C’è una storia, in questa Italia che litiga per un bacio in aeroporto e si commuove per un gol in tv, che merita di essere raccontata con la penna del romanziere e il cuore del tifoso. Non parla di milioni, di procuratori o di diritti televisivi.
Parla di una squadra che tre anni fa sprofondava negli inferi della Serie C, tra polveroni e campi di periferia, e che domenica ha risalito la corrente con la furia di chi non si è mai rassegnato al proprio destino. L’Ascoli Calcio 1898 FC è tornato in Serie B. E non è solo una promozione. È una resurrezione.
La cavalcata dei bianconeri è stata lunga, tortuosa, piena di insidie. Il girone B di Serie C ha regalato un duello appassionante con l’Arezzo, vinto dai toscani all’ultima giornata quando l’Ascoli, incredibilmente, inciampava a Campobasso. Secondo posto. Playoff. La strada più lunga, la più nervosa, quella che non perdona un passo falso. I marchigiani hanno superato il Potenza con un 1-0 casalingo dopo lo 0-0 in trasferta, hanno poi travolto il Catania 4-0 al Del Duca, rendendo vano il 2-1 degli etnei al Massimino. Poi la finale. Il Brescia. L’andata si gioca in due giorni perché il maltempo ferma la partita sullo 0-0, poi si riprende e finisce 1-1. Sembra una maledizione.
Ma al ritorno, tra le mura amiche del Del Duca, l’Ascoli ha giocato la partita della vita. Tre gol senza replica. Una prestazione da manuale. Il sogno che diventa realtà sotto gli occhi di una città intera, di una tifoseria che non ha mai smesso di crederci, nemmeno quando la Serie C sembrava una prigione senza fine.
Il protagonista assoluto di questa doppia sfida è stato Andrea Rizzo Pinna, trequartista classe 1999, cresciuto tra Atalanta e Inter, che ha segnato sia all’andata che al ritorno. Sei reti in campionato, sette assist, una freddezza sottogol invidiabile. Ma intorno a lui si è mossa una squadra solida, affamata, guidata da un allenatore che forse aveva bisogno di questa consacrazione. Francesco Tomei, 54 anni, pescarese, eterno secondo di Eusebio Di Francesco. Dopo anni a fare il vice tra Lecce, Sassuolo, Roma e Verona, Tomei aveva provato la carriera da capo con alterne fortune: esonero al Monopoli dopo tre mesi, ottavo posto a Picerno, poi l’Ascoli. E l’Ascoli, come spesso accade, gli ha regalato la svolta. La promozione alla prima vera stagione. La rivincita di chi non si è mai arreso.
Non si può dimenticare Simone D’Uffizi, quattordici reti, e Gabriele Gori, tredici, e Tommaso Milanese, undici, che ha firmato il terzo gol nella finale del ritorno. Un collettivo affiatato, un gruppo che ha saputo soffrire, attendere, colpire. L’Ascoli ha vinto perché ha avuto fame. E la fame, nel calcio come nella vita, è l’unica sostanza che trasforma il talento in risultato.
La storia di questa società è antica e gloriosa. Fondata nel 1898, è uno dei club più antichi d’Italia. Il suo miglior piazzamento resta il quarto posto in Serie A nella stagione 1979-80, un’epoca in cui il presidente era Costantino Rozzi e in panchina sedeva Carlo Mazzone, l’indimenticabile “Carlo Magno”. L’ultima apparizione in massima serie risale al 2006-07, chiusa con un penultimo posto e soli 27 punti. Da allora, un lungo calvario tra cadetteria e terza serie, fino allo sprofondamento in C del 2023. Tre anni di purgatorio. Ora, finalmente, la resurrezione.
L’Ascoli torna dove merita. Per la sua storia, per il suo blasone, per la caparbietà di una squadra che non ha mollato. Per la visione di Tomei, per la freddezza di Rizzo Pinna, per la forza di un intero popolo che ha riempito il Del Duca e ha spinto i suoi ragazzi fino all’ultimo secondo. La Serie B li aspetta. E loro, si scommette, non faranno la fine della comparsa.
Perché l’Ascoli, quando torna, torna per restare. Almeno per un po’. E intanto, la città può festeggiare. Il calcio italiano ha bisogno di storie così. Storie di provincia, di passione vera, di gente che si sveglia alle cinque per andare a lavorare e la domenica si gode la vittoria. Questa è l’Italia che vince. Non quella dei talk show. Quella dei campi. Dei pullman. Delle birre gelate sotto la curva. L’Ascoli è tornato.
Dopo la gestione di Massimo Pulcinelli, che ha lasciato il testimone scegliendo bene a chi trasferire la proprietà, gli amici della famiglia Passeri, ai quali raggiunto al telefono comunica:
Sono davvero felice per questa promozione meritata sul campo, saluto la famiglia Passeri ai quali faccio i miei complimenti e congratulazioni
E il calcio, per una notte, è stato più bello.
Bibliografia
Ferrari, L., Storia dell’Ascoli Calcio, Edizioni Racconti, Ascoli Piceno 2015.
Calcio, La Gazzetta dello Sport, archivio risultati Serie C 2025-2026.
Goal.com, “L’Ascoli torna in Serie B dopo tre anni”, 7 giugno 2026.
Taccone, M., “Il secondo volo. Ascoli, da Rozzi a oggi”, Il Resto del Carlino, edizione di Ascoli, 8 giugno 2026.
Ruggeri, L., Il secolo bianconero. 120 anni di Ascoli Calcio, Il Picchio Edizioni, Ascoli Piceno 2018.
RVSCB – Archivio delle Scomode Verità, 7 giugno 2026
“Non mi interessa essere amato. Mi interessa essere letto dopo che mi avranno odiato.”



















