Scena quinta: “Scrivere è una rottura di coglioni”
Martedì mattina, ore 10. Piazza San Silvestro non è il posto ideale per scrivere una rivista. Ci sono i piccioni, i venditori di rose, i ragazzini con i pattini, e un tipo che suona la tromba stonato da tre ore. Ma la Compagnia non ha un’altra postazione. Il Conte ha proposto casa sua, ma sua madre è tornata da Cortina e non vuole “gente strana” in salotto. La Trilly ha proposto casa sua, ma suo padre sta girando un film e l’appartamento è pieno di assistenti, fonici e una attrice che piange perché ha dimenticato la linea.
Così restano lì, sui gradini, con un blocknotes e una biro. Otto persone che non hanno mai scritto niente di più lungo di un biglietto di auguri.
Er Dodge – Allora, chi comincia?
La Pizia – Comincia il Conte. È stata un’idea sua.
Il Conte – Non è stata un’idea mia. È stata un’idea di tutti. Io ho solo detto “facciamo una rivista”.
La Trilly – Sì, ma poi abbiamo detto sì. Quindi è un po’ tua.
Il Conte – Ottimo. Inizio col piede sbagliato come sempre.
Prende il blocknotes. Scrive qualcosa. Poi legge.
Il Conte – “Alieni. Numero zero. Prezzo: due pacchetti di Nazionali o un sorriso sincero.”
Er Cesso – Il sorriso sincero è raro. Meglio le Nazionali.
La Pizia – Ma il prezzo? La rivista si vende? Si regala?
La Trilly – Si fotocopia e si lascia lì. Se qualcuno la prende, bene. Se la usa per accendere il camino, anche.
Er Cesso – Io la userei per pulire il vetro del motorino.
La Trilly – Vedi? Utile già prima di nascere.
Il Conte scrive ancora. Poi alza la testa.
Il Conte – “Editoriale. Noi siamo otto ragazzi che non sanno cosa fare della loro vita. Abbiamo tutto e ci sentiamo niente. Questa rivista non è una risposta. È una domanda. E se anche voi non avete risposte, benvenuti.”
La Pizia – È un po’ depressivo.
Il Conte – La verità è depressiva.
La Trilly – A me piace. Continua.
Il Conte – “Perché andiamo in discoteca? Perché balliamo fino alle 6 del mattino? Perché torniamo a casa con le orecchie che fischiano e gli occhi che bruciano? Forse perché il silenzio fa paura. Forse perché quando la musica si ferma, restiamo noi. E noi non ci piacciamo.”
Er Dodge – Hai rubato la frase dal film “Trainspotting”.
Il Conte – Non l’ho visto.
Er Dodge – Esce quest’anno. Lo vedremo.
La Pizia – Intanto scriviamo.
Passano le ore. Scrivono pezzi brevi. La Trilly scrive di una ragazza che si guarda allo specchio e non si riconosce. Er Dodge scrive di una macchina che non si schianta mai, ma che vorrebbe. La Pizia scrive di tarocchi che dicono sempre le stesse cose. Er Cesso scrive di un bagno pubblico alla stazione Termini, con una dedica commovente alle piastrelle rotte.
Er Cesso – “Le piastrelle del bagno della stazione Termini sono come la vita: qualcuno le ha rotte, qualcuno le ha scritte, qualcuno le ha pisciate sopra. Ma loro restano. In silenzio. E ascoltano.”
La Trilly – È poesia.
Er Cesso – È un resoconto tecnico.
Il Conte legge tutto. Poi annuisce.
Il Conte – Manca qualcosa.
La Pizia – Cosa?
Il Conte – Non lo so. Un pezzo che faccia ridere. Troppa tristezza.
La Trilly – Scrivilo tu. Sei il capo.
Il Conte – Non sono il capo. Sono solo quello che ha avuto l’idea.
Er Dodge – Allora scrivi tu.
Il Conte pensa. Poi scrive.
Il Conte – “Consigli per i navigati. Come sopravvivere a una cena con i tuoi genitori senza ucciderli. 1) Sorridi e annuisci. 2) Quando parlano di politica, pensa alla spiaggia. 3) Se ti chiedono dell’università, di’ che va tutto bene. 4) Se insistono, alzati e vai in bagno. 5) Il bagno è il tuo tempio. Ringrazia Er Cesso.”
La Trilly – Questa sì che è roba da vendere.
Ridono. Il pomeriggio è quasi finito. Hanno scritto sei pagine di blocknotes. Non sono un capolavoro. Ma sono loro.
Arriva un tipo. È un ragazzo con la cravatta, l’aria da impiegato, il passo frettoloso. Si ferma, li guarda.
Tipo – Scusate, sapete dov’è l’ufficio del turismo?
Il Conte – L’ufficio del turismo è chiuso. Come i nostri cuori.
Il tipo lo guarda male e se ne va.
La Trilly – Sei cattivo.
Il Conte – Sono onesto.
La Pizia – Domani porto la rivista in copisteria. Chi ha soldi?
Er Dodge – Io ho ventimila lire.
La Trilly – Io quindicimila.
Er Cesso – Io cinquemila. Ma le devo per la ricarica del telefono.
Il Conte – Io ho trentamila. Ma li devo per le sigarette.
La Pizia – Quindi abbiamo zero.
Il Conte – Come sempre.
Ridono. Non è una risata amara. È quasi felice.
Il Conte – La fotocopiamo gratis. Er copisteria è amico di Er Dodge.
Er Dodge – Amico? Gli devo duemila lire dalla volta che ho fotocopiato il culo.
La Trilly – Una storia che non voglio sapere.
Si alzano. La sera è arrivata. I lampioni si accendono. La piazza cambia colore.
Il Conte – Domani si stampa. E poi si distribuisce.
La Pizia – Dove?
Il Conte – Davanti all’Alien. Al Piper. Al McDonald’s di piazza di Spagna. Dove ci sono i nostri simili.
Er Cesso – I nostri simili sono quelli che ci guardano e pensano “che sfigati”.
Il Conte – Appunto. Sono loro il nostro pubblico.
Roma, martedì sera. Otto ragazzi hanno scritto una rivista. Non sanno se piacerà. Non sanno se qualcuno la leggerà. Ma hanno fatto qualcosa. E fare qualcosa, anche se è una cazzata, è meglio che non fare niente.
Il Conte guarda il blocknotes. Lo stringe come se fosse un trofeo.
Il Conte (tra sé) – “Alieni”. Sì. Siamo alieni. Ma almeno abbiamo una nave. Anche se è di carta.
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Fine della quinta scena. La rivista è scritta. Domani sarà fotocopiata. E la Compagnia di San Silvestro scoprirà se qualcuno, al di là dei loro gradini, ha voglia di leggere le loro domande. Intanto, hanno vinto una battaglia: quella contro la noia. E contro se stessi.




















