C’è un luogo, a Roma, dove il tempo sembra sospeso tra la memoria di un passato glorioso e l’urgenza di un presente che cerca risposte.
Il Casino Massimo Lancellotti, con le sue sale che hanno ospitato papi e artisti, principi e poeti, si è trasformato nel pomeriggio del 5 marzo 2026 in un crogiuolo di intelligenze e sensibilità diverse, tutte raccolte intorno a un interrogativo che da sempre accompagna il cammino dell’umanità: cos’è la mistica? L’occasione era la presentazione del libro omonimo di S.E. Rev.ma Mons. Antonino Raspanti, Presidente della Conferenza Episcopale Siciliana, un evento che ha visto la sala gremita di un pubblico attento, partecipe, quasi rapito dalla profondità delle parole che si susseguivano.
A organizzare l’incontro, con quella cura per i dettagli che distingue le iniziative di alto profilo culturale, è stata l’Associazione Culturale Stati Uniti d’Italia, guidata con visione e passione dal suo Presidente, l’onorevole Manuel Vescovi.
Non è la prima volta che l’associazione si fa promotrice di appuntamenti che intrecciano fede, filosofia, psicologia e impegno civile, e anche in questa occasione la scelta è caduta su un tema complesso e affascinante, capace di attirare l’attenzione di credenti e non credenti, di studiosi e semplici curiosi.
Perché la mistica, come è emerso chiaramente nel corso della presentazione, non è un fenomeno relegato alle sacrestie o ai trattati di teologia, ma una dimensione profondamente umana che interroga il nostro modo di stare al mondo, di conoscerlo, di abitarlo.
Ad aprire i lavori è stato proprio l’onorevole Vescovi, che con la consueta eleganza e profondità di pensiero ha introdotto il tema sottolineando come l’iniziativa si inserisca nel solco di quel dialogo culturale che l’associazione porta avanti con determinazione ormai da anni.
Le sue parole hanno messo in luce la necessità, oggi più che mai, di creare spazi di confronto liberi da pregiudizi ideologici, in cui la ricerca della verità possa svolgersi in un clima di autentico rispetto e reciproco ascolto. La presenza di un pubblico così variegato e attento è stata per Vescovi la conferma che la strada intrapresa è quella giusta, e che il desiderio di approfondimento, di comprensione, di senso, è ancora vivo e vegeto in una società troppo spesso distratta dai rumori di fondo.
A moderare l’incontro, con la competenza e la sensibilità che le sono proprie, è stata l’avvocatessa Emanuela Fancelli, Co-CEO e Co-founder di Radio Centro Musica, nonché Presidente del Centro Studi Akhenaton.
La sua conduzione ha saputo intrecciare con rara abilità il rigore del giurista con la profondità della studiosa di fenomeni culturali, creando un ponte ideale tra la dimensione più strettamente filosofico-teologica del libro e le sue implicazioni esistenziali e psicologiche.
L’avvocatessa Fancelli, che con l’Associazione Stati Uniti d’Italia ha ideato la trasmissione “Più Narrativa”, ha più volte dimostrato quanto la cultura, quando è autentica, sappia parlare a tutti, superando steccati disciplinari e specialismi talvolta sterili.
La sua capacità di porre le domande giuste, di stimolare l’autore a svelare i passaggi più profondi del suo pensiero, ha reso il dialogo vivace e coinvolgente, trasformando la presentazione in un vero e proprio laboratorio di idee.
Mons. Raspanti, dal canto suo, ha saputo condurre i presenti in un viaggio affascinante attraverso i meandri dell’esperienza mistica, facendo tesoro della sua duplice veste di pastore e di studioso.
Il suo libro, come ha spiegato fin dall’introduzione, si propone un’analisi di tipo religioso del fenomeno, nella consapevolezza che qualsiasi narrazione trova spiegazione e significati all’interno del contesto in cui è inserita.
Ma questa scelta di campo, lungi dal costituire un limite, si è rivelata una straordinaria chiave di accesso a una comprensione più profonda, capace di integrare le ragioni della fede con le domande della ragione, il linguaggio della teologia con le suggestioni della filosofia e della psicologia.
Uno dei passaggi più affascinanti dell’incontro è stato quando l’avvocatessa Fancelli ha sollecitato l’autore a riflettere sul rapporto tra esperienza mistica e conoscenza.
Mons. Raspanti ha allora rievocato la straordinaria testimonianza del poeta e drammaturgo francese Paul Claudel, il quale, appena diciottenne e convinto sostenitore di un mondo interamente governato da leggi scientifiche, vide la propria esistenza sconvolta in un istante, dentro la cattedrale di Notre-Dame de Paris, il giorno di Natale. “In un istante il mio cuore fu toccato e credetti”, scrisse Claudel, e da allora nessun libro, nessun ragionamento, nessuna difficoltà poté più scuotere la sua fede.
Questa esperienza, ha spiegato Raspanti, mostra come gli oggetti, al contatto con uno stato nuovo e diverso della coscienza, possano assumere significati del tutto inediti, rivelando una dimensione della realtà che l’approccio puramente scientifico non può cogliere.
E’ sorprendente, ha osservato la moderatrice, come Claudel anticipi di circa un secolo le riflessioni di pensatori come Humberto Maturana, il quale sosteneva l’impossibilità di una conoscenza della verità intesa in senso puramente oggettivo, e sottolineava come l’organismo umano si sviluppi all’interno di un processo di auto-creazione, di autopoiesi, che non può prescindere dalla relazione con l’Altro.
