Dove sono finiti i grandi scrittori e le grandi scrittrici del nostro Meridione? Chiunque ami la letteratura, prima o poi finisce per farsi questa domanda sfogliando un qualsiasi manuale scolastico. La risposta, purtroppo, è quasi sempre la stessa: non ci sono o se compaiono, occupano trafiletti di poche righe, relegati a parentesi regionali o “scuole minori”, oscurati da una storiografia letteraria che per tutto il Novecento ha preferito guardare altrove.
È proprio per colmare questa voragine culturale che arriva in libreria e negli store online “Sulle sponde della Magna Grecia – Il Novecento di Spagnoletti, Carrieri, Grisi e gli altri“, opera pubblicata da Solfanelli Editore e curata da Rosaria Scialpi, con i contributi critici della stessa Scialpi, di Pierfranco Bruni, Micol Bruni e Marilena Cavallo.
Definirlo un semplice saggio sarebbe riduttivo. Questo volume è un vero e proprio anti-manuale: una mappa viva, viscerale e rigorosa che restituisce al Sud la centralità che merita nel dibattito culturale italiano e mediterraneo. Un manuale tradizionale tende a selezionare, ordinare, fissare una gerarchia. Questo libro prova invece a riaprire il campo, recuperando voci che quella gerarchia ha lasciato in secondo piano. Non si tratta semplicemente di aggiungere qualche nome a un elenco di autori già conosciuti. L’ambizione è più ampia: cambiare il punto di osservazione sul Novecento italiano, partendo dal Mediterraneo e dal Mezzogiorno.
La Magna Grecia diventa così una prospettiva dalla quale osservare la letteratura italiana, non un capitolo periferico da affrontare quando tutto il resto è già stato raccontato. È forse questo l’aspetto più interessante del progetto: la volontà di mettere in discussione una narrazione letteraria troppo spesso costruita intorno a pochi grandi centri culturali.
Il punto di partenza è geografico, ma il viaggio diventa presto qualcosa di molto diverso. Puglia, Calabria, Basilicata, Sicilia, Sardegna, Campania e Abruzzo compongono una geografia vasta, attraversata dal Mediterraneo e dalle sue stratificazioni. Ma in “Sulle sponde della Magna Grecia” la geografia non è soltanto quella delle mappe, è quella dell’anima, fatta di memoria, appartenenza, paesaggi, lingue, miti e identità.
La Magna Grecia viene così riletta, non soltanto come territorio archeologico, ma come modello culturale capace di mettere in relazione il mondo greco e quello romano, l’Oriente e l’Occidente, la classicità e la contemporaneità. Il mare diventa il grande elemento di connessione, è sulle sue rive che si muovono i poeti, portando con sé memorie e linguaggi diversi. La letteratura mediterranea diventa così uno strumento per comprendere non soltanto il passato, ma anche il modo in cui il Mezzogiorno continua a percepire se stesso.
Il volume mette insieme una costellazione di autori molto ampia, come Spagnoletti, Carrieri e Francesco Grisi, figura particolarmente importante nell’economia del progetto, ma anche Pavese, Alvaro, Scotellaro, Sinisgalli, Levi, Pasolini, Tomasi di Lampedusa, Morante, Serao e Deledda. E non manca uno sguardo su figure che sfuggono alle consuete classificazioni. La letteratura dialoga con il teatro, il giornalismo, la pittura e il cinema. Entrano nel percorso Eduardo De Filippo, Matilde Serao e Rodolfo Valentino, osservato non soltanto come divo del cinema, ma anche attraverso una dimensione poetica meno conosciuta, è proprio questa apertura a rendere il libro qualcosa di più di un tradizionale saggio letterario. L’intento è far dialogare i diversi saperi per restituire un’immagine più complessa del Novecento e delle sue tante anime.
“Sulle sponde della Magna Grecia” non nasce a tavolino. È il coronamento di un lungo e coerente percorso di ricerca iniziato nel 2004 con l’antologia “Da una sponda all’altra” e proseguito negli anni con tappe fondamentali come “I poeti mediterranei in piazza” (2008) e “Il Novecento della poesia tra mare e terra“. Rosaria Scialpi, Marilena Cavallo, Micol Bruni e Pierfranco Bruni hanno costruito nel tempo un vero progetto educativo, portando questi autori nelle scuole, tra i giovani e nelle piazze. Perché la poesia non è un pezzo da museo, ma un bene culturale immateriale, una materia viva capace di stimolare il pensiero critico.
Il saggio verrà presentato in anteprima nazionale durante il festival Noxoslegge. Inoltre, diversi spunti dell’opera verranno approfonditi durante la rassegna “Le vie dell’acqua. Lungo il Triglio“, in programma a Statte (TA) dal 23 al 25 settembre 2026 con il patrocinio del Comune. Tre serate speciali incentrate su mito locale, storia, folclore e sulle parole degli scrittori del Novecento.
In un’epoca di fruizione rapida, frammentata e spesso superficiale dei contenuti sul web, questo saggio invita a rallentare e a rimettersi in cammino. Ci ricorda che le “culture sommerse” del Mezzogiorno non sono una reliquia nostalgica, ma una chiave di lettura indispensabile per comprendere il presente e costruire il futuro. Come scriveva Grisi: “In ogni geografia ho lasciato la mia Magna Grecia“. Questo libro dimostra che la Magna Grecia non è qualcosa che sta alle nostre spalle: è viva, vibrante e risuona dentro di noi.
Eleonora Francescucci
















