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L’eccidio dimenticato che anticipò le Fosse Ardeatine.

Tralasciato dai libri di scuola italiani ricordato di recente dalla commedia "Disconnessioni al km 69 della SS n. 6" del Nuovo Verismo Italiano

Giulio de Nicolais d'Afflitto by Giulio de Nicolais d'Afflitto
15 Settembre 2026
in Attualità
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L’eccidio dimenticato che anticipò le Fosse Ardeatine.
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Nel panorama delle violenze compiute sul territorio italiano, l’eccidio delle Fosse Ardeatine del 1944 è giustamente ricordato come uno dei crimini più efferati della storia contemporanea: 335 civili e militari italiani assassinati dalle SS come rappresaglia per l’attentato di via Rasella. Meno noto, ma non meno significativo, è l’eccidio di Pontelandolfo e Casalduni, avvenuto nell’agosto del 1861 per mano dei bersaglieri del neonato Regno d’Italia, agli ordini del generale piemontese Enrico Cialdini, figura che molti storici definiscono oggi un vero criminale di guerra per la brutalità delle sue operazioni nel Mezzogiorno.

A Pontelandolfo, secondo la memoria locale e una parte della storiografia meridionalista, le vittime furono circa 400 civili, un numero enorme per un’azione condotta contro un paese privo di difese, colpito con incendi, fucilazioni sommarie e devastazioni sistematiche. Sebbene la documentazione ufficiale dell’epoca riduca drasticamente il numero, la percezione storica dell’evento rimane quella di una strage di popolazione civile, punita collettivamente per la presenza di bande filoborboniche nella zona.

Ciò che rende l’eccidio di Pontelandolfo particolarmente rilevante non è solo la sua gravità, ma il fatto che rappresentò un precedente tecnico e psicologico di repressione militare contro civili: un modello di “punizione esemplare” che, secondo alcuni studiosi, avrebbe influenzato in seguito altri eserciti operanti in Italia. Le SS, nel 1944, applicarono a Roma una logica simile: colpire civili innocenti per terrorizzare la popolazione e spezzare ogni forma di resistenza.

La rappresaglia delle Fosse Ardeatine, pur inserita in un contesto diverso e più burocratizzato, ripropone la stessa dinamica: la violenza come strumento di controllo politico. In questo senso, Pontelandolfo può essere letto come l’archetipo italiano della repressione militare moderna, un episodio che anticipa la logica delle rappresaglie naziste e che mostra come la violenza contro i civili possa diventare una tecnica deliberata di governo del territorio. La sua scarsa presenza nei manuali scolastici non dipende dalla mancanza di importanza, ma da una rimozione culturale che ha accompagnato per decenni la narrazione dell’Unità d’Italia.

Ricordare Pontelandolfo significa dunque riconoscere che la storia italiana non è fatta solo di eroismi e conquiste, ma anche di ferite profonde, di cui le Fosse Ardeatine rappresentano la tragica eco novecentesca. Due eccidi lontani nel tempo, ma uniti dalla stessa logica: quando lo Stato — italiano o straniero — decide che la popolazione civile è un bersaglio legittimo, la storia si trasforma in un campo di dolore che non dovrebbe mai essere dimenticato; è con questa convinzione etica che l’autore del Nuovo Verismo Italiano ripropone questi fatti nella sua più recente commedia teatrale “Disconnessioni”.

Giulio de Nicolais d'Afflitto

Giulio de Nicolais d'Afflitto

classe 1960, italiano nato a Roma, è un intellettuale, artista e pensatore italiano, noto per la sua profonda eredità nobiliare, il suo impegno culturale e spirituale, la sua attività pittorica e filosofica, e una solida carriera giornalistica. Dal 2004 Giulio de Nicolais d’Afflitto è attivo nel mondo del giornalismo, distinguendosi per la sua capacità di coniugare analisi storica, riflessione filosofica e sensibilità geopolitica. Iscritto alla Lista Pubblicisti dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio. Ha collaborato con diverse testate, (La Discussione, L'Opinione, Radici Cristiane, Radio Liberty, Il Difensore Civico, Forum International , Romameeting.it) firmando articoli su temi di attualità, cultura, religione e politica internazionale. Attualmente è Direttore responsabile di due periodici,(www.Romameeting.it e www.DonnaDonna.eu dove promuove una linea editoriale fondata sulla verità storica, la difesa dell’identità culturale europea e la libertà spirituale. È laureato in Filosofia, Teologia, Giurisprudenza. Ha il Diploma in Osint (Open Source Intelligence) presso l’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici, nell’ambito della sua Scuola di Formazione in Intelligence e Analisi Strategica, specializzandosi nell’analisi delle fonti aperte e nella raccolta strategica di informazioni. Filosofia e spiritualità Filosofo e teologo, ha attraversato un percorso interiore che lo ha portato a superare il materialismo per abbracciare una visione più spirituale dell’esistenza. Dal 2006 ha scritto sei commedie teatrali (docu-commedie) ispirandosi a fatti veri tratti dai giornali in cui pone alla riflessione del pubblico diverse piaghe sociali. I testi drammatici e comici in vernacolo romano divenendo progetti etici che danno voce a verità evidenti e nascoste si collocