Ormai a Roma ci innervosiamo pure per due minuti. Qualche giorno fa stavo in fila al supermercato sotto casa, davanti a me una cassiera aveva problemi con il POS e un signore ha iniziato subito a sbuffare, guardare l’orologio, lamentarsi piano ma abbastanza forte da farsi sentire da tutti, la scena sarà durata due minuti scarsi. Eppure sembrava gli stessero facendo perdere la giornata, tornando a casa, ci ho ripensato. Perché ormai succede ovunque. A Roma basta una macchina ferma cinque secondi in più al semaforo e parte il clacson da dietro. Aspetti troppo per un caffè? La gente comincia a guardarsi intorno nervosamente. Persino quando ordiniamo qualcosa online ormai pretendiamo che arrivi quasi subito. Ci siamo abituati alla velocità per qualsiasi cosa.
“Pronto in 5 minuti.”
“Consegna rapida.”
“Ricarica veloce.”
Sembra che oggi pure cinque minuti siano diventati troppi. L’altro giorno stavo preparando una pasta di quelle “veloci”. Cinque minuti di cottura, c’era scritto sulla confezione. Poi però aspetti che l’acqua bolla, nel frattempo guardi il telefono, rispondi a un messaggio, magari ti distrai pure con un video inutile. Alla fine mangi mezz’ora dopo senza sapere bene come ci sei arrivato. E forse è questo il punto. Non tanto i cinque minuti. Più che altro il fatto che non riusciamo più a stare fermi, appena c’è un momento vuoto facciamo qualcosa. Tiriamo fuori il telefono, apriamo Instagram, controlliamo le notifiche pure se le abbiamo viste trenta secondi prima.
Forse il problema non è che il mondo va troppo veloce, è che noi abbiamo disimparato ad aspettare.
Alberto Acampora




















