Città del Vaticano – La sanità cattolica in Italia, un patrimonio fatto di oltre 290 strutture, 50mila addetti e quasi 12mila posti letto accreditati, stava lentamente sgretolandosi sotto il peso di crisi gestionali, frammentazione e mancanza di sinergie. «Non si poteva continuare a restare inermi», di fronte all’erosione «di un importante patrimonio non soltanto economico, ma innanzitutto spirituale, umano, professionale e sociale».
A parlare così, con la lucidità e la fermezza che lo contraddistinguono, è il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Papa Leone XIV e presidente della Pontificia Commissione per le Attività del Settore Sanitario delle Persone Giuridiche Pubbliche della Chiesa. Lo fa in un messaggio inviato in occasione della sottoscrizione dell’atto costitutivo di «Sette Pani», società consortile che riunisce le principali realtà sanitarie e sociosanitarie cattoliche italiane, avvenuta il 30 marzo scorso presso la sede della Pontificia Commissione a Palazzo San Callisto, a Roma.
La nascita di «Sette Pani» rappresenta una svolta storica per un comparto che, pur vantando una tradizione secolare di cura e prossimità, aveva visto moltiplicarsi le difficoltà negli ultimi anni. Come ricorda lo stesso cardinale nel messaggio, l’istituzione della Pontificia Commissione, oltre dieci anni fa, era stata motivata proprio dalla constatazione delle «gravi condizioni di difficoltà» in cui versavano numerose strutture ospedaliere e sociosanitarie di ispirazione cristiana. Troppo spesso, infatti, le crisi si erano risolte «con l’alienazione delle stesse», con la perdita di un carisma e di una missione che affondano le radici nella carità dei fondatori.
Oggi, grazie al lavoro paziente e lungimirante della Commissione guidata da Parolin, si compie un passo decisivo. «Sette Pani» non è un semplice contenitore amministrativo, ma un progetto coraggioso che mira a garantire la «sostenibilità carismatica ed economica» delle opere di cura della Chiesa. Il nome stesso, scelto con cura, evoca il miracolo evangelico della moltiplicazione dei pani e dei pesci: un segno di fiducia nella provvidenza, ma anche un richiamo alla necessità di condividere risorse e competenze per far fronte alle sfide del presente.
Il cardinale Parolin, con la sua consueta capacità di coniugare realismo e speranza, non nasconde le resistenze incontrate lungo il cammino. «Resistenze, ostacoli e contrasti dentro e fuori la Chiesa» hanno segnato il percorso, rendendo i promotori consapevoli dei propri limiti. Tuttavia, proprio da queste difficoltà, egli vede emergere «la premessa di una incipiente e quanto mai sorprendente e inimmaginabile fecondità e abbondanza». Una visione profetica, che affida alla nuova società consortile il compito di custodire e rilanciare l’identità delle strutture, senza omologarle ma favorendo un’«integrazione identitaria» rispettosa dell’autonomia di ciascuna.
Il modello consortile, come spiegato dal direttore della Pontificia Commissione, don Marco Belladelli, è stato scelto proprio per coniugare l’indipendenza gestionale delle singole opere con la forza aggregativa di una rete. «Fare rete» diventa la parola d’ordine: imparare a collaborare, a sostenersi reciprocamente, a mettere in comune professionalità e risorse. Un cambio di mentalità necessario, perché la maggior parte delle strutture sanitarie cattoliche italiane sono di dimensioni medio-piccole e spesso non dispongono di figure dirigenziali pienamente adeguate alla complessità del sistema sanitario contemporaneo.
Il consorzio «Sette Pani» potrà così offrire un supporto concreto in ambito gestionale, amministrativo e di relazioni istituzionali, diventando un interlocutore qualificato non solo per il Ministero della Salute, ma per tutte le realtà coinvolte nella cura della persona. E l’elenco dei soci fondatori è già di per sé un programma: dalla Congregazione dei Poveri Figli della Provvidenza – Opera don Calabria alla Fondazione Poliambulanza di Brescia, dalla Fondazione Villa Salus di Mestre all’Istituto Serafico di Assisi, fino alla Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo e alla clinica San Francesco di Bergamo. Un arcipelago di eccellenze che, finalmente, trova un ponte di collegamento.
In questo scenario, la figura del cardinale Pietro Parolin emerge con nitidezza. Non solo come alto prelato della Curia romana, ma come autentico architetto di un progetto che intreccia fede e intelligenza laica, diplomazia e gestione concreta. La sua presidenza della Pontificia Commissione ha dato impulso a un lavoro di analisi e di ascolto capillare, ascoltando le difficoltà delle singole realtà e incoraggiando la ricerca di soluzioni condivise. E ora, con il messaggio per la nascita di «Sette Pani», egli si fa garante di un futuro in cui la sanità cattolica non solo sopravvive, ma rinasce più forte e più unita.
La sfida, come sempre, è duplice: economica e carismatica. Da un lato, occorre garantire la sostenibilità finanziaria di strutture che operano spesso in contesti difficili, con margini ridotti e con una crescente concorrenza. Dall’altro, è necessario preservare e alimentare quello spirito di servizio gratuito e di attenzione ai più fragili che costituisce l’anima della cura cristiana.
Il cardinale Parolin, con la sua lunga esperienza diplomatica e la sua profonda sensibilità pastorale, sa bene che nessuna delle due dimensioni può essere sacrificata. Per questo «Sette Pani» non è una semplice holding societaria, ma un laboratorio di comunione.
Le parole del Segretario di Stato, nel messaggio, risuonano come un incoraggiamento e insieme come un monito: «Non si poteva continuare a restare inermi». E la risposta a questa impotenza è stata l’azione coraggiosa di chi, come Parolin, non si è mai rassegnato al declino. Oggi, grazie alla sua lungimiranza e al lavoro di molti, la sanità cattolica italiana ha di nuovo un futuro. E quel futuro ha un nome che sa di Vangelo e di condivisione: «Sette Pani».
Un miracolo che, questa volta, non è avvenuto sulle rive del lago di Tiberiade, ma nei palazzi della Curia romana, sotto l’attenta regia di un cardinale veneto che ha fatto della pace e della cura della vita la sua missione.
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