In un’alba carica di storia e di simboli, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha celebrato la Santa Messa nella splendida concattedrale di San Giovanni a La Valletta.
L’occasione, il sessantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Malta e la Santa Sede, si è intrecciata con la solennità del Naufragio di San Paolo, offrendo uno spunto di riflessione di bruciante attualità.
L’omelia del porporato, un tessuto di fede, storia e acuta analisi geopolitica, ha trasformato la memoria di un antico evento in una bussola per navigare le tempestose acque del nostro presente.
Il racconto lucano del naufragio dell’Apostolo delle Genti diviene, nelle parole del cardinale Parolin, una “narrazione profondamente evangelica” scolpita nel momento estremo del pericolo.
San Paolo, prigioniero in balia delle onde e delle decisioni altrui, emerge non come una vittima passiva, ma come una figura di straordinaria autorità.
La sua forza, sottolinea il porporato, non scaturiva dal rango o dal potere, ma da una fiducia incrollabile e da un senso di responsabilità verso gli altri.
“Non abbiate paura”, proclama Paolo, non negando la minaccia ma affermando una verità più profonda: la fedeltà di Dio.
È qui che Parolin individua il cuore di ogni autentica autorità, spirituale, pastorale o diplomatica: essa non nasce dal controllo, ma dall’affidabilità; non dall’imposizione, ma dalla fedeltà nella prova.
Ma il vero miracolo, come viene splendidamente evocato, non si compie solo in mare.
Esso si realizza sulle coste maltesi, attraverso quel gesto primordiale e rivoluzionario dell’ospitalità.
Gli abitanti dell’isola, nota San Luca, mostrarono una “gentilezza insolita”.
Quel primo atto cristiano suolo maltese, osserva il segretario di Stato, fu proprio l’accoglienza.
In quel gesto risiede il DNA spirituale di Malta: la capacità di trasformare il pericolo in incontro e la paura in relazione.
San Paolo arrivò come un estraneo in fuga dalla furia degli elementi, e se ne andò come un padre nella fede. Questa transizione, da straniero a fondatore, è il monumento più duraturo all’incontro autentico.
Il cardinale Parolin, con uno sguardo che sa coniugare la profondità teologica con la concretezza della realtà internazionale, compie poi un audace parallelo.
Il mare che portò Paolo a Malta non è dissimile, afferma, dal mare della storia attraverso il quale nazioni e popoli navigano oggi.
In una odierna quotidianità segnata da conflitti, migrazioni forzate e paure esistenziali, la tentazione di cercare rifugio nell’isolamento o nella forza bruta è potente.
Eppure, l’Apostolo indica un’altra via: la via dell’attenzione vigile, dell’ascolto e della parola responsabile.
È la via che ricorda a ogni persona il suo valore inalienabile e la colloca nelle mani provvidenziali di Dio.
In questa missione, sottolinea il porporato, si riconosce la vocazione della Chiesa nella comunità globale.
La Santa Sede, con umile perseveranza, non pretende di placare ogni tempesta, ma si adopera per tenere viva una certezza fondamentale: nessuno è irrimediabilmente perduto, la pace rimane un orizzonte possibile, il dialogo non è mai un esercizio vano.
Le relazioni diplomatiche celebrate in questa giornata sono il frutto maturo di un legame bimillenario.
Esse dimostrano, osserva Parolin, come Chiesa e Stato, nel reciproco rispetto delle rispettive autonomie, possano cooperare con fecondità per il bene comune.
La Nunziatura Apostolica a Malta viene descritta non come una mera rappresentanza, ma come una presenza attenta e in ascolto, in sintonia con la Chiesa locale e rispettosa delle istituzioni statali.
In decenni cruciali, dall’indipendenza all’integrazione europea, questo canale discreto ha favorito il dialogo, scongiurato incomprensioni e promosso soluzioni fondate sulla ragione e sulla buona volontà.
Gli accordi bilaterali su istruzione, famiglia e beni culturali non sono visti come sterili strumenti giuridici, ma come pietre miliari di una fiducia pazientemente costruita, segni di un desiderio condiviso di servire la società senza confusioni di ruoli.
Il ricordo delle visite dei Papi a Malta chiude il cerchio di questa riflessione.
Esse sono state momenti in cui la dimensione istituzionale è stata illuminata e sublimata dall’affetto, dalla preghiera e dalla fede comune.
Malta ha accolto i Successori di Pietro con lo stesso entusiasmo generoso con cui accolse Paolo.
In questo gesto ripetuto si cela un principio eterno: il primato della persona umana, che non deve mai essere abbandonata.
Questo principio, conclude il cardinale Parolin con tono solenne, è il faro che guida sia la missione della Chiesa che il suo impegno diplomatico.
Malta, crocevia del Mediterraneo e custode di un’antica lezione di umanità, insieme alla Santa Sede, continua a testimoniare che nel fragile naufrago può celarsi il messaggero di una speranza nuova, e che l’incontro con l’altro, soprattutto quando giunge dalla tempesta, non è una minaccia da cui difendersi, ma un’opportunità di grazia da accogliere.
In un mondo assetato di muri, la storia millenaria di questa piccola isola sussurra ancora, con gentilezza insolita, che il vero approdo si costruisce non respingendo le onde, ma tendendo la mano a chi vi è travolto.
RVSCB



















