Era il 2005 quando quattro ragazzi di Glasgow con le magliette a righe rosse e nere si affacciavano dallo schermo del televisore con un Alex Kapranos sempre molto umile, definendo fortunata la persona che quella notte l’avrebbe incontrato . Infatti era l’anno di “Do you want to” da “You could have it so much better”, secondo disco della band scozzese che già si era fatta spazio nel panorama internazionale con l’album di debutto “Franz Ferdinand” e con un singolo come “Take me out” che valse un premio ai Grammy Awards come miglior performance rock.

I Franz Ferdinand li ho scoperti così, a 16 anni, attribuendo ingenuamente al concetto di “indie” le righe sulle t-shirt e i risvoltini ai jeans Cheap Monday, e li ho scoperti live solo sabato 30 agosto, circa vent anni dopo il loro debutto nel panorama mondiale indipendente. Erano mode che già mi sentivo cucite addosso venendo dal punk, così non è stato affatto difficile affezionarmi alla band al punto da trascinarmi all’interno di un vortice indie rock da cui non sarei mai più uscita.
Sabato è stata la prima volta che ho visto i Franz Ferdinand live che mi sono goduta a pieno dalla fila centrale della tribuna della cavea dell’Auditorium Parco della Musica, location sempre impeccabile per quanto riguarda l’acustica, in occasione dell’ultima data del loro tour europeo estivo. Prima che i quattro scalmanati di Glasgow salissero sul palco con l’attuale formazione che vede ormai sostituiti Paul Thomson alla batteria con Audrey Tait, e Nick McCarty con Dino Bardot alla chitarra, non ho potuto fare a meno di notare la scenografia minimale e geometrica che ha richiamato all’istante l’estetica dei Franz Ferdinand che, nel lontano 2004, figurava all’interno dei loro primi artwork su copertine come quella dei singoli “Michael” o “This ffire”, completamente ispirate al Costruttivismo di El Lissitzky. Negli anni venti, Lissitzky creò una serie di dipinti geometrici astratti che battezzò “Proun”. Questi lavori occuparono circa un decennio della sua attività e si svilupparono da litografie semplici e dirette installazioni pienamente tridimensionali, proprio come la scenografia di questo tour dei Franz Ferdinand, costituita da una cornice grigia, una pedana per la batteria ed un podio per i balletti di Kapranos.

Quando la band è salita sul palco, oltre che scoppiare in lacrime con il cuore a mille mentre partiva il riff di “The dark of matinée”, non ho potuto fare a meno di notare un Alex Kapranos in ottima forma, proprio come vent anni fa, con l’energia tipica di una qualsiasi rockstar, lo charme unico di Kapranos e le movenze che strizzano l’occhio a Jarvis Cocker dei Pulp. Tecnicamente impeccabile, una voce e un chitarrismo puliti nemmeno fossero in studio, anche se la durata del live poteva estendersi di un altro quarto d’ora almeno con pezzi come “Always ascending” , “Feel the love go”, “Can’t stop feeling” ed una “Eleanor put your boots on” dal passato. Ad ogni modo il concerto è stato talmente tanto impacchettato bene che questa considerazione l’avrebbe semplicemente reso perfetto più di quanto già non lo fosse di suo, finché ad un certo punto Alex si mette in posa e rivolgendosi al suo amato pubblico dà conferma alle mie constatazioni dicendo: «Scattatemi una foto adesso se volete, dopodiché prendete i vostri telefoni e riponeteli in tasca, come fosse il 2005».
Scaletta
- The Dark of the Matinée
- Night or Day
- Do You Want To
- Bar Lonely
- No You Girls
- Build It Up (Dedicated to Johnny Marr)
- Walk Away
- Glimpse of Love
- The Doctor
- Michael
- The Fallen
- Ulysses
- Black Eyelashes
- Love Illumination
- Take Me Out
- Hooked (with Master Peace)
- Outsiders
Encore
- Audacious
- Come On Home
- Lucid Dreams
- Jacqueline
- Darts of Pleasure
- This Fire




















