Si è conclusa a Rieti la 15ª edizione della Fiera Mondiale Campionaria del Peperoncino, un appuntamento che dal 28 agosto al 6 settembre 2026 ha riportato nel cuore della città reatina migliaia di visitatori, produttori, chef, ricercatori, istituzioni e delegazioni provenienti da diversi Paesi. Dieci giorni di festa, incontri e degustazioni che hanno trasformato le piazze e le vie del centro storico in un grande palcoscenico dedicato al peperoncino e, più in generale, alle eccellenze gastronomiche italiane e internazionali. E, come accade ormai ogni anno, la Fiera è stata anche una buona occasione per tornare a Rieti, una città che sa conquistare con discrezione. Arte, cultura, tradizioni e buona cucina convivono in un territorio che merita di essere scoperto senza fretta.
La Fiera Mondiale Campionaria del Peperoncino di Rieti è stata organizzata dall’associazione Rieti Cuore Piccante, in collaborazione con l’Accademia Italiana del Peperoncino e con altri partner istituzionali e territoriali. Anno dopo anno, quella che potrebbe sembrare semplicemente una manifestazione dedicata a un ingrediente della cucina mediterranea è diventata qualcosa di molto più grande. Il peperoncino è infatti il punto di partenza di un racconto che coinvolge agricoltura, biodiversità, gastronomia, ricerca, tradizioni locali e cultura internazionale.
La manifestazione rappresenta ormai una vetrina importante per Rieti e per il Lazio, ma anche per l’intera filiera agroalimentare italiana. La città non si limita a ospitare un evento: attraverso il peperoncino racconta se stessa. Le sue tradizioni, la sua cucina, il suo territorio e quella dimensione umana che spesso è ciò che rimane più impresso dopo una visita. Il peperoncino è diventato così un piccolo ambasciatore di una realtà molto più ampia. Un prodotto dalle radici profondamente legate alla terra che, grazie alla Fiera, ha assunto una dimensione internazionale.
Naturalmente, visitare una manifestazione dedicata al peperoncino senza lasciarsi tentare dalla cucina sarebbe quasi impossibile. E così, anche questa volta, la Fiera ci ha portato a scoprire un luogo dove il peperoncino non è soltanto un ingrediente, ma parte integrante di una tradizione gastronomica. Alle pendici del monte Terminillo abbiamo fatto tappa al ristorante Valentino, dove abbiamo avuto l’occasione di assaggiare un piatto tipico della tradizione reatina e sabina: le “fregnacce alla sabinese“. Si tratta di un primo piatto rustico, genuino e decisamente saporito, preparato con una pasta simile ai maltagliati e condita con un sugo a base di pomodoro, funghi e olive, completato da una piacevole nota piccante. Un piatto che non ha bisogno di effetti speciali. È cucina di territorio, quella che racconta la storia di una zona attraverso ingredienti semplici e sapori ben riconoscibili. A raccontarcelo è stata la signora Michelina, storica proprietaria del ristorante, che da oltre cinquant’anni porta avanti una cucina basata sulle materie prime locali. Tra queste non poteva mancare il peperoncino sabino, una varietà caratterizzata da buccia sottile e polpa spessa, profumata e saporita, con una piccantezza presente ma equilibrata. Ed è proprio qui che il viaggio iniziato alla Fiera trova il suo naturale punto d’arrivo: dalla mostra alla tavola, dalla biodiversità del Capsicum alla cucina quotidiana.
Una curiosità che spesso passa inosservata riguarda proprio la natura botanica del peperoncino. Siamo abituati a considerarlo un ortaggio, oppure una spezia quando lo utilizziamo essiccato o macinato. In realtà, dal punto di vista botanico, il peperoncino è un frutto, perché si sviluppa dal fiore della pianta e contiene al suo interno i semi. Il suo gusto non zuccherino e il suo impiego soprattutto nelle preparazioni salate hanno però fatto sì che, nell’uso comune, venisse associato agli ortaggi e alle spezie. Una piccola curiosità che, in fondo, racconta bene lo spirito della Fiera di Rieti: dietro qualcosa che pensiamo di conoscere possono nascondersi sempre nuove storie da scoprire.
Anche questa edizione si è conclusa lasciando ancora una volta un’immagine positiva di Rieti e del suo territorio. Il successo della manifestazione non sta soltanto nei numeri, ma nell’abilità di creare un legame tra chi arriva e chi vive il territorio, tra tradizioni locali e culture lontane, tra prodotti della terra e nuove forme di conoscenza. Il peperoncino, con la sua capacità di dare carattere anche al piatto più semplice, sembra quasi diventare una metafora perfetta di questa manifestazione. Piccolo, intenso, capace di farsi ricordare. E se la Fiera rappresenta la dimensione internazionale del peperoncino, le “fregnacce alla sabinese” assaggiate alle pendici del Terminillo ci hanno ricordato da dove partire: dalla cucina casareccia, dalle materie prime locali e da quelle ricette che continuano a vivere perché qualcuno, ogni giorno, sceglie ancora di prepararle. È forse questa la cosa più bella che ci portiamo a casa da Rieti: la consapevolezza che per raccontare un territorio non servono necessariamente grandi discorsi. A volte bastano una piazza piena di persone, il profumo del peperoncino e un buon piatto della tradizione.
Agostino Fraccascia


















