Nell’estate del 2025, Rimini si prepara ad accogliere il XLVI Meeting per l’amicizia tra i popoli, un appuntamento che da quasi cinquant’anni si distingue come un faro di dialogo, cultura e spiritualità.
Quest’anno, il tema scelto risuona come un invito profetico: «Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi».
Un’espressione che, nella sua essenza, racchiude una visione audace e carica di speranza, come sottolineato nel messaggio del Santo Padre Leone XIV, firmato dal Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin.
Il deserto, nella tradizione biblica, non è solo un luogo di desolazione e abbandono, ma uno spazio di trasformazione e rinascita. È nel deserto che il popolo di Israele ha scoperto la propria identità, scegliendo la libertà attraverso le asperità del cammino. È nel deserto che i profeti hanno trovato la voce per annunciare un nuovo inizio. E oggi, in un mondo spesso segnato da divisioni, conflitti e sfiducia, il deserto diventa metafora di un futuro possibile, costruito con mattoni nuovi, frutto di dialogo, accoglienza e impegno concreto.
Papa Leone XIV, nel suo messaggio, non si limita a esortare i partecipanti al Meeting, ma traccia una via precisa per il presente e il futuro. La speranza, afferma il Pontefice, non delude. È una forza che trasforma i deserti in giardini, che ridona vita a ciò che sembrava perduto. E il Meeting di Rimini, con le sue mostre, i suoi dialoghi e le sue testimonianze, si propone come un laboratorio di questa speranza. Una delle mostre più significative è dedicata ai martiri di Algeria, figure luminose che hanno abitato il deserto della violenza e dell’odio con una presenza disarmante, offrendo la propria vita in nome dell’amore e del dialogo.
Il Santo Padre invita a superare i muri della diffidenza, a costruire ponti tra le religioni e le culture, a praticare un “dialogo della vita” che non si esaurisce in sterili confronti ideologici, ma si traduce in gesti concreti di accoglienza e solidarietà. In un’epoca in cui le istituzioni statali e internazionali sembrano spesso incapaci di far prevalere il diritto e la pace, spetta alle comunità religiose e alla società civile osare la profezia, diventare “case della pace” dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, a praticare la giustizia e a custodire il perdono.
La rivoluzione digitale, che rischia di accentuare discriminazioni e conflitti, deve essere abitata con creatività e saggezza, trasformandosi in un’opportunità per costruire un futuro più equo e sostenibile. E in questo contesto, la presenza dei cristiani nelle società contemporanee deve tradursi in un impegno competente e immaginativo, capace di proporre forme di sviluppo alternative alle vie di crescita senza equità e sostenibilità. Una fede che si estranea dalla desertificazione del mondo, che tollera l’ingiustizia e l’indifferenza, non sarebbe più sequela di Gesù Cristo.
Papa Leone XIV invoca l’intercessione della Beata Vergine Maria, Stella del mattino, affinché sostenga l’impegno di ciascuno in comunione con i Pastori e le comunità ecclesiali. «Se insieme obbediremo allo Spirito Santo – afferma il Pontefice – le sfide che l’umanità ha di fronte saranno meno spaventose, il futuro sarà meno buio, il discernimento meno difficile». Un appello che risuona come una chiamata alla responsabilità, all’unità e all’azione, in un momento storico in cui il mondo ha più che mai bisogno di speranza e di mattoni nuovi.
Il Meeting di Rimini 2025 si presenta così come un’occasione unica per riflettere, dialogare e agire, per costruire insieme un futuro in cui la speranza non sia un’utopia, ma una realtà tangibile. Un futuro in cui i deserti, trasformati in giardini, diventano il simbolo di una umanità riconciliata, capace di accogliere l’altro e di vivere nella pace. Un futuro che, come ricorda il Santo Padre, è già nelle mani di Dio, ma che si dischiude solo accogliendoci l’un l’altro.
Il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, emerge come una figura chiave nel messaggio di Papa Leone XIV. Con la sua saggezza e il suo impegno instancabile, Parolin ha saputo tradurre in parole e azioni concrete la visione del Pontefice. La sua firma sul messaggio non è solo un atto formale, ma un sigillo di autorevolezza e di profonda sintonia con le istanze del Meeting. Parolin, da sempre attento alle dinamiche globali e alle sfide del dialogo interreligioso, rappresenta un punto di riferimento per la Chiesa e per il mondo. La sua presenza, sia fisica che spirituale, è un segno di speranza e di continuità nel cammino verso un futuro di pace e riconciliazione.
RVSCB



















