Nella penombra dorata della chiesa della Domus Mariae a Roma, dove l’odore dell’incenso si mescola al respiro sommesso dei fedeli, le reliquie di san Pier Giorgio Frassati — frammenti di una santità tangibile — sembrano pulsare di una luce antica eppure urgente.
A presiedere la Messa, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha tracciato un ponte tra l’eredità del giovane torinese e le sfide di un’epoca sospesa tra algoritmi e post-verità.
Un messaggio che risuona come un monito e una bussola: in un mondo sempre più evanescente, la radicalità cristiana è l’unico antidoto alla deriva.
Parolin, con la sobria eleganza che lo contraddistingue, ha dipinto Frassati non come un’icona da vetrina, ma come un “terremoto spirituale”.
Mentre fuori dalla chiesa il traffico di Roma ruggisce e gli schermi degli smartphone lampeggiano di notifiche effimere, le sue parole hanno scavato un solco profondo: «La sua vita — preghiera, azione, sacrificio — è un programma esistenziale che squarcia le nebbie del relativismo».
Un richiamo potente, soprattutto per i giovani nati nell’era del metaverso, dove ogni certezza sembra dissolversi in pixel.
Il porporato ha evocato l’immagine di Giovanni Battista — «Ecco l’Agnello di Dio» — per sottolineare come Cristo, attraverso testimoni come Frassati, continui a incarnarsi nella storia. «La salvezza non annulla la libertà, ma la trasfigura», ha spiegato, in un passaggio dell’omelia che riecheggia le inquietudini di un’umanità in cerca di ancoraggi.
Non a caso, ha citato le parole commosse del socialista Filippo Turati dopo la morte del santo: «Ciò che si legge di lui è così nuovo e insolito da riempire di stupore anche chi non condivide la sua fede».
La collocazione del reliquiario — opera di suor Maria Agar Loche ispirata al motto Verso l’alto — non è un mero esercizio devozionale. In tempi di cancel culture e iconoclastie digitali, esporre un frammento della tonaca di Frassati assume il valore di un manifesto: la santità non è astrazione, ma carne che brucia, scelte che lasciano cicatrici. Quel reliquiario, con le sue linee ascensionali, sembra sfidare le architetture liquide del nostro tempo, proclamando che la verticalità dello spirito sopravvive alla piatta orizzontalità degli algoritmi.
Il cuore del discorso di Parolin ha toccato il nervo scoperto della modernità: la tirannia del diritto del più forte.
Di fronte a un sistema globale che idolatra la competizione, Frassati incarna la “rivoluzione mite” del Vangelo: servire, non essere serviti. «La sua logica — ha osservato il cardinale — sana le relazioni umane, sostituendo alla legge del dominio quella della donazione».
Una provocazione bruciante in un’Italia dove il 37% dei giovani (dati Istat 2025) dichiara di sentirsi “escluso dalla corsa al successo”.
A margine della celebrazione, Parolin ha lanciato un accorato appello per l’Iran, definendo la situazione «una tragedia infinita».
Ma è sulla figura di Frassati che ha costruito la sua profezia: «In lui vediamo che la santità non è fuga dal mondo, ma immersione nelle sue piaghe».
Un concetto ribadito da Leone XIV nella canonizzazione del 2025, quando definì il giovane torinese e Carlo Acutis «esploratori delle periferie esistenziali».
Mentre il sole calava sui tetti di Roma, illuminando il reliquiario come un faro, una domanda è rimasta sospesa: in un’epoca che ha smarrito il culto dell’eterno, Frassati — morto a 24 anni nel 1925 — può ancora insegnare a vivere? La risposta è nelle folle che continuano a sciamare verso le sue spoglie, cercando non un talismano, ma una testimonianza: che la fede non è rifugio, ma fuoco.
E che persino un frammento di stoffa, se intriso di Vangelo, può accendere rivoluzioni.
Parolin ha concluso con un’immagine poetica: «Frassati ci ricorda che ogni deserto — anche quello digitale — può fiorire di cactus, piante spinose che custodiscono acqua purissima».
Una metafora che è anche un programma: nella crisi climatica dello spirito contemporaneo, solo radici profonde — quelle della preghiera, della carità ostinata — garantiscono sopravvivenza.
Mentre i fedeli uscivano nella notte romana, qualcuno ha sussurrato: «È possibile, oggi, essere così?». La risposta è nel silenzio eloquente delle reliquie: Frassati non chiede di essere imitato, ma di essere sfida. Perché in un mondo che idolatra il virtuale, la santità resta l’unica realtà aumentata che non tradisce.
RVSCB



















