Se c’era un modo per far ricredere gli scettici e regalare a Taranto la serata di riscatto che meritava da anni, ieri sera allo Stadio Erasmo Iacovone è andato in scena lo spettacolo perfetto. La cerimonia d’apertura della XX edizione dei “Giochi del Mediterraneo” non è stata semplicemente un gala sportivo: è stata un’opera d’arte a cielo aperto, capace di unire l’anima millenaria della Magna Grecia a una visione futuristica che ha lasciato tutti a bocca aperta.
Il 21 agosto, lo Stadio Erasmo Iacovone ha accolto migliaia di spettatori e le delegazioni dei 26 Paesi partecipanti per dare ufficialmente il via ai Giochi. A pronunciare la formula ufficiale di apertura è stato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, presente in tribuna d’onore insieme alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ai presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, ai ministri Abodi, Foti, Schillaci e Mazzi e a numerosi rappresentanti istituzionali internazionali.
Il filo conduttore della serata è stato racchiuso in una frase: “Il mito che diventa futuro”. Un tema che ha permesso alla cerimonia di guardare al passato senza trasformarlo in semplice nostalgia, utilizzando invece la storia di Taranto come punto di partenza per immaginare il futuro. Ideata e realizzata da G2 Eventi – Gruppo Casta Diva, con Francesco Paolo Conticello alla direzione creativa e Angelo Bonello alla direzione artistica, la cerimonia ha affidato le coreografie a Thomas Signorelli e al suo team.
L’apertura ha avuto subito un forte valore simbolico, dove Antonella Palmisano, campionessa olimpica originaria di Mottola, ha consegnato il tricolore ai Corazzieri, che hanno poi issato la bandiera italiana sulle note dell’Inno di Mameli, interpretato dal giovane Simone Grande, vincitore di “The Voice Kids”, accompagnato dall’Orchestra della Magna Grecia.
Ma è stato il racconto dell’Atleta di Taranto a dare alla serata una delle sue immagini più suggestive. Un biker ha attraversato alcune delle strade più iconiche di Taranto prima di arrivare sul prato dello Iacovone. Ad aspettarlo, un gruppo di performer nei panni di archeologi e ricercatori. Insieme hanno riportato alla luce un’anfora panatenaica, simbolo del legame tra la città ionica e l’antica Grecia. Da quel ritrovamento simbolico è iniziato il risveglio dell’Atleta di Taranto, figura ispirata alla celebre tomba scoperta nel 1959. Nella sepoltura furono trovate quattro splendide anfore panatenaiche, i premi destinati ai vincitori delle competizioni dell’antica Atene. Durante la cerimonia, la storia è diventata spettacolo: una gigantesca presenza dell’Atleta si è stagliata sul terreno di gioco, quasi a riemergere dalla memoria della città per salutare i 3.803 atleti dei Giochi. A rendere ancora più spettacolare la scena sono stati gli sciami di droni luminosi, le proiezioni multimediali e i giochi di fuoco che hanno trasformato il cielo sopra lo Iacovone in una vera scenografia a cielo aperto.
Spazio poi al momento più solenne, con la sfilata delle nazioni guidata dalla Grecia culla storica dei Giochi antichi, che ha aperto la parata come nazione d’onore. A seguire sono entrate nello stadio in ordine alfabetico Albania, Algeria, Andorra, Bosnia ed Erzegovina, Cipro, Croazia, Egitto, Francia, Libano, Libia, Macedonia del Nord, Malta, Marocco, Monaco, Montenegro, Portogallo, San Marino, Serbia, Slovenia, Spagna, Tunisia e Turchia. Il Kosovo ha sfilato come penultima delegazione, in virtù del fatto che ospiterà la prossima edizione dei “Giochi del Mediterraneo“. A chiudere la parata è stata naturalmente l’Italia, Paese ospitante di Taranto 2026. È stato uno dei momenti più attesi della serata: decine di bandiere, migliaia di giovani atleti e un’intera comunità sportiva riunita nello stesso luogo.
Tra i momenti musicali più significativi della cerimonia c’è stata l’esibizione di Mietta, chiamata a interpretare “Sott’u Sole”, l’inno ufficiale della XX edizione dei “Giochi del Mediterraneo“. Il brano porta dentro di sé l’anima del Mediterraneo. Le radici della musica pugliese e meridionale si intrecciano con gli echi della taranta, le influenze del flamenco e le sonorità nordafricane. Non è soltanto una canzone pensata per accompagnare una manifestazione sportiva. È un vero viaggio musicale tra le diverse culture che si affacciano sul Mediterraneo, con la Puglia al centro di questo incontro.
Dalla musica al momento istituzionale. Sul terreno di gioco dello Iacovone ha fatto il suo ingresso una delegazione di militari della Marina Militare in alta uniforme. Tra le mani, i marinai hanno portato la bandiera a tre cerchi della Confederazione Internazionale dei “Giochi del Mediterraneo”. Il vessillo è stato agganciato e quindi issato sul pennone dello stadio, mentre nell’impianto risuonava l’Inno Internazionale dei “Giochi del Mediterraneo“. Una scelta dal forte valore simbolico. Taranto è una città che con il mare ha un rapporto quasi viscerale. La sua storia è legata alla Base Navale e alla Stazione di Mar Grande, e affidare proprio alla Marina Militare il rito dell’alzabandiera ha significato rendere omaggio a questa identità.
