Si è svolto recentemente a Roma un seminario di grande rilevanza dedicato al Beijing Kunlun Gong, una delle pratiche energetiche e marziali più raffinate della tradizione pechinese, ancora oggi avvolta da un’aura di profondità tecnica e ricerca interiore. L’incontro, che ha attirato praticanti e insegnanti provenienti da diverse scuole italiane, è stato guidato dal sinologo e maestro Enrico Beltrotti, da decenni impegnato nello studio delle arti interne cinesi e nella tutela delle loro forme più genuine, lontane dalle semplificazioni moderne.
Beltrotti, forte di un background accademico e marziale raro nel panorama italiano, ha introdotto i partecipanti non soltanto alla tecnica, ma all’intera dimensione culturale che sostiene il metodo. Per molti dei presenti è stata l’occasione di avvicinarsi a un sistema antico, stratificato e sorprendentemente attuale, capace di offrire strumenti di consapevolezza corporea e marziale ancora oggi di grande efficacia.
Durante il seminario il maestro ha chiarito un punto fondamentale e spesso misconosciuto: ciò che in tempi recenti viene presentato con il nome di Beijing Kunlun Gong-fu coincide, nella sua sostanza, con il tradizionale Mei Hua Zhuang, conosciuto anche come Mei Hua Quan. Questo cambiamento terminologico, come spiegato da Beltrotti, nasce dalla volontà dei Gran Maestri Wei Wei e Zuo Xianzong, figure cardine nel panorama delle Arti Marziali Cinesi contemporanee. I due, profondamente legati alla tradizione e al tempo stesso esperti innovatori, hanno contribuito in maniera decisiva all’evoluzione del sistema, integrando al nucleo storico del Mei Hua Zhuang elementi come il Tui Shou (push hands) e diverse applicazioni marziali, rafforzandone così la coerenza interna e rendendolo più rispondente a una visione completa dell’arte guerriera.
Questo processo evolutivo non rappresenta un allontanamento dalla tradizione, bensì una fioritura naturale del metodo. La disciplina ha così acquisito la capacità di mostrare pienamente il proprio “respiro marziale”: un alternarsi vivo e continuo di qualità morbide e dure, tensioni e rilasci, precisione e fluidità. Tecniche come il Wu Hua Pao ne incarnano l’essenza: un gesto dinamico in cui la forza interna si manifesta senza rigidità, e la morbidezza non rinuncia alla potenza. Beltrotti ha sottolineato come questa dualità non sia un artificio moderno, ma la chiave profonda che da secoli caratterizza il metodo pechinese.
Oltre agli aspetti teorici e storici, il seminario ha offerto ai partecipanti la possibilità di praticare direttamente le fondamenta del sistema: sequenze codificate, esercizi di radicamento, metodologie di percezione interna e ascolto del movimento dell’altro. Grazie a un lavoro attento e progressivo, Beltrotti ha guidato i presenti verso la comprensione dei principi energetici che governano il Kunlun/Mei Hua, dimostrando come questa tradizione si fondi su un linguaggio corporeo ricco e strutturato, capace di educare alla sensibilità tanto quanto alla stabilità e alla potenza.
Altrettanto significativo è emerso essere il crescente interesse per la disciplina in Italia. Diversi maestri presenti hanno manifestato la volontà di approfondire integralmente il metodo, con l’intenzione di riportarlo nelle loro città e inserirlo all’interno dei percorsi formativi delle proprie scuole. Un segnale di come il sistema possa generare nuovi poli di studio e pratica sul territorio nazionale, contribuendo alla creazione di una comunità più ampia e consapevole.
Molti partecipanti hanno evidenziato come questo incontro abbia rappresentato una rara occasione per confrontarsi con una tradizione marziale in cui tecnica, filosofia e ricerca interiore sono indissolubilmente legate. Il contributo di Beltrotti – unendo rigore accademico, esperienza diretta e capacità divulgativa – ha trasformato il seminario in un momento di vero scambio culturale: un ponte tra la Cina delle dinastie passate e il praticante contemporaneo in cerca di un’arte che parli alla totalità della persona.
Il seminario romano si è così rivelato ben più di un’introduzione formale: è stato un luogo di incontro e riflessione, un invito a entrare con maggiore profondità nel patrimonio del Mei Hua Zhuang/Kunlun Gong e una tappa significativa nella diffusione delle arti interne pechinesi in Italia. L’evento ha confermato come, quando trasmesse con rigore, sensibilità e rispetto della loro identità, queste tradizioni continuino a esercitare un fascino vivo e potente, capace di risuonare anche nel praticante moderno e nelle sue esigenze di equilibrio, consapevolezza e autenticità.





















