
Moderato ottimismo, anche se segnato da forti elementi di incertezza. L’economia romana guarda al 2026 in maniera ambivalente, tra speranze e pessimismi, tra nuove opportunità e vecchie sfide. A dirlo è l’ultima indagine dell’Osservatorio della Camera di Commercio di Roma, condotta su un campione di 500 aziende della Capitale e dell’area metropolitana, che mette in luce come il 71% delle imprese preveda fatturati in crescita o stabili, mentre il 29% temi una contrazione dei ricavi.
Il tessuto produttivo, nel complesso, tiene, ma si registra una frattura tra le aziende più strutturate e le realtà maggiormente esposte alle turbolenze macroeconomiche. Le principali preoccupazioni, si legge nel report, restano l’inflazione, indicata dal 69% degli intervistati, la possibile fine della spinta agli investimenti legata al Pnrr, 51%, e, soprattutto, le tensioni internazionali, che allarmano l’88% del campione. A questi fattori si aggiunge una criticità strutturale: il 22% delle imprese continua a segnalare difficoltà nel reperire manodopera specializzata, elemento che rischia di rallentare i processi di crescita e innovazione. Sul fronte occupazionale, le aspettative rimangono prudenti: solo il 12% delle aziende prevede un aumento dei dipendenti, mentre il 15% ipotizza una riduzione della forza lavoro.
In questo scenario complesso, c’è un volano di cambiamento importante: l’hi-tech. Circa un’azienda su due dichiara infatti di voler investire in innovazione tecnologica nel 2026, una quota in lieve aumento rispetto all’anno precedente ma ancora insufficiente secondo la Camera di Commercio. Il messaggio che arriva dalle istituzioni è chiaro: senza innovazione, anche i settori tradizionali rischiano di perdere competitività. Non a caso, una parte rilevante delle risorse disponibili verrà destinata alla realizzazione di un supercomputer al Tecnopolo Tiburtino, progetto che punta a rafforzare l’infrastruttura digitale del territorio sul modello di esperienze già consolidate come quella del Cineca di Bologna.
Il ruolo della tecnologia come fattore trasformativo non riguarda solo l’industria manifatturiera o i servizi avanzati, ma si estende anche a comparti storicamente legati al consumo fisico, come quello del gambling. Il settore del gioco rappresenta oggi un esempio emblematico di come il digitale stia ridisegnando modelli di business e abitudini dei consumatori. E il simbolo di questo cambiamento sono le slot online gratis da bar, versioni digitalizzate dei giochi tradizionalmente presenti nei pubblici esercizi. Grazie a software evoluti, connessioni di rete e sistemi di controllo centralizzati, l’esperienza di gioco si è spostata progressivamente verso piattaforme digitali, mantenendo elementi di continuità con il passato ma inserendosi in un ecosistema tecnologico più ampio.
Questo passaggio riflette una dinamica comune a molti settori dell’economia romana, ma anche nazionale e internazionale: la tecnologia non si limita a ottimizzare i processi esistenti, ma apre nuove filiere, nuovi canali di distribuzione e nuovi modelli di relazione con l’utente finale. E così nel gambling, come nel commercio o nei servizi, il digitale diventa uno strumento di adattamento a un contesto economico incerto, consentendo maggiore flessibilità e capacità di intercettare la domanda.
E’ qui insomma che si dovrà guardare per il futuro della capitale: a una tecnologia sostenibile e responsabile. Una tecnologia a sostegno delle imprese e a misura di cittadino.




















