Ogni città porta con sé un’immagine, un sigillo simbolico che ne custodisce l’anima più profonda. Nel caso di Napoli, troppo spesso si è voluto ridurre questa immagine all’asino: animale umile, legato alla fatica, alla testardaggine e, talvolta, persino alla derisione popolare. Una forzatura che nasce da una distorsione simbolica, alimentata da cliché e da un certo gusto per il folclore superficiale.
Ma Napoli non è mai stata città della rassegnazione né del silenzio caricato sulle spalle. È piuttosto il contrario: una capitale di creatività, invenzione, slancio, poesia. Ed è per questo che il suo autentico emblema non è l’asino, bensì Pegaso, il cavallo alato.
Pegaso è la creatura mitica che nasce dal mare, come Napoli stessa, che dal mare riceve vita, respiro e destino. È simbolo di libertà, di ispirazione poetica, di slancio verso l’alto. Nell’antichità, era lui a far sgorgare la fonte Ippocrene, bevendo dalla quale i poeti trovavano la parola ispirata. Così Napoli, città di musica, teatro e letteratura, è sorgente perenne di arte e di canto.
Pegaso, con le sue ali spiegate, unisce cielo e terra, materia e spirito, memoria e visione. Napoli vive di questa stessa doppiezza: radicata nelle viscere del Vesuvio e insieme protesa verso l’azzurro, sospesa tra tragedia e gioia, tra dolore e speranza.
Attribuirle l’asino significa ridurla a caricatura, a città del sacrificio e della sottomissione. Restituirle Pegaso significa riconoscere la sua vocazione alla bellezza e all’elevazione, la sua forza di immaginazione che non si piega mai, neppure nei momenti più oscuri della sua storia.
Napoli non è città da soma, ma da volo. Non trascina, ma si solleva. E lo fa con l’arte, con la musica, con la sua inesauribile ironia che diventa sempre resistenza creativa. Pegaso, non l’asino: questo è il simbolo che le appartiene.



















