Una madre snaturata? è uno di quei libri che non si leggono soltanto: si vivono. Un’esperienza narrativa che porta il lettore dentro una storia vera — l’infanticidio avvenuto nella Marsica nel 1912 — ma lo costringe a farlo da due prospettive che non si parlano, che non si confermano, che anzi divergono volutamente. Come indicato già nella prefazione il volume è costruito come un “libro double face”, due libri in uno: da un lato la fabula, l’esposizione nuda e cruda dei fatti tratti dagli interrogatori, dalle deposizioni e dagli atti giudiziari; dall’altro l’intreccio, una ricostruzione creativa che riempie di emozioni e tensioni psicologiche gli spazi vuoti fra le righe dei verbali.
A firmare le due metà sono proprio i due autori, Elso Simone Serpentini e Fabio Carlini, che scrivono a quattro mani ma su piani differenti, come spiegato nella parte introduttiva del volume. Ne scaturisce un’opera insieme documentaria e romanzesca, capace di mostrare quanto la verità non sia mai univoca e quanto la giustizia — quella reale, degli atti processuali — e la giustizia interiore, quella che la narrativa fa emergere, possano restituire immagini diverse della stessa tragedia.
La storia è quella di Annantonia De Angelis e Salvatore Di Muzio, accusati dell’omicidio del piccolo Sabatino, figlio adulterino dei due. I verbali riportati nel libro — interrogatori serrati, deposizioni contraddittorie, accuse incrociate — mostrano un quadro torbido, fatto di miseria, relazioni proibite, paure e maldicenze del paese. È la cronaca giudiziaria nella sua forma più cruda, dove la verità sembra sempre a un passo eppure sfugge. Basta osservare la deposizione della piccola Basilica, sorellina del bambino, riportata nelle prime pagine dell’istruttoria: “È stato Salvatore” — dice, portandosi le mani alla gola — un’immagine che pesa come una sentenza, ma che non basta a sciogliere il mistero.
Capovolgendo il libro, però, cambia tutto. L’altro racconto scava nelle emozioni, interpreta gli sguardi, riempie i silenzi che gli atti non contemplano. Qui la verità diventa un territorio instabile: i pensieri dei protagonisti, le loro paure, la loro condizione sociale e morale rendono ogni gesto più complesso di quanto appaia nei verbali. L’infanticidio non è più soltanto un caso giudiziario: diventa una tragedia umana, un naufragio di due vite al margine, schiacciate da un contesto sociale ostile e da un destino che sembra già scritto per loro.
La forza del libro sta proprio in questa duplicità. Serpentini e Carlini non impongono una risposta: non dicono chi mente, chi dice il vero, chi ha ucciso davvero. Invece invitano il lettore a compiere un gesto fisico — ribaltare il volume — per ricordargli che ogni storia può cambiare radicalmente semplicemente cambiando punto di vista. Una scelta narrativa tanto semplice quanto potentissima.
Un valore aggiunto del libro è la sua forte dimensione pubblica: Una madre snaturata? verrà infatti presentato il 5 dicembre 2025 all’Auditorium S. Maria a Bitetto di Teramo, un’occasione privilegiata per incontrare gli autori e scoprire dal vivo le ragioni, le idee e il dialogo creativo che hanno dato origine a questo singolare esperimento narrativo.
In un panorama editoriale spesso prevedibile, Una madre snaturata? è un’opera capace di sorprendere, di inquietare, di mettere in crisi le certezze del lettore. La fedeltà agli atti processuali, accuratamente riportati e ricchi di dettagli, si intreccia con un lavoro letterario che restituisce spessore emotivo e psicologico ai protagonisti, creando una narrazione ibrida ma armoniosa.
Un libro da leggere due volte — una per ciascun lato — perché solo così la storia, nella sua complessità e nella sua ambiguità, può essere davvero compresa.



















