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La riscoperta di  pregevoli  sculture moderne lasciate sotto gli occhi di tutti

  Le cose più difficili da vedere, come affermava il filosofo Immanuel Kant,  sono proprio quelle che stanno davanti agli occhi

Alberto Zei by Alberto Zei
10 Luglio 2024
in Arte, Cultura, Eventi
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La riscoperta di  pregevoli  sculture moderne lasciate sotto gli occhi di tutti
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  All’interno della sala d’attesa della Clinica Guarnieri a Roma, alcune statue scolpite in blocchi di pietra catturano l’attenzione dei visitatori più attenti. Sebbene presenti da tempo, solo recentemente queste opere sono state “scoperte” per la loro singolarità. Ricordano l’arte rupestre per l’ aspetto grezzo e primitivo, frutto del lavoro del noto architetto toscano Berna, specializzato in creazioni artistiche rupestri “a tuttotondo”. Realizzate con tecniche tradizionali, come il taglio e la lavorazione diretta della roccia, le sculture evocano l’antica arte rupestre, rendendo omaggio alle civiltà che l’hanno perfezionata. Pur utilizzando metodi antichi, L’autore incorpora dettagli moderni, creando un dialogo tra passato e presente. Le sue produzioni includono forme astratte, linee abbozzate e tratti di  superfici stilizzate che contrastano con l’aspetto grezzo e naturale della roccia. Il concetto espresso dallo scultore nelle sue opere, con le quali ha ornato la Clinica, è quello del “eterno femminino”: un tema ricorrente nell’arte e nella letteratura, che rappresenta l’essenza della femminilità e della bellezza eterna. Berna attribuisce questo concetto alle sue sculture, cercando di catturare e trasmettere una forma idealizzata e simbolica della femminilità. La statua descritta in questo articolo è una forma antropomorfa di donna, visibile sia dalla parte posteriore che anteriore, affascinante per la sua capacità di coniugare modernità e antichità. La sua presenza nella clinica,  aggiunge un tocco di mistero e fascino all’ambiente, dimostrando come l’arte possa trovare spazio e significato anche nei luoghi più inaspettati.

Critica d’Arte – La scultura a grandezza d’uomo, o più precisamente di donna, rappresenta un notevole interesse sia per il simbolismo che l’artista ha voluto trasmettere, sia per l’analisi del doppio significato semiotico presente in un’unica creazione.

Questa scultura contemporanea, stilizzata su una roccia grezza, esalta la figura femminile nell’arte plastica. Attraverso simbolismi che non si rivelano nei dettagli, questi inducono  l’osservatore a interpretare e completare la creazione con la propria percezione, lasciando spazio all’immaginazione e alla riflessione individuale. L’opera mantiene un tema allusivo all’attrazione verso la sensualità femminile, suddividendosi in due parti predominanti a seconda dell’angolo di osservazione, ciascuna dotata di significati autonomi. Il corpo femminile, abbozzato e dominante, è rappresentato a un’altezza pressoché naturale. La parte frontale suggerisce l’amplesso sensuale ispirato alle creazioni artistiche orientali  del sito di Khajuraho, considerato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità. La opera si delinea attraverso tratti fondamentali che rivelano l’intenzione dell’autore  di dedicare il monumento femminile alla sensualità che unisce lo spirito del mondo, indipendentemente da usi e costumi differenti. Si tratta di una scultura che possiede uno spirito universale, comprensibile a livello globale. La sua apprezzabilità artistica dipende dalla semiotica dell’opera e dall’intenzionale incompletezza dei tratti, che sfidano l’osservatore a completare intellettualmente la scultura secondo la propria percezione e comprensione dei simboli incisi dall’artista.

La donna chinata – La seconda parte della creazione, che potrebbe essere intitolata “La donna chinata”, rappresenta una figura femminile in una postura naturale flessa, con la schiena arcuata, emergendo da una superficie di roccia sbrecciata. La dicotomia tra il corpo allusivo della donna e la roccia grezza è particolarmente evidente nella parte dove la forma naturale risalta in modo armonico. Lo scultore ha sapientemente fuso la figura umana abbozzata con la superficie marrone delle asperità rocciose, creando un contrasto visivo che sottolinea le curve femminili. Questa fusione non solo esalta la bellezza naturale ma simboleggia anche la contrapposizione tra la delicatezza della figura umana e la rudezza del materiale utilizzato. L’opera invita a una riflessione sulla bellezza e sull’oggettivazione, tematiche che Berna ha affrontato con audacia. La posa chinata può essere interpretata come un simbolo di vulnerabilità o sottomissione, offrendo allo spettatore un punto di vista critico sulla condizione femminile.

La scultura potrà essere oggetto di approfondimento sia per la sua audacia espressiva che per i temi estetici e morali che solleva. L’eterno femminino, un argomento che attraversa i secoli e i millenni, è qui reinterpretato in un dialogo tra passato e presente, sollecitando un confronto continuo sull’arte e il ruolo del corpo femminile come simbolo di bellezza armonica. “La donna chinata” non si limita a rappresentare una figura, ma incita a una profonda riflessione sulla condizione umana. La statua  pone l’accento sulla forza e fragilità intrinseche al femminile, stimolando una risonanza psichica con l’osservatore. La nuova concezione del ruolo femminile, proposta dall’artista, richiede un ulteriore approfondimento intellettuale: l’arte è vista come funzione dell’armonia estetica che crea una connessione emotiva con chi osserva, piuttosto che come un mero riflesso del ruolo tradizionale femminile.

Nel giusto luogo – Qualcuno potrebbe chiedersi per quale motivo un’opera del genere sia stata ubicata all’interno di una struttura sanitaria. Si deve pensare che ogni statua ha la propria anima immortale e, come tale, la sua simbologia viene collocata proprio nel luogo più idoneo ad essere magnificato. Lo slancio vitale che l’opera rappresenta nell’universalità interpretativa del genere umano esprime l’importanza della vita in un luogo di sofferenza quale un ospedale, destinato però a ripristinare i valori fondamentali della nostra stessa sopravvivenza per riacquistare il piacere e la bellezza della vita, a cui, superate le incertezze, l’umanità è destinata. Questo concetto sembra appropriarsi dell’ambiente in cui la statua si trova, al quale attribuisce e contemporaneamente riceve la luce del suo significato. In conclusione, la scultura dell’Arch.  Berna rappresenta un contributo significativo al panorama artistico contemporaneo, unendo creatività e risultato in un’opera che continua a interrogare e a ispirare il simbolo del nuovo millennio in cui l’arte e la riflessione sul ruolo femminile sono in costante divenire.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alberto Zei

Alberto Zei

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