Un filo dorato, intessuto di fede, storia e identità, si dipana per sei secoli e arriva, teso e vibrante, fino a noi. Domenica 8 febbraio, alle ore 15, l’aria tersa che avvolge la collina di Monte Berico sembrerà carica di un’eco speciale.
Non è solo il richiamo delle campane della Basilica, ma il suono di una storia che si compie e al tempo stesso rinasce. In quella data, un uomo che dalla quiete di Schiavon è asceso ai vertici più alti della diplomazia vaticana, il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, poserà i suoi passi sull’antico sagrato. La sua presenza non è una semplice visita pastorale; è un ritorno alle radici che si fa evento cosmopolita, un sigillo di eccezionale prestigio su un momento destinato a segnare la vita non solo di una diocesi, ma di un intero territorio.
Parolin presiederà infatti la Santa Messa solenne che darà ufficiale avvio all’Anno Giubilare Mariano, indetto per commemorare i sei secoli dalle prime apparizioni della Vergine Maria avvenute proprio su questo colle nel 1426. Un anniversario rotondo, solenne, che chiama a raccolta la comunità dei credenti ma parla anche al cuore della civiltà veneta.
Quella visione lontana, che diede origine al Santuario oggi maestosa sentinella sulla città, non fu solo un evento mistico; fu il seme da cui germogliò un simbolo, un faro spirituale, un crocevia di arte, cultura e devozione che ha plasmato l’anima di Vicenza e oltre.
La scelta di affidare l’apertura di questo cammino giubilare al Cardinale Parolin è densa di significati stratificati.
Da un lato, c’è il peso istituzionale del suo ruolo: il principale collaboratore del Papa nella guida della Chiesa universale che celebra una memoria mariana di portata locale ma dal respiro internazionale.
Dall’altro, e forse ancor più profondamente, c’è il gesto del figlio che torna a casa per le nozze d’oro della sua terra con il cielo.
Quel legame di sangue e di affetti rende la sua presenza non distante o cerimoniale, ma intima, partecipe, carica di una commozione autentica che il popolo vicentino saprà senza dubbio riconoscere e accogliere.
Accanto a lui, a concelebrare la liturgia, ci sarà il Vescovo di Vicenza, Monsignor Giuliano Brugnotto, insieme ad altri presuli le cui storie si intrecciano con quella del Santuario.
È l’immagine di una Chiesa sinodale, in cammino, che trova nel luogo mariano per eccellenza del territorio un punto di unità e di rilancio. La preparazione di questo anno speciale è stata un esercizio di armoniosa collaborazione, una sinfonia suonata a quattro mani dai frati Servi di Maria, storici custodi del sacro edificio, e dalla Diocesi stessa.
Un sodalizio che garantisce solidità spirituale e operativa a un programma fitto di appuntamenti.
Ma la portata dell’evento travalica i confini del sacro per abbracciare pienamente la dimensione civile e culturale.
Il Comune e la Provincia di Vicenza, con il sostegno attivo della Regione Veneto, sono partner fondamentali in questa impresa.
Questo non è un mero fatto religioso confinato entro le mura di un chiostro; è un avvenimento identitario per la comunità, un’occasione di rilancio, di riflessione collettiva, di promozione di un patrimonio che è insieme dell’anima e della storia.
L’Anno Giubilare si prospetta come un lungo, fecondo pellegrinaggio.
Migliaia di fedeli, ma anche semplici cercatori di bellezza e di pace, sono attesi sui sentieri che salgono al colle.
La Basilica si prepara a essere non solo meta di preghiera, ma vero e proprio fulcro di un rinascimento spirituale e culturale per l’intero Veneto, un luogo dove il passato dialoga con il presente per disegnare un futuro di speranza.
Quel che accadrà l’8 febbraio, quindi, è molto più dell’apertura di una porta santa.
È l’apertura di uno spazio nel tempo, un anno sospeso tra eterno e contingente, che invita a riscoprire le radici per guardare avanti con rinnovata fiducia.
È il ritorno di un illustre figlio della terra che, dalla sua posizione unica al mondo, testimonia come le radici locali siano il humus più fertile per un servizio universale.
È la celebrazione di un patto antico tra il cielo e una comunità, un patto che, dopo seicento anni, si rinnova con la stessa forza di quando una donna, in un’epoca lontana e travagliata, scelse questo colle per portare un messaggio di consolazione e di luce.
Monte Berico si appresta a vivere non una rievocazione, ma un nuovo, straordinario capitolo della sua storia millenaria.
E tutto il territorio, con le sue istituzioni e la sua gente, è chiamato a esserne protagonista.
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