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Meloni celebra record governo a Bari e lancia la sfida: “Il meglio deve ancora venire”

L'esecutivo è diventato il più longevo della storia. La presidente del Consiglio: "L'Italia ora viene presa sul serio, non mollo"

Robert Von Sachsen Bellony by Robert Von Sachsen Bellony
5 Settembre 2026
in Politica
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Meloni celebra record governo a Bari e lancia la sfida: “Il meglio deve ancora venire”
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ADN KRONOS/

Sono “i migliori anni”, ma “il meglio deve ancora venire”. Un po’ Renato Zero, un po’ Ligabue: non a caso sono due delle canzoni scelte per la folta playlist dell’evento con cui Fratelli d’Italia celebra, al Porto di Bari, il record di longevità dell’esecutivo. 1.413 giorni che issano il governo Meloni sul gradino più alto del podio, superando Silvio Berlusconi – un “gigante”, lo definisce Matteo Salvini nel suo intervento in video-collegamento, al fianco del fondatore della Lega Umberto Bossi.

La festa è di Fdi e del governo, e sono soprattutto i militanti meloniani – cappellino bianco, spilletta “Io c’ero” – a fare la parte del leone tra il pubblico. Le presenze, secondo fonti dell’organizzazione, si aggirano intorno alle 10mila persone. Ma la scena, tutta, se la prende Giorgia Meloni, che dal palco non nasconde l’emozione. Prima di lei era salito Raffaele Fitto, vicepresidente della Commissione Ue, seguito dal leader di Noi Moderati Maurizio Lupi e dalle immagini in diretta ‘a singhiozzo’ dei due vicepremier assenti, Matteo Salvini e Antonio Tajani, alle prese con alcuni problemi tecnici. Il tutto sotto un caldo afoso, con il mare del porto di Bari sullo sfondo.

E proprio dalla stabilità parte Meloni, trasformando il record appena conquistato nella prima e più importante delle rivendicazioni. “La stabilità è la prima grande riforma che abbiamo regalato a questa nazione“, scandisce. Una stabilità che, nella sua lettura, ha restituito all’Italia credibilità e peso nei consessi internazionali: “Oggi, quando l’Italia siede al tavolo, tutti sanno che con quell’interlocutore bisognerà fare i conti ancora a lungo”. E il risultato, insiste, è che “la nostra nazione viene presa molto sul serio e quando vieni preso sul serio, beh, puoi permetterti di dire di no”.

Il bilancio e la legge elettorale

Non è però un traguardo che Meloni vuole legare soltanto alla propria maggioranza. “Sono conquiste che vogliamo lasciare agli italiani, indipendentemente da chi vincerà le prossime elezioni”, dice, legando il tema della stabilità alla legge elettorale. L’obiettivo è consentire ai cittadini di scegliere “la coalizione, il programma, il candidato premier da proporre al Capo dello Stato” e fare in modo che “chiunque vinca abbia i numeri per governare cinque anni“. La conseguenza, nella sua narrazione, è una sola: “Niente ribaltoni”, niente accordi di Palazzo dopo il voto.

Poi il bilancio, lungo e dettagliato, dei quattro anni. Meloni non nasconde che “su alcune materie la discontinuità che gli italiani chiedevano ancora non si vede come dovrebbe” e che “su altre le risposte non arrivano velocemente come dovrebbero o forse non bastano”. Ma rivendica la volontà di andare avanti: “Sbagliamo come tutti”, ammette, mentre il compito che si è dato il governo è quello di “scardinare incrostazioni di potere che sono vecchie di decenni”, ricostruire “sul merito una macchina pubblica” e convincere “una nazione rassegnata che vale la pena tornare a crederci”.

Da qui anche l’appello alla propria classe dirigente: “dobbiamo fare di più, dobbiamo farlo meglio“. Un’esortazione che Meloni accompagna con una sfida politica agli avversari: “ci sono stati giorni in cui mi è sembrato di nuotare dentro la colla, però non ho mollato mai e non intendo farlo adesso”. E ancora, rivolgendosi all’opposizione: “mettetevi comodi… non avete capito con chi avevate a che fare”.

Dalle crisi internazionali all’economia

Una difesa della stabilità che passa anche dalla lunga lista delle emergenze affrontate in questi anni: dalla guerra in Ucraina al 7 ottobre, da Gaza al caos in Medio Oriente, dalle guerre in Iran al Niger e al Sudan, fino ai dazi americani, a Hormuz e al caro carburanti. Senza dimenticare, sul fronte interno, calamità naturali, terrorismo, baby gang e trafficanti di esseri umani. “Non è mancato niente“, ironizza Meloni. E proprio per questo, sostiene, “la stabilità per l’Italia non è stata un vezzo, la stabilità è stata uno scudo”.

Il cuore del bilancio è però il lavoro. Meloni rivendica la crescita dell’occupazione e soprattutto “dall’inizio della legislatura i contratti a tempo indeterminato sono cresciuti di oltre un milione e trecentomila e i contratti precari sono diminuiti”. È il dato, dice, “del quale io vado più fiera”, perché dietro un contratto stabile ci sono la possibilità di pagare un affitto, accendere un mutuo, costruire una famiglia e immaginare il futuro.

Nel bilancio entrano quindi salari, fisco e imprese. Meloni rivendica il taglio del cuneo fiscale, la riforma dell’Irpef e gli interventi sui premi di produttività, mentre ammette che “gli stipendi in Italia sono ancora troppo bassi, ragione per cui intendiamo perseverare”. Sul fronte delle imprese cita la riforma fiscale, i provvedimenti per chi assume e investe e il lavoro sui dossier industriali, dall’ex Alitalia a Tim e Mps, fino all’ex Ilva, tema particolarmente sensibile proprio in Puglia. “Il nostro obiettivo è tutelare la salute pubblica ma anche preservare un patrimonio industriale che è importante per la Puglia e per la nazione”, dice.

