Vi sarà capitato di ripensare a un evento e provare, anche solo per un istante, una sorta di rimorso. Lo chiamiamo “rimorso di coscienza”, o più semplicemente il risultato che emerge se siamo stati educati a fare l’esame di coscienza.
Quando questo accade, questo rimorso, in questo movimento emerge qualcosa di fondamentale e non trascurabile: la nostra percezione di essere un “io” unico, sempre uguale e immutato, è in realtà illusoria. Di fronte allo stesso accadimento, ci accorgiamo di non essere uno.
C’è un “io” identificato con l’azione compiuta, e c’è un’altra parte di noi che, nel momento in cui si disidentifica da quell’azione, riesce a osservarla da un punto di vista diverso. Come è possibile?
La nostra sensazione di unità è quindi falsata rispetto alla molteplicità degli accadimenti interiori che percepiamo: stesso evento, percezione diversa. Possibile?
Possiamo dire che la nostra realtà più intima è suddivisa almeno in due:
L’ego, la parte identificata con gli eventi, coinvolta, affascinata, reattiva; profonda che muove e agita la nostra biologia (psiche, cervello e tessuti, si veda Il tè delle 5LB ). Possiamo ridurlo alle emozioni, l’insieme di queste sono come note, ogni accordo produce un comportamento e ogni insieme di comportamenti produce la nostra individuale melodia, la nostra canzone psicologica, il dialogo interiore… il rumore di fondo che ci distoglie dall’ascolto, dall’osservazione del nostro stato interno e ci identifica e ci affascina.
L’essenza, la qualità più consapevole e volontaria. L’insieme delle qualità, delle virtù che ci abitano; sede dell’Etica intesa come capacità di manifestarsi e agire nel presente. L’essenza è il piano della consapevolezza dove scaturiscono per riflesso le domande: cosa sono? Perché esisto? Sono attimi, bagliori che ci attraversano, emergono come stato interno dal nostro profondo intimo, stati di comprensione che posso sfuggire velocemente, bagliori di presenza dove lo scorrere del tempo, l’intensità della luce si dilatano.
Pertanto, siamo per lo più identificati in ego, raramente sperimentiamo stati di coscienza o meglio di autocoscienza. Ego ed essenza non “parlano”, non conoscono l’italiano! a fare da ponte tra queste due realtà che coabitano in noi, e di cui facciamo esperienza con intensità e durante diverse, interviene un terzo elemento: la personalità.
La personalità è un costrutto sociale, legato al tempo, quindi temporaneo e dunque modificabile, legata al luogo e alla cultura in cui siamo nati e cresciuti. È il livello che assorbe le regole, le convenzioni, la morale.
Infatti la morale non appartiene né all’essenza né all’ego e cambia in base al contesto in cui siamo stati cresciuti e quindi condizionati e istruiti, all’ambiente dove abbiamo assorbito le prime influenze.
La personalità è un abito cucito sul nostro vissuto. Il vissuto è l’insieme degli accadimenti in cui l’ego, a causa dell’identificazione, viene a cristallizzarsi in memorie, recidive o binari (si veda ILTédelle5Lb).
La personalità è lo strumento con cui suoniamo la nostra canzone, forgiato fin dall’infanzia a causa delle influenze ricevute.
L’ego è falsa informazione, cioè è quel vissuto che si è depositato nelle memorie, recidive o binari, per garantire la sopravvivenza del corpo a fronte di accadimenti con caratteristiche precise (prima legge biologica, si veda ILTédelle5Lb).
Il modello delle 5 Leggi Biologiche, le sette legioni e altri strumenti di ricerca e conoscenze, permettono di colmare questa ignoranza di sé (abbiamo detto l’ego è falsa informazione!).
L’ignoranza genera Karma, il Karma si pesa sulla bilancia, il Karma si paga con la benevolenza, quest’ultima è misericordia, grazia, giustizia, saggezza, intelligenza. Virtù dell’intimo che si liberano quando affrontiamo la sincera rivoluzione della coscienza,
la Ribellione interiore.
Cristina Salvadori


















