San Giovanni Rotondo. Una cittadina che la pietà popolare ha reso celebre per le stigmate di un frate cappuccino e per un ospedale voluto come “casa di sollievo per la sofferenza”. Qui, il 5 maggio 2026, il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato di Sua Santità, ha celebrato i settant’anni di quella fondazione straordinaria, nata dal sangue e dalla fede di Padre Pio.
Ma durante la sosta pugliese, il porporato ha dovuto rispondere anche a domande meno consolatorie: quelle sui nuovi attacchi del presidente americano Donald Trump a Papa Leone XIV. La risposta del cardinale è stata netta e insieme misurata, come impone la tempra del diplomatico che da anni tiene in pugno i fili della pace in un mondo in fiamme.
«Il Papa va avanti per la sua strada, nel senso di predicare il Vangelo, di predicare la pace – ha dichiarato Parolin ai giornalisti – come direbbe San Paolo, opportune et importune». Il riferimento è all’esortazione dell’Apostolo delle genti a Timoteo: annuncia la Parola, sia a tempo opportuno sia a tempo inopportuno. E proprio quella frase, applicata al Successore di Pietro, suona come una dichiarazione di indipendenza del magistero pontificio dalle stagioni burrascose della politica internazionale. La Casa Sollievo, nata tra le macerie della guerra mondiale, è diventata così, per un pomeriggio, il simbolo di una Chiesa che non cessa di curare le piaghe del corpo e dello spirito mentre intorno i potenti si scambiano accuse e vanno per la loro via.
Un giornalista ha chiesto al cardinale se il Papa avrebbe risposto ai “nuovi attacchi” di Trump, a due giorni dall’udienza in Vaticano del segretario di Stato americano Marco Rubio. Parolin ha ricordato che Leone XIV ha già replicato il 13 aprile scorso, durante il volo che lo portava in Africa, e che quella fu «una risposta molto, molto cristiana». Il Papa, disse allora, non è un politico, parla di Vangelo ai leader del mondo: «Basta guerre». Una risposta che non cerca la polemica, ma che pianta un paletto netto. Il cardinale ha aggiunto: «Non so se il Papa avrà occasione di rispondere ancora, perché quella occasione c’era l’incontro coi giornalisti. Ma la linea rimane quella». Ovvero: la pace non è negoziabile, il Vangelo non si vende, il ruolo del pontefice è essere voce dei senza voce, anche quando le sue parole stridono con le ragioni della realpolitik.
Di fronte a chi gli chiedeva se i rapporti con l’amministrazione americana possano dirsi incrinati, Parolin non è caduto nella trappola della dichiarazione ad effetto. Ha preferito mettere l’accento sulla coerenza del messaggio evangelico: «Che questo possa piacere o non possa piacere, è un discorso che capiamo non tutti sono sulla stessa linea. Però quella è la risposta del Papa». Parole che suonano come un atto di equilibrio: la diplomazia vaticana non rompe i ponti, ma non rinnega i suoi principi.
È la stessa arte che il cardinale ha mostrato nel gestire la crisi della Casa Sollievo della Sofferenza, oggetto in questi mesi di vertenze sindacali e proteste.
All’ospedale di San Giovanni Rotondo, che celebra settant’anni di vita, Parolin ha dedicato una riflessione sul valore della collaborazione. «Come può proseguire il cammino? Secondo le norme di ogni ospedale», ha risposto secco a chi gli chiedeva di una gestione divenuta travagliata. «Ci sono delle regole che devono essere seguite e quindi niente di nuovo. Adesso c’è bisogno del contributo di tutti, perché queste normative, queste regole, possano essere applicate».
Nessuna bacchetta magica, dunque, ma l’appello alla responsabilità comune. Il segretario di Stato ha incontrato nel pomeriggio anche i rappresentanti dei sindacati locali, dichiarando di volerli ascoltare prima di pronunciarsi: «Voglio sentire da loro che cosa hanno da dirmi e in base alle loro domande modulerò anche le risposte». Un approccio che ricorda il suo stile di governo: mai risposte preconfezionate, ma la cura di capire prima di parlare.
Tuttavia, il valore più alto di quella struttura, ha ricordato Parolin, non sta nelle norme né nei bilanci: «C’è un valore aggiunto, il fatto che la Casa è stata voluta da Padre Pio e che Padre Pio non potrà mai abbandonarla. Lui dice che è opera di Dio, che non ha fatto niente… Dal cielo continua a proteggere e custodire questa sua opera».
La citazione del santo cappuccino, frate delle stimmate e della confessione instancabile, trasfigura l’ospedale da semplice luogo di cura a segno di una presenza che trascende la contingenza. Per questo, ha concluso il cardinale, l’importante è «remare tutti nella stessa direzione»: superare le difficoltà della sanità italiana con lo spirito di chi sa che quella casa è nata da un carisma, e che il carisma non invecchia.
Mentre il pomeriggio scendeva sui tetti di San Giovanni Rotondo e i fedeli si stringevano intorno alla tomba di Padre Pio, le parole del cardinale Parolin lasciavano un messaggio preciso: la Chiesa non si lascia intimidire dai tumulti della politica, ma continua a seminare pace anche dove sembra impossibile. E lo fa con la pazienza degli ospedalieri che curano una piaga, con la fermezza dei diplomatici che non piegano la schiena e con la fiducia dei santi che sanno che le opere di Dio non crollano sotto il peso delle inadempienze umane. Settant’anni fa, un frate cappuccino sognò un ospedale per i poveri. Oggi quel sogno è una realtà imperfetta e sofferta, ma ancora in piedi.
E domani, se ci sarà ancora chi rema nella stessa direzione, continuerà a essere casa di sollievo.
RVSCB
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