L’esperienza mistica, in questa prospettiva, diventa il luogo paradigmatico in cui si manifesta la profonda verità del rapporto tra osservatore e osservato, tra l’uomo e il sacro, tra la creatura e il Creatore.
Come ha scritto Edgar Morin, la vera oggettività non è quella che pretende di raggiungere l’oggetto sopprimendo l’osservatore, ma quella che integra l’osservato nell’osservazione, che dialettizza incessantemente il rapporto tra i due poli.
Mons. Raspanti ha poi condotto i presenti attraverso alcune delle testimonianze mistiche raccolte nel suo libro, come quella di Janne Schimtz-Rouly, che descrive l’esperienza dell’incontro con Dio come una presenza sensibile, indicibile, ma più reale di qualsiasi altra cosa, capace di invadere l’anima di una felicità che solo Lui può dare.
In queste narrazioni, ha spiegato l’autore, emerge con chiarezza il tema del riconoscimento: riconoscere Dio per riconoscersi, per ritrovare la propria identità più autentica, per completare quel processo di individuazione che altrimenti rimarrebbe incompiuto.
Un tema, questo, che affonda le sue radici nella cultura più antica, dai Romani che affidavano al padre la cura dei Lari e dei Penati, fino alla riflessione contemporanea di filosofi come Axel Honneth, per il quale il riconoscimento rappresenta un interesse quasi-trascendentale della razza umana, senza il quale la riproduzione delle società sarebbe impossibile e la vita del singolo perderebbe la sua qualità propriamente umana.
L’avvocatessa Fancelli, con la sua consueta acutezza, ha introdotto a questo punto il tema del dono, che costituisce un altro dei cardini attorno a cui ruota la riflessione del libro.
Alain Caillè, ha ricordato, inserisce il riconoscimento intersoggettivo nell’atto del donare, che presuppone tre azioni inscindibili: donare, ricevere e ricambiare.
E Paul Ricoeur, affrontando la questione della reciprocità, giunge alla conclusione che nel regalo si dona simbolicamente il riconoscimento reciproco senza riconoscersi, e che l’atto importante non è tanto il contraccambiare, quanto il ricevere.
Perché è nel modo di ricevere che il donatore viene riconosciuto, ed è nella generosità dell’accoglienza che si viene presi nella dinamica di reciprocità che genera legame.
Un’idea, questa, che Jean-Luc Marion situa in uno spazio metastorico di esclusiva competenza della teologia, e che Benedetto XVI, nell’enciclica “Caritas in Veritate”, descrive come eccedenza del dono rispetto al merito, segno della presenza di Dio in noi e della sua attesa nei nostri confronti.
E’ proprio questa eccedenza, questa impossibilità di ricondurre l’esperienza mistica a categorie puramente razionali, a rendere necessario un linguaggio simbolico e poietico, come non ha mancato di sottolineare l’autore.
Le esperienze raccolte nel libro sono raccontate con parole che spesso travalicano il significato letterale, che si fanno immagine, metafora, poesia, perché devono rendere visibile ciò che visibile non è, e interpretabile ciò che non può essere interpretato.
Il simbolo, come insegnano Freud e Jung, ha il pregio di essere universale, di richiamare immagini visive che abitano l’inconscio, di accennare a significati trascendenti che le parole del linguaggio comune non potrebbero adeguatamente esprimere.
La croce, ad esempio, può essere nello stesso tempo un segno, legato a un episodio di sofferenza rimosso, e un simbolo archetipico, che rappresenta il passaggio obbligato attraverso il quale ogni cristiano può raggiungere la salvezza.
L’incontro si è concluso con un lungo e appassionato dibattito con il pubblico, nel quale sono emerse domande e riflessioni che hanno ulteriormente arricchito il quadro.
La sensazione, uscendo dalle sale affrescate del Casino Massimo Lancellotti, è quella di aver partecipato a qualcosa di più di una semplice presentazione libraria.
E’ stata un’esperienza culturale a tutto tondo, un momento di autentico scambio intellettuale e spirituale, reso possibile dalla visione dell’Associazione Stati Uniti d’Italia e dalla capacità dei suoi protagonisti di creare le condizioni per un dialogo alto, profondo, necessario.
L’onorevole Manuel Vescovi, con la sua regia discreta ma efficace, ha dimostrato ancora una volta quanto sia importante, in un’epoca di frammentazione e superficialità, investire in cultura e in confronto.
E l’avvocatessa Emanuela Fancelli, con la sua moderazione sapiente e appassionata, ha confermato il suo ruolo di intellettuale a tutto tondo, capace di muoversi con disinvoltura tra diritto, filosofia, psicologia e spiritualità, tessendo fili che solo una mente veramente libera e aperta può tenere insieme.
Il libro di Mons. Raspanti, “Cos’è la mistica”, esce da questo incontro ulteriormente arricchito di significati, e si candida a diventare un punto di riferimento per chiunque voglia avvicinarsi a questo tema complesso con serietà e profondità.
Ma soprattutto, l’evento romano ha dimostrato che la cultura, quando è autentica, quando è capace di interrogare l’uomo nelle sue dimensioni più profonde, sa ancora attrarre, coinvolgere, appassionare.
E che iniziative come quelle promosse dall’Associazione Stati Uniti d’Italia rappresentano un presidio prezioso di civiltà, un faro di luce in un panorama spesso troppo buio e confuso.
RVSCB




















