Dal 1846, siamo alla sesta generazione, la famiglia Rodaro produce vino a Spessa di Cividale, sui colli orientali del Friuli Venezia Giulia, un’azienda che si estende su 68 ettari di vigneti coltivati su terreni di pura ponca (marna e arenaria) praticando agricoltura sostenibile, con uve di proprietà a basse rese per ettaro, privilegiando la vendemmia manuale, con una produzione annuale di 300.000 bottiglie tra fermi, passiti e spumanti, autoctoni e internazionali suddivisi in 4 stili: Il Metodo Classico, Le Edizioni Limitate, il Fiore e i Primi Passi.
Paolo Rodaro, spirito libero, intraprendente ed infaticabile, porta avanti con la moglie Lara un’eredità familiare carica di storia, conferendo un’impronta inconfondibile ai vini Rodaro che affondano le loro radici in una lunga tradizione contadina di valori autentici. Le prime testimonianze dell’attività agricola dei Rodaro risalgono infatti al periodo del dominio dell’Impero Austro-Ungarico in Friuli Venezia Giulia, e da sempre questa famiglia ha coltivato con grande passione seminativi e vigneti, diventando un punto di riferimento per la comunità di Cividale del Friuli. Oggigiorno Paolo Rodaro, forte dell’esperienza dello zio Edo e del grande fiuto per gli affari del padre Luigi, porta avanti un progetto familiare basato sulla ricerca e sulla sperimentazione, che pone la cantina tra le più innovative del territorio. L’antica osteria di famiglia, oggi trasformata in una cantina all’avanguardia, è alimentata ad energia solare, a testimonianza dell’impegno costante di Paolo verso la qualità e la sostenibilità: connubio armonioso tra tradizione e futuro. Sede di rappresentanza dell’azienda, dove c’e’ anche la barricaia, è divenuta Villa Romano Rodaro, una stupenda dimora storica del seicento, che si erge in cima ad un colle contornata da una paesaggio unico, dove lo sguardo si perde tra le ampie distese della pianura friulana. Al suo interno, nel corpo centrale e sulle ali laterali dell’edificio, gli stupendi affreschi ancor oggi ben conservati del pittore naif Giuseppe Meneghini, nato a Cergneu di Nimis nel 1851 e morto a Udine nel 1935. Noto anche col nome di Jàcun Pitôr in Friuli e Jakob Malar in Slovenia, il “Ligabue “ friulano conduceva una vita bohémien, offrendo i suoi dipinti in cambio di vitto e alloggio. Autodidatta e poliglotta , pare parlasse correttamente: l’italiano, lo sloveno, il tedesco e lo spagnolo. Prima di dedicarsi alla pittura aveva fatto il burattinaio al seguito di una compagnia di marionettisti tra Rovigno e Venezia, per poi esibirsi per conto suo nelle piazze di Trieste e Capodistria. In un secondo tempo si mise a dipingere muri interni ed esterni di case e chiese in località delle Valli del Natisone e a Cividale del Friuli, girovagando con la una gerla contenente gli strumenti di lavoro e i colori che realizzava per suo conto. Fu un vero e proprio artista, forse poco conosciuto ai molti, che realizzò opere di soggetto sacro e profano, con immagini spesso accompagnate da frasi sagaci ed ironiche. E’ il caso del dipinto a Villa Rodaro Romano raffigurante un giovane uomo con un calice in mano seduto su una botte di “vino barbero bianco” che recita testualmente: “ W Bacco. Il vino e la allegria. Ogni onesto scherzo vale fatto in buona compagnia”.
Durante il suo soggiorno nella villa nel 1911, il pittore friulano, trasformo’ una stanza del piano terra con il suo stile inconfondibile, tra sacro e profano, creando un ambiente che ancor oggi ne conserva i colori originali. Questa stanza davvero unica, insieme alla barricaia, è aperta ai visitatori su prenotazione. Durante un recente incontro con ARGA FVG – Associazione Regionale della Stampa Agricola, Agroalimentare, Ambiente e territorio -, Paolo Rodaro ha evidenziato le difficoltà oggettive del momento in merito ai danni devastanti causati da due mesi di calura anticipando le nuove tendenze nel settore del vino. Il caldo anomalo dell’estate 2026 con la conseguente carenza d’acqua, ha colpito in particolare il Picolit – che presenta acini rinsecchiti – e lo Schioppettino con acini privi di polpa e quest’anno, per la prima volta, quest’ultimo non verrà vendemmiato e le uve rimarranno sulla pianta. In merito alle nuove tendenze Rodaro si orienta sulle bollicine. Come lui stesso ha spiegato: « stiamo portando l’azienda a una rivoluzione non piccola, perché in questo momento su un tiraggio di 250.000 bottiglie, 90 mila sono di spumante, e arriveremo – fra tre o quattro anni – anche a metà della nostra produzione di spumante. Mi sono innamorato delle bollicine facendo alcuni viaggi in Francia.. [–]..Ho 68 anni e parlando di vino, ho attraversato delle rivoluzioni nel senso che ho visto sparire pian piano il consumo dei vini dolci, dal verduzzo al picolit. Da noi, fra tre anni il Verduzzo verrà eliminato dall’azienda , anche perché sono un po’ di anni che non riesco a bere un vino dolce che mi “ impasta la bocca”..[..].. quindi il crollo del consumo attraverso un cambio non generazionale, ma un cambio di uso e costume in stile di vita e questo è stato sopperito dallo spumante”.
Paolo Rodaro paragona lo spumante ad un acquerello! Rispetto all’olio e ad altri tipi di pittura in realtà l’acquerello non ti permette correzioni, devi avere padronanza nella pennellata e quella che è, se sbagliata, rimane sbagliata e non può essere coperta e corretta.
Evviva le bollicine!
di Daniela Paties Montagner
immagine in evidenza: I coniugi Lara e Paolo Rodaro, sulla parete di sfondo gli affreschi di Giuseppe Meneghini, foto di Daniela Paties Montagner
