Terminato il rito della bandiera, l’attenzione si è spostata sui rappresentanti istituzionali. A prendere la parola sono stati Massimo Ferrarese, commissario straordinario del Governo e presidente del Comitato Organizzatore, e Mehrez Boussayene, Primo Vice Presidente e presidente facente funzioni del Comitato Internazionale dei “Giochi del Mediterraneo“. Poi è arrivato il momento più atteso con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato la formula ufficiale di apertura, dando così il via alla XX edizione dei “Giochi del Mediterraneo“.
Dopo la solennità dei momenti istituzionali, è arrivata la musica di Al Bano che ha portato sul palco uno dei brani che più hanno segnato la sua carriera, “Nel sole”, riproposto per l’occasione in una versione orchestrale inedita, arrangiata appositamente per la serata e accompagnata dal vivo dall’Orchestra della Magna Grecia. Intorno ad Al Bano, il corpo di ballo ha costruito un’immagine fortemente legata al titolo della canzone. Oro e ocra hanno dominato i costumi dei performer, riflettendo le luci dello stadio e creando un effetto quasi metallico. I ballerini si sono mossi in cerchi concentrici attorno al cantante, simulando sulla superficie del prato l’irradiazione dei raggi del sole. Poi, proprio quando la scena dorata ha iniziato a dissolversi, è arrivato un altro passaggio simbolico: Valentina Rodini e Apostolos Christou hanno versato l’acqua nella vasca cerimoniale. Dal sole al mare, dal fuoco all’acqua. Un passaggio semplice nella forma, ma perfettamente coerente con il racconto della serata.
La cerimonia ha poi lasciato spazio a uno dei riti più importanti di ogni grande manifestazione sportiva: il giuramento. A pronunciare quello degli atleti è stato Mauro De Filippis, campione di tiro a volo, e soprattutto tarantino. Davanti alle delegazioni schierate sul prato dello Iacovone, ha letto la formula solenne a nome dei 3.803 atleti che partecipano ai “Giochi del Mediterraneo” Taranto 2026. Il giuramento dei giudici è stato invece affidato alla sciabolatrice azzurra Flavia Bonanni. Il rito richiama il protocollo olimpico introdotto nel 1920 e, in questo contesto, assume un significato ancora più profondo. Il riferimento è agli antichi atleti della Magna Grecia e ai principi di lealtà che accompagnavano le competizioni.
Antecedente alla sfilata delle delegazioni, lo stadio è piombato nel buio. A rompere il silenzio è stata la tromba di Francesco Fratini, trombettista jazz al quale è stato affidato il richiamo degli araldi. Il suo tema acustico ha aperto la parte più evocativa della cerimonia. Un suono contemporaneo, ma allo stesso tempo solenne, dal quale è nato un vero e proprio quadro teatrale. Sul prato sono comparsi performer e figuranti disposti come antichi messaggeri di pace. Poco dopo sono entrate in scena le maschere dell’antica Grecia, utilizzate per rappresentare il rapporto tra il teatro dionisiaco della Magna Grecia e la dimensione solenne dello sport moderno. Era il cuore concettuale dello spettacolo: prendere simboli antichi e restituire loro una forma nuova.
Verso la parte conclusiva della cerimonia, il passato e il presente si sono incontrati in una delle immagini più suggestive dell’intera serata. Protagonista è stato Christian Pace, ballerino chiamato a interpretare l’Atleta di Taranto, figura simbolica che sembra riemergere direttamente dal passato per portare nel presente il messaggio dei Giochi: pace, fratellanza e incontro tra popoli. È una delle immagini più forti dell’intera cerimonia perché mette in comunicazione due Taranto molto lontane nel tempo. Quella della Magna Grecia e quella contemporanea, pronta ad accogliere migliaia di giovani provenienti dai Paesi del Mediterraneo.
Il gran finale musicale è stato affidato alla cantante barese Serena Brancale, che ha trasformato lo Iacovone in una grande festa con un medley dei suoi successi, mescolando jazz, nu-soul e ritmi della tradizione pugliese. Un’esibizione energica, trascinante, perfettamente in sintonia con il carattere della serata. Anche in questo caso, la presenza dal vivo dell’Orchestra della Magna Grecia ha aggiunto una dimensione orchestrale alle sonorità della cantante.
La cerimonia di apertura dei “Giochi del Mediterraneo” si è chiusa con un grande quadro finale nel quale musica, tecnologia e tradizione si sono incontrate. È questa, in fondo, la chiave di lettura dell’intero spettacolo. Da una parte ci sono l’Atleta di Taranto, le anfore panatenaiche, le maschere della Grecia antica e la memoria della Magna Grecia. Dall’altra il biker, le nuove tecnologie, i droni, il jazz, il nu-soul e la musica contemporanea. Due mondi apparentemente lontani che, durante la serata, hanno trovato un linguaggio comune. Taranto ha scelto di raccontare il proprio futuro senza dimenticare da dove viene. E il messaggio è arrivato forte e chiaro: il mito non appartiene soltanto al passato. Può ancora diventare futuro.
Agostino Fraccascia



















