Si è spenta recentemente Mary de Rachewiltz, poetessa, saggista e traduttrice, figura appartata ma centrale nella memoria letteraria del Novecento. Aveva da poco superato il secolo di vita, portando con sé un’esperienza umana e culturale rara, segnata dalla vicinanza ai grandi nodi della poesia moderna e da una voce personale, sobria e tenace.
Nata a Bressanone il 9 luglio 1925, Mary de Rachewiltz era figlia del poeta Ezra Pound e della violinista Olga Rudge. La sua infanzia trascorse in Alto Adige, in un contesto lontano dai riflettori, e proprio quella formazione severa e concreta contribuì a darle un carattere indipendente, insieme a una sensibilità capace di attraversare lingue, culture e tradizioni diverse.
Nel corso della sua vita Mary de Rachewiltz ha rappresentato molto più che una semplice erede di un grande nome. È stata infatti una protagonista autonoma della cultura letteraria, capace di affiancare al lavoro di custodia dell’opera paterna una propria attività poetica e saggistica. La sua esistenza si è svolta in equilibrio fra memoria, studio e scrittura, senza mai cedere alla retorica o all’ombra ingombrante della fama altrui.
Il suo contributo più noto resta la traduzione in italiano dei Cantos di Ezra Pound, un’impresa di grande impegno linguistico e intellettuale, frutto di un lungo rapporto di studio e di confronto con l’opera del padre. Ma Mary de Rachewiltz ha lasciato anche una produzione originale di valore, nella quale la poesia si unisce spesso al ricordo, all’osservazione interiore e alla riflessione sul tempo.
Tra le sue opere principali si ricordano Maschere tirolesi (1957), Il diapason (1965), Di riflesso (1966), Discrezioni. Storia di un’educazione (1973), Processo in verso (1973), Gocce che contano (1994), Polittico. Poesie 1985-1995 (1996), Whose World? Selected Poems (1998), For the Wrong Reason (2002), Canzoniere (2004) e Ho cercato di scrivere Paradiso (2018). Accanto a queste va ricordata la sua attività di traduttrice, soprattutto dell’opera poundiana, che contribuì in modo decisivo a far conoscere al pubblico italiano.
Sul piano familiare, Mary de Rachewiltz era dunque figlia di Ezra Pound e Olga Rudge. Nel 1946 sposò l’egittologo Boris de Rachewiltz, con il quale ebbe due figli, Sigifredo Walter e Patrizia. La sua vita rimase profondamente legata al castello di Brunnenburg, presso Merano, luogo divenuto negli anni punto di riferimento per studiosi, artisti e lettori interessati all’opera di Pound e, più in generale, a una certa idea di civiltà letteraria.
Con la scomparsa di Mary de Rachewiltz se ne va una testimone preziosa del secolo scorso, ma resta la lezione di una donna che ha saputo trasformare una vicenda familiare straordinaria in un percorso personale di rigore, intelligenza e poesia. Il suo ricordo rimane affidato non solo alla memoria di chi l’ha conosciuta, ma soprattutto alle sue pagine, alla sua voce discreta e alla fedeltà con cui ha custodito la letteratura come forma di vita.

















