Tra le vette di Merano 2000 nasce un racconto di azione e rinascita con Eugenio Ricciardi, Luca Ward e Maurizio Lombardi.
MERANO – Sono iniziate in Alto Adige, tra le spettacolari montagne di Merano 2000, le riprese di “Ricordati che ti voglio bene”, il nuovo film breve scritto e diretto dal regista romano Alessandro Parrello, tra gli autori più prolifici del panorama contemporaneo del cinema breve italiano.
Ambientato tra cime innevate, passi di montagna e pareti da scalare, il film si muove tra azione, dramma e suggestioni fantastiche, confermando la cifra stilistica di Parrello: raccontare storie intense, concentrate sui conflitti interiori dei personaggi e sulle prove emotive che li trasformano.
Il progetto rappresenta il dodicesimo lavoro cinematografico diretto dal regista e si inserisce nel suo percorso autoriale dedicato a un’ampia serie antologica sull’esplorazione dei generi cinematografici. Con 18 titoli di finzione realizzati tra realtà virtuale e cinema lineare, Parrello ha costruito negli anni una filmografia caratterizzata da ambizione visiva, cast di rilievo e forte impatto emotivo.
Un cast di primo piano
La sceneggiatura del film è firmata dallo stesso Alessandro Parrello insieme a Eugenio Ricciardi, che nel progetto riveste anche il ruolo di protagonista. Accanto a lui nel cast figurano Luca Ward e Maurizio Lombardi, quest’ultimo vincitore del Nastro d’Argento 2025 per il film Marcello, coprodotto proprio da Parrello.
Il film è prodotto dalla Dixer Film, nuova casa di produzione fondata da Ricciardi.
Una scalata tra pericolo e rinascita
La storia segue un giovane scalatore determinato a raggiungere la vetta più alta di una montagna innevata. Durante l’ascesa, però, il protagonista si trova improvvisamente sospeso tra la vita e la morte, rischiando di precipitare nel vuoto.
A salvarlo è uno scalatore più esperto e maturo, che lo conduce lungo un percorso alternativo verso la stessa meta. Ma durante il cammino qualcosa sembra minacciare il loro viaggio, trasformando l’impresa in un confronto profondo con paure, scelte e fragilità personali.
Una metafora contro la dipendenza
Con la fotografia di Valerio Evangelista, noto per il lavoro nella serie Sandokan, il film assume la forma di una metafora epica ed emotiva sulla rinascita personale e sulle decisioni che ogni individuo è chiamato a prendere nella propria vita.
Il racconto affronta in particolare il tema della lotta contro le illusioni e le dipendenze dalle sostanze stupefacenti, proponendo una riflessione sulle scelte consapevoli e sul valore della responsabilità personale.
Proprio per il forte messaggio sociale del progetto, il film ha ottenuto il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Parrello: “Una storia che tocca corde profonde”
«Sono emozionato nel raccontare una storia che tocca corde molto delicate», ha dichiarato il regista Alessandro Parrello. «Con Eugenio lavoriamo a questo progetto da mesi e vederlo prendere forma qui, tra queste montagne, è qualcosa di speciale».
Per Parrello si tratta anche di un momento particolarmente significativo dal punto di vista professionale.
«È anche un momento molto importante per me, perché ho la possibilità di esprimermi sia davanti che dietro la macchina da presa nel modo in cui ho sempre desiderato. Per questo sono grato per la fiducia che le produzioni continuano a riporre in me e per i riconoscimenti che stanno arrivando», ha aggiunto.
Un periodo intenso tra cinema e serie internazionali
Per il regista romano questo è un periodo di grande attività. Concluso il lavoro su “Ricordati che ti voglio bene”, a fine marzo Parrello tornerà infatti sul set della serie internazionale “Felicità”, dove interpreta il protagonista maschile italiano.
Le riprese riprenderanno a Polignano a Mare, in Puglia, per circa un mese prima di spostarsi a Varsavia, dove si concluderà la produzione.
Il 21 marzo, inoltre, Parrello sarà presente al Bif&st – Bari International Film Festival, anche in veste di produttore, con il film breve “Nowhere”, diretto da Andrea Arcangeli e da lui coprodotto nel 2025.
Con questo nuovo progetto ambientato tra le montagne dell’Alto Adige, Alessandro Parrello continua dunque il suo percorso creativo nel cinema breve, confermando una poetica cinematografica che unisce spettacolo, introspezione e riflessione sociale.




















