Sotto il cielo terso di un inverno mediterraneo, un aereo atterra all’aeroporto di Luqa, portando con sé non solo un alto prelato, ma il peso simbolico di sei decenni di storia.
Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, posa il piede su Malta in una visita che è molto più di una formale commemorazione.
È il gesto conclusivo, solenne e carico di significato, per il sessantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra la piccola, fiera Repubblica maltese e l’imponente Santa Sede.
Un anniversario che non si misura solo in anni, ma nella paziente tessitura di un dialogo unico, dove la grandezza spirituale incontra la tenacia di un popolo la cui identità è scolpita nella pietra calcarea e nella fede.
La visita, che si dipana tra il 31 gennaio e il 1° febbraio, si apre all’insegna della diplomazia più raffinata.
Il primo atto si consuma nel riservato salone della nunziatura apostolica, dove il porporato accoglie lo speaker del parlamento, Anġlu Farrugia.
Non sono solo parole di circostanza quelle che si scambiano, ma il riconoscimento reciproco di due sovranità che, pur nella loro disparità dimensionale, hanno sempre trovato un terreno comune nel rispetto della persona umana e nella promozione della pace.
Lo stesso rispetto che guida la successiva visita di cortesia al Palazzo Presidenziale di Sant’Anton, residenza della presidente della Repubblica, Myriam Spiteri Debono.
In quegli antichi saloni, tra le memorie dei Gran Maestri e le insegne della moderna repubblica, si rinnova un patto di stima e collaborazione, cementato da decenni di vicinanza nelle sedi internazionali e di comune impegno nelle crisi umanitarie del Mediterraneo.
Ma il cuore pulsante della commemorazione batte nella serata del 31 gennaio, tra le mura austere della curia arcivescovile di Floriana.
Qui, in un atto commemorativo di alto profilo, il cardinale Parolin, oratore principale, non si limita a rievocare il passato.
Con il linguaggio preciso del diplomatico e la profondità del teologo, dipana davanti alle autorità civili, ecclesiastiche e al corpo diplomatico il senso profondo di questo sessantennio.
Non una semplice cronaca di incontri e accordi, ma la narrazione di un’alleanza che ha saputo guardare oltre il contingente.
Una relazione in cui la Santa Sede ha trovato in Malta un interlocutore affidabile e una voce coraggiosa, mentre Malta ha potuto attingere al magistero universale della Chiesa per dare ancora più forza alla sua vocazione di ponte tra culture e civiltà.
La serata si arricchisce della presentazione di due volumi, veri e propri scrigni storici che custodiscono la memoria documentale di questo cammino congiunto, dalla firma del primo accordo alle sfide del terzo millennio.
Prima di rientrare nelle stanze vaticane, il cardinale riserva un momento di ascolto e confronto con i pastori dell’isola, incontrando la Conferenza episcopale maltese.
È un colloquio fraterno, necessario per calare la visione globale della Chiesa nelle specificità pastorali di una terra dove la fede è vissuta con un fervore che pochi luoghi in Europa possono ancora vantare.
Il culmine spirituale della visita è però fissato per l’alba del 1° febbraio, giorno in cui l’intera arcipelago festeggia il Naufragio di San Paolo.
In questa data, che segna l’approdo provvidenziale dell’Apostolo delle Genti sulle coste maltesi nel 60 d.C., la storia sacra e la storia diplomatica si fondono in un abbraccio perfetto.
Alle 9.30, nella splendida concattedrale di San Giovanni a La Valletta, gioiello del barocco e cuore spirituale dei Cavalieri, il cardinale Parolin presiederà una solenne concelebrazione eucaristica in inglese.
All’altare, insieme a lui, i vescovi di Malta e Gozo, il nunzio apostolico arcivescovo Savio Hon Tai-Fai, e i vescovi emeriti. In quella messa, tra gli affreschi del Calabrese e le lapidi dei cavalieri, non si celebrerà solo il memoriale di Cristo.
Si offrirà a Dio il cammino di sessant’anni di relazioni, si benedirà il futuro di una collaborazione che ha le sue radici in un naufragio divenuto, per divina ironia, fondazione.
La messa è simbolo di un legame che non è fatto solo di protocolli, ma di un’anima comune, forgiata dalla medesima roccia e dallo stesso mare.
Questa visita, nella sua essenziale brevità, è dunque un capolavoro di sintesi diplomatica e di significato storico.
Dimostra come, in un mondo spesso diviso, il dialogo paziente e rispettoso tra una potenza spirituale senza confini e una piccola grande nazione possa costruire un’eredità duratura.
Un’eredità che parla di fede, di sovranità, di servizio al bene comune.
Mentre il cardinale Parolin lascerà l’isola, il messaggio che porterà con sé è chiaro: il rapporto tra la Santa Sede e Malta non è un capitolo archiviato, ma un libro aperto, le cui pagine più belle, forse, devono ancora essere scritte.
RVSCB



















