Fonte: Adnkronos
Le bollette continuano a pesare sulle famiglie e i costi dell’energia preoccupano le imprese. Giorgia Meloni vuole più margine per intervenire e torna a chiedere all’Unione europea regole di bilancio meno rigide di fronte ai rincari.
La presidente del Consiglio ne ha parlato all’assemblea di Assolombarda, a Milano. La questione arriverà al vertice europeo di giovedì 15 e venerdì 16 ottobre, dove la premier intende ripresentare personalmente la richiesta di maggiore flessibilità.
Il governo punta a ottenere più spazio nei conti pubblici per affrontare gli effetti della crisi energetica. Intanto, in Parlamento è atteso il via libera allo scostamento di bilancio: la richiesta riguarda oltre 14 miliardi di euro per contrastare i rincari e altri 14 miliardi destinati alla difesa.
Meloni ha ricordato gli interventi adottati negli ultimi anni contro il caro energia, per i quali, secondo i dati illustrati dalla stessa premier, il governo ha stanziato oltre 60 miliardi di euro. Ma ritiene che gli aiuti nazionali, da soli, non possano risolvere il problema.
Il confronto con Bruxelles sul costo dell’energia
Davanti agli industriali lombardi, Meloni ha insistito sulle conseguenze dei prezzi energetici per la competitività delle aziende italiane.
Uno dei punti più controversi riguarda il sistema europeo Ets, che regola lo scambio delle quote di emissione. Secondo la presidente del Consiglio, questo meccanismo contribuisce ad aumentare i costi per le imprese e rischia di penalizzare la produzione europea senza ridurre, nella stessa misura, le emissioni a livello mondiale.
La premier chiede quindi una revisione delle regole e cerca il sostegno di altri Paesi. Con la Commissione europea è inoltre aperto un confronto su un possibile meccanismo per contenere il prezzo del gas utilizzato nella produzione di elettricità.
Sul tema dell’energia, Meloni ha richiamato anche il ritorno al nucleare. L’obiettivo indicato dal governo è arrivare a renderlo operativo entro il prossimo decennio, a condizione che il percorso avviato prosegua.
Nel frattempo, la presidente del Consiglio ha ribadito che l’Italia non intende accettare senza discutere ogni scelta europea. Per Meloni, contestare una decisione di Bruxelles quando la si ritiene sbagliata non significa indebolire l’Unione, ma contribuire a migliorarla.
La lettera con Germania e Belgio e il nodo degli investimenti
La richiesta italiana non riguarda soltanto i margini di bilancio.
Meloni ha firmato insieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz e al primo ministro belga Bart De Wever una lettera indirizzata al presidente del Consiglio europeo António Costa.
I tre leader chiedono di collegare le politiche energetiche alla competitività industriale, intervenendo anche sulle procedure che rallentano gli investimenti.
Tra le proposte figurano percorsi più rapidi per i progetti strategici, soprattutto nei settori dell’energia e della digitalizzazione, e una riduzione degli obblighi burocratici per le imprese, con particolare attenzione a quelle piccole e medie.
Meloni ha affrontato anche il tema della crescita economica. Le stime richiamate dalla premier indicano la possibilità che il Pil italiano raggiunga l’1% nel 2026. Un risultato che giudica incoraggiante, pur riconoscendo che la crescita resta troppo debole.
Nel suo intervento c’è stato spazio anche per l’intelligenza artificiale. La presidente del Consiglio ha annunciato che nella prossima manovra il governo intende prevedere agevolazioni fiscali per gli investimenti in software utilizzati attraverso servizi cloud.
Resta però l’energia il punto sul quale Meloni cerca una risposta europea. Il confronto proseguirà al Consiglio del 15 e 16 ottobre, quando la premier tornerà a chiedere più flessibilità per affrontare i rincari.
Alberto Acampora


















