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Parolin: la voce ferma e lucida che non si arrende alla guerra

Robert Von Sachsen Bellony by Robert Von Sachsen Bellony
2 Aprile 2026
in Religione
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Parolin: la voce ferma e lucida che non si arrende alla guerra
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Città del Vaticano – C’è un uomo, al vertice della diplomazia vaticana, che da anni tesse silenziosamente fili di pace nei meandri più oscuri della geopolitica mondiale. Si chiama Pietro Parolin, ed è il cardinale Segretario di Stato di Papa Leone XIV.

 

 

In un’epoca di fragorose dichiarazioni bellicose e di silenzi assordanti dinanzi alle tragedie umanitarie, la sua voce si leva con una pacatezza che non è debolezza, ma forza interiore, frutto di una lunga militanza al servizio della Santa Sede.
Lo fa da Assisi, la città del santo che ha fatto della fraternità la sua bandiera, in un’intervista realizzata da fra Giulio Cesareo, direttore dell’Ufficio Comunicazione del Sacro Convento, e pubblicata il primo aprile sul canale YouTube «San Francesco d’Assisi» all’interno del podcast «Parole povere». E le sue parole, misurate ma incisive, hanno il peso specifico di chi conosce i dossier caldi del pianeta eppure non ha smarrito lo sguardo lungimirante di chi crede nell’umanità.
«I segni di speranza ci sono proprio nella gente», afferma il porporato con quella calma che molti, superficialmente, scambiano per cautela, ma che è invece il segno di una consapevolezza profonda. «Gente che non si rassegna, non accetta passivamente questa realtà e dice che è possibile un mondo nuovo, è possibile anche una società nuova, è possibile anche un modo di vivere e di rapportarsi nuovo».
Parolin non è un uomo di facili entusiasmi, né di sterili pessimismi. È un realista della speranza, un diplomatico che ha imparato che la pace si costruisce con pazienza, ascolto, e anche con il coraggio di dire verità scomode a chi detiene il potere.
Le parole del cardinale arrivano in un momento storico particolarmente drammatico. I conflitti in Medio Oriente, in Ucraina, in tante «guerre dimenticate» continuano a mietere vittime e a distruggere ogni giorno sogni e future generazioni.
Eppure Parolin rifiuta la tentazione del pessimismo, quella che paralizza e induce alla resa. «Se ci guardiamo intorno – ammette – noi restiamo tutti veramente preoccupati di quello che sta succedendo».
Ma proprio in questa preoccupazione, in questo rifiuto ostinato di abituarsi al male, egli vede un germe di futuro. «Non ci si abitua a un certo modo di vivere e di intendere le relazioni personali segnate dalla violenza e dalla sopraffazione».
È questo rifiuto, questa protesta silenziosa ma tenace, a costituire la materia prima di una speranza che non è ingenuità, ma scelta consapevole, faticosa, quotidiana. E Parolin, con la sua lunga esperienza – dalla Segreteria di Stato al servizio in vari paesi del mondo – incarna questa speranza attiva, fatta di concretezza e di fiducia nella capacità di riscatto degli uomini.
La fonte di questa speranza, per il Segretario di Stato, è chiara: «La nostra fede». Non una fede astratta, sganciata dalla storia, ma una fede che «offre concretamente delle indicazioni, soprattutto il tema della fraternità».
In un mondo diviso, dove «c’è il pericolo di sentirsi circondati soltanto da avversari e da nemici», il messaggio che oggi ci viene da Francesco d’Assisi – e che Francesco a sua volta ha attinto dal Vangelo – è radicale e controcorrente: «Amare tutti, amare anche i nemici». Parolin non nasconde la difficoltà di questo comandamento, anzi, la tocca con mano, ma ne rivendica con forza la necessità: «È soltanto da questo amore che possiamo attingere la speranza: un amore che si fa tutto a tutti e che cerca di costruire una realtà di pace».
E qui sta il tratto distintivo del cardinale: non un moralismo astratto, ma la proposta di una via concreta, l’indicazione di una strada che egli stesso percorre, giorno dopo giorno, nei corridoi della diplomazia internazionale.
Il cardinale lancia poi un appello diretto ai «grandi della Terra», ai leader mondiali che troppo spesso sembrano sordi alla voce della gente comune. «Sarebbe importante – afferma – che questo grido di protesta si trasformi in un’azione politica». Ma la sua analisi è realistica, quasi amara, frutto di decenni di osservazione del comportamento dei potenti: i leader «non sono molto sensibili e molto attenti alla voce che sale dalla base». Eppure, proprio per questo, quella voce non deve smettere di farsi sentire. Perché è dal basso, dalla quotidianità di uomini e donne che non accettano passivamente la violenza, che può nascere quella spinta al cambiamento che le diplomazie, da sole, non riescono a produrre. Parolin, con la sua autorevolezza, si fa portavoce di questa umile e insieme potentissima istanza popolare.
L’occasione dell’intervista è stata la visita del cardinale Parolin ad Assisi lo scorso 15 marzo, quando ha presieduto una Messa nella Basilica superiore in occasione dell’ostensione straordinaria delle spoglie di San Francesco per l’anniversario degli 800 anni dalla sua morte. Un evento che ha richiamato una folla immensa di pellegrini da tutto il mondo, segno evidente di un bisogno profondo, quasi ancestrale. «La gente sente il bisogno di avere davanti dei modelli e degli esempi», spiega Parolin. E Francesco, in questo senso, «richiama la centralità di Cristo» e diventa «un messaggio di speranza che si mette in continuità con il messaggio che abbiamo cercato di vivere durante l’anno giubilare». Non idee, ma persone. È questo, per il cardinale, il punto cruciale. In un tempo di smarrimento, di frammentazione, di perdita di riferimenti, non bastano più le ideologie né i programmi politici. Serve qualcuno che incarni, con la propria vita, un’alternativa possibile. «Proporre persone, non tanto idee, che possono diventare davvero un punto di riferimento per la gente». Francesco è stato questo. E oggi, nella Chiesa e nel mondo, figure come quella di Pietro Parolin – umili, competenti, fedeli – rappresentano proprio quel modello vivente di servizio e di speranza.
Le parole del cardinale risuonano come un invito a non arrendersi, a non normalizzare l’orrore, a non credere che la guerra e la violenza siano l’unico destino possibile. Ma anche come un monito a chi governa: la base si muove, la gente chiede pace, chiede giustizia, chiede un mondo nuovo. E quel grido, prima o poi, dovrà essere ascoltato.
Perché la speranza, come insegna Francesco, non è un’illusione. È una scelta. E si costruisce ogni giorno, amando anche chi sembra nemico, rifiutando di abituarsi al male, tenendo gli occhi aperti su un futuro che, nonostante tutto, è ancora possibile.

E in questa costruzione quotidiana, la figura di Pietro Parolin – lucida, ferma, misericordiosa – è un faro che non smette di brillare, anche quando intorno è tutto buio.

 

RVSCB

Robert Von Sachsen Bellony

Robert Von Sachsen Bellony

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