Roma 5 febbraio 2026
Aperta fino al 7 febbraio presso l’Accademia di Romania a Roma, con ingresso gratuito, la mostra “Visioni Daciche”: un’occasione preziosa per scoprire un progetto che intreccia archeologia, moda, artigianato e nuove tecnologie, offrendo anche uno sguardo inedito sulla storia del vestire e sulla costruzione dell’identità attraverso i secoli.
Il vernissage si è svolto lunedì 2 febbraio 2026, segnando la seconda tappa del progetto culturale e didattico “Visioni Daciche”, dopo la presentazione inaugurale di dicembre a Villa Altieri.
L’evento, introdotto da Oana Bosca Malin, direttrice di programmi dell’Accademia di Romania, ha registrato una partecipazione straordinaria, riunendo alcuni tra i maggiori esperti a livello europeo e mondiale di archeologia romana, storia antica, storia dell’arte e restauro, in particolare specialisti della Colonna Traiana, accanto a rappresentanti istituzionali, artisti, studenti, professionisti del settore culturale e a un pubblico internazionale di appassionati.
Ospitata nella splendida cornice dell’Accademia di Romania, a due passi da Villa Borghese, la mostra si presenta in questa seconda edizione in una versione più ricca e approfondita, confermandosi come un progetto di alto profilo scientifico, ma al tempo stesso accessibile, capace di dialogare con pubblici diversi.
Tra gli interventi più seguiti, quello dell’archeologa Lucrezia Ungaro, figura centrale negli studi sul complesso dei Mercati di Traiano, che ha offerto uno sguardo originale su aspetti meno noti del Foro di Traiano e sulla funzione amministrativa del Foro stesso, ricordando come la perdita della policromia originale condizioni oggi la nostra percezione dei monumenti. Un viaggio simbolico che ha accompagnato il pubblico nella lettura delle sculture dei Daci nella Basilica Ulpia e nella cosiddetta Galleria dei Popoli, evidenziando il valore narrativo e visivo di queste rappresentazioni.
Il professor Filippo Coarelli ha definito il percorso espositivo un assaggio di un progetto di lunga durata, sottolineando come l’attenzione riservata ai Daci, e in particolare alle figure femminili, ai gioielli e all’abbigliamento, metta in luce una sorprendente continuità con elementi del vestire moderno.
Un’osservazione che trova piena conferma nella seconda parte della mostra, dove l’archeologia diventa materia viva per la moda contemporanea. Leonard Velcescu, storico dell’arte e coordinatore scientifico del progetto, ha ricordato come i legami tra il mondo romano e quello dacico siano ancora poco conosciuti, ma profondamente radicati, e come le immagini della Colonna Traiana offrano non solo ritratti realistici, ma anche indizi preziosi sulla psicologia, il ruolo sociale e l’identità visiva degli antichi Daci.
È proprio da queste immagini che nasce la sezione dedicata allo studio dell’abbigliamento, uno dei nuclei più apprezzati dal pubblico di “Visioni Daciche”. La mostra propone un percorso che parte dalle raffigurazioni romane, realistiche ma filtrate dallo sguardo del vincitore, per arrivare a una reinterpretazione contemporanea che unisce ricerca iconografica, sartoria storica e intelligenza artificiale. Le scene della Colonna Traiana e le statue dei Daci conservate nei principali musei europei, pur private dei colori originali, restituiscono con estrema precisione pieghe, drappeggi, linee delle maniche, copricapi e calzature, diventando una fonte fondamentale per comprendere forme, silhouette e identità del vestire antico sul territorio della Dacia.
Su questa base si sviluppa il lavoro della designer Giorgia Beniamin Salib, curatrice della sezione “Dal segno al bozzetto”. Nata a Roma da madre romena e padre egiziano, formata tra il Liceo Artistico Giulio Carlo Argan e lo IUAV di Venezia, la designer combina metodo sartoriale, sensibilità visiva e strumenti digitali. Attraverso l’osservazione tecnica dei bassorilievi, ha realizzato nove bozzetti digitali con Procreate, successivamente tradotti in ricostruzioni realistiche tramite intelligenza artificiale, mantenendo volumi, proporzioni e cadute dei materiali coerenti con le fonti antiche e con il supporto scientifico di Leonard Velcescu.
Il fulcro di questa sezione è un abito unico in lana naturale, cucito a mano, creato nel gennaio 2025 appositamente per il progetto ed esposto all’ingresso della sala. Ispirato fedelmente alla scena XXX della Colonna Traiana, il vestito rievoca la figura della sorella del re Decebalo, colta in un momento di intensa umanità mentre stringe al petto il figlio. Realizzato in lana naturale molto leggera, tessuta secondo tradizioni antiche senza coloranti né lavorazioni moderne, il capo utilizza un tessuto proveniente dalla storica manifattura di famiglia Florian di Bucarest, attiva da tre generazioni nella produzione di tessuti premium da fibre naturali. L’opera si propone come un ponte visivo e simbolico tra archeologia, arte contemporanea e identità ancestrale, dimostrando come la moda possa farsi strumento di narrazione storica.
Il percorso prosegue raccontando l’evoluzione del vestire sul territorio dell’antica Dacia e la sorprendente continuità con la
tradizione romena. In mostra sono presenti due costumi femminili completi dell’area Argeș–Muscel, di eccezionale manifattura, risalenti a circa cento anni fa, e due camicie tradizionali romene della Bucovina degli anni Sessanta, che dialogano idealmente con le immagini della Colonna Traiana. La camicia romena tradizionale, l’IE, conserva infatti una struttura semplice e modulare, con maniche e decorazioni che riecheggiano le fasce ornamentali visibili sulle figure femminili scolpite – ricordiamo l’attenzione dei dettagli sulla parte superiore delle braccia, la famosa “altița”, dimostrando come il gesto del vestire attraversi epoche e territori senza perdere la propria identità.
“Visioni Daciche”, promosso dall’Associazione italo-romena Spirit Românesc con il sostegno di Roma Capitale e Zètema Progetto Cultura, in partenariato con il Liceo Artistico Giulio Carlo Argan e con il patrocinio di importanti istituzioni culturali romene e italiane, si conferma così come una mostra capace di parlare anche al mondo della moda, offrendo spunti su sostenibilità, materiali naturali, costruzione del capo e continuità del linguaggio estetico. Un percorso che invita a guardare al passato non come a un archivio statico, ma come a una fonte viva di ispirazione per il presente.
L’esposizione è accessibile con ingresso gratuito dal martedì al venerdì dalle 15 alle 18, mentre sabato 7 febbraio, giorno del finissage, l’orario di visita sarà dalle 11 alle 17.




