Sul Pnrr ribalta poi le previsioni della vigilia: “Non solo non abbiamo perso un euro, ma abbiamo adeguato il Pnrr ai bisogni reali di questa nazione” e l’Italia, afferma, è diventata “la prima nazione in Europa sulla spesa del Pnrr”.

Dal mezzogiorno all’energia

Il palco di Bari offre quindi a Meloni l’occasione per trasformare il bilancio del governo in una promessa sul Mezzogiorno. La Zes unica è il modello da estendere al resto d’Italia, mentre i dati citati sul Sud sono quelli di una crescita del Pil e dell’occupazione superiore alla media nazionale e di un export del Mezzogiorno e delle isole cresciuto di oltre il 13% nei primi tre mesi dell’anno. Ma il vero obiettivo è fermare l’emorragia dei giovani: “fare del Sud il posto dove si arriva o dove si torna e non quello da cui si parte“.

Famiglia e natalità sono l’altro grande capitolo sociale. Congedi parentali, assegno unico, bonus mamme, bonus nido, contributo di benvenuto per i nuovi nati e interventi sull’Isee vengono elencati come tasselli di una strategia che ha l’obiettivo di contrastare il declino demografico. E nel capitolo casa trova spazio anche il Piano Casa, con l’obiettivo di realizzare 100mila alloggi in dieci anni a prezzi calmierati.

Altro pilastro è l’energia. Dopo aver rivendicato oltre 60 miliardi stanziati per difendere famiglie e imprese dal caro energia e il taglio delle accise, Meloni guarda alla produzione nazionale: “adesso vogliamo che l’energia che serve all’Italia si produca il più possibile in Italia”. Ma sul fronte dei carburanti chiarisce anche quale sarà la linea del governo per le prossime misure: niente nuovi tagli indiscriminati delle accise, bensì interventi mirati a sostegno delle fasce di reddito che hanno maggiormente bisogno.

Da qui la scelta di “riaprire la strada del nucleare” dopo quarant’anni e di aumentare “la quota di petrolio che si può estrarre nei nostri mari”. La transizione, chiarisce, non deve “impoverire le famiglie” né “chiudere le fabbriche”, ma significare “autonomia, innovazione, neutralità tecnologica”.

Immigrazione e sicurezza

Sul fronte dell’immigrazione, la premier rivendica un cambio di paradigma. Cita il calo degli arrivi irregolari e soprattutto il fatto che alcune delle posizioni sostenute dall’Italia siano diventate parte della politica europea: “Trafficanti, procedure di asilo più stringenti, rimpatri più rapidi, una lista europea di Paesi sicuri, accordi con i Paesi di origine e transito, la possibilità di aprire centri per i rimpatri fuori dall’Unione, cioè esattamente quello che noi abbiamo fatto in Albania”. La sintesi politica è affidata a una frase: “Ci hanno chiamato estremisti per anni e poi hanno copiato tutto”.

E dall’immigrazione il discorso scivola sulla sicurezza. “In Italia c’è una legge sola ed è la legge italiana“, dice Meloni, rivendicando il contrasto al fondamentalismo e ribadendo che “la libertà delle donne in Italia non è negoziabile”. Nel passaggio sul femminicidio, senza citare direttamente Roberto Vannacci, la premier marca però una distanza netta da chi ne mette in discussione l’esistenza: “il femminicidio esiste“. Poi il capitolo forze dell’ordine, carceri, criminalità giovanile, occupazioni abusive e mafia, con l’ergastolo ostativo e la stretta sui boss.

È però sulla sicurezza che arriva anche un’ammissione: c’è ancora da fare di più. Meloni riconosce che il governo deve continuare a lavorare, ma assicura di aver dato tutto e di essere determinata a proseguire. La sicurezza diventa infine anche difesa nazionale, con uno dei passaggi più netti dell’intervento: “La sicurezza nazionale non è l’alternativa alla libertà. È la condizione, la precondizione perché la libertà esista”.

Riforme, attacco all’opposizione e il futuro

Nel finale, Meloni torna a difendersi dall’accusa di non aver prodotto riforme. Ne elenca una lunga serie, dalla riforma fiscale al Codice degli appalti, dalle politiche di coesione alla Corte dei conti, dal Codice della strada alla maturità, fino all’accesso a Medicina e al tax credit per il cinema. E ammette l'”occasione persa” della riforma della giustizia dopo il voto degli italiani, promettendo però di continuare a lavorare.

Ma è soprattutto l’opposizione a occupare l’ultima parte del discorso, con gli attacchi alla sinistra, al Pd e alla sua difficoltà nel costruire un’alternativa. “Perché ‘mandiamo a casa la Meloni’ non mi sembra un programma particolarmente articolato”, ironizza. E davanti al clima politico che prevede per i prossimi mesi, accusa gli avversari di trasformare ogni giorno una nuova questione in un’emergenza: “Questo non è fare opposizione, questo è tifare contro la propria nazione“.

La sfida è già proiettata al 2027. “Il governo durerà fino alla fine della legislatura“, assicura il capo dell’organizzazione Fdi Giovanni Donzelli. Per Meloni, però, il record non è un punto d’arrivo: “Quando tra qualche decennio qualcuno racconterà questi anni, a me non interessa che si dica che noi siamo stati il governo che è durato di più”. L’ambizione è che si racconti “che c’è stato un momento in cui questa nazione ha smesso di rassegnarsi”. E la generazione chiamata a farlo, conclude, “siete voi”. La sfida a Schlein e Conte è lanciata.

Robert Von Sachsen Bellony

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