come macchine, senza farlo pesare, scherzando, servendo, aiutando. Hai presente lo stereotipo del siciliano indolente e brontolante? Ecco, fai il contrario secco. E poi Emanuele, con le sue storie sofferte di pesca, e una dignità ferita in fondo a due occhi buoni».
Il suo personaggio “Dabs” ha dichiarato il Morbo di Chron, in parallelo con la vita reale. Per questo c’è molta attenzione agli aspetti nutrizionali, ai cibi, a bar e ristoranti? È a causa delle gravi limitazioni alimentari?
«Anche, ma si vedono molti cibi che non potrò mai più mangiare. Perché prima di ammalarmi ero un mangione. Ma, differentemente da altri, mi diverto a vedere le persone che si godono il cibo. La mia è una malattia atipica, che autorizza molto razzismo e battutismo deteriore. A Rosolini mi hanno trattato con enorme sensibilità. Ma anticipo che vedremo il carrubo, sia in quanto interessante e sottovalutato, sia per promuovere quello che merita, idem per la mandorla che ho saputo essere particolare, e per un tipo di pesca dai tratti unici».
Bar, ristoranti e cibo, forse un altro punto in comune con il personaggio di Camilleri?
«Sì, hai ragione. Ciccio del bar The Square in piazza Garibaldi potrebbe essere un personaggio come quello (secondo me magnifico) del “Nebbie e Delitti” di Barbareschi, o di quei ristoranti-terrazza di Montalbano. Mi fa ridere che molti tentino di passare un casting con sforzi e umiliazioni, e lui, semplicemente per umanità, simpatia, interazione (e regalandomi una riga di IPA locali) si è candidato e promosso senza saperlo e senza volerlo. Gliel’ho detto solo a fine serata. Sì, vedrete lui e il suo bar, la sua piazza e la sua umanità. Mi ha colpito il suo racconto di collaborazione con il bar di fronte, nobiltà alla spina. E quella IPA locale con l’etichetta viola…».
Ha avuto un’espressione intensa parlando di pesca, perchè?
«Per una serie di motivi sovrapposti. Preferirei che i pesci non fossero animali e crescessero sugli alberi, ma ormai ho fatto la pace con questa mia personalissima contraddizione di atleta-Chron che vive praticamente solo di pesce. Detto questo, Bruno Botindari “BB-King” mi ha fatto conoscere un pescatore, Emanuele, disoccupato dalle quote di pesca del tonno, e mi ha fatto scavare nel problema nei suoi angoli chiari, scuri e scurissimi. Emanuele è un personaggio profondo, letterario, simpatico e analitico, quella camminata a Porto Palo, quegli esempi, le barche, si, penserò a lui a ogni morso di tonno o sgombro. Gli chiederò di essere nell’episodio».
Insomma, paesi piccoli “è meglio” per Sport Crime.
«Piccoli e sconosciuti. I nostri spettatori pretendono di scoprire posti, modi, cibi e sport che non conoscono già. È un gioco che ci gratifica, ci permette di lavorare meglio, la lista dei successi umani, dei membri di troupe che dicono “io qui ci torno in ferie!” è grossa. Dagli Usa, perfino dalle Hawaii mi hanno scritto “grazie per averci fatto conoscere Porto Tolle”. Non lo scriveranno mai di Piazza San Marco o del Colosseo. Quindi in “Rosolini Sono!” niente Modica (incantevole), né Noto, né Taormina, a meno di avere un’angolatura completamente diversa da un’amministrazione illuminata. In fondo abbiamo due super-puntate ambientate a Torino, ma aspettatevi una (anzi due) Torino assolutamente diversa dal “Giro Classico”. Le esperienze della mia Casale Sul Sile, Povegliano Veronese, il successo del Polesine di “Porto Tolle” soprattutto in Inghilterra e California… Sì, ci servono forti ed eccezionali motivi per filmare in posti già “battuti” dalle cronache e da Hollywood. Vuoi mettere Rosolini e Marzamemi? Ho già voglia di Tonno e Ipa viola».
Quindi Sport Crime ha già il suo bar siciliano, e ristoranti, che in Montalbano sono un classico?
«Troppo poco tempo, ne ho visitato uno interessante e molto Montalbano a San Lorenzo ma non ho potuto mangiare, per il resto è stato tutto catering (ottimo) e roba da atleta. Sport Crime ancora non ha il “suo”. Ma posso dirti che c’è già un modello che sarà difficile battere».
Si può nominare?
«Si, non è in nessun episodio e purtroppo non abbiamo in programmazione niente a Pescara, ma si chiama Osea, da Alessio, vorrei un episodio lì solo per girare le scene reali. E spero che il regista dica “Aalt! Rifare! Riempigli il piatto altrimenti si vede la differenza”. I luoghi di cibo sono un’amplificazione del gestore, il mio sistema, la mia serie e il mio pubblico (non scherzo) hanno un subconscio molto forte, primitivo e selettivo. Di recente in un costosissimo, pretenzioso e ignobile ristorante milanese ho fatto il confronto, quando mi servirà una scena di sdegno chiederò di girarla lì. Quella di felicità umano-duodenale invece da Alessio».
Intervista rilasciata da Luca Tramontin a Daniela Paties Montagner
Immagine in evidenza: Luca Tramontin, autore e protagonista di Sport Crime) sul ring di Evolution Fight con il vincitore Giuseppe Gennuso (ph. Faton Agolli)



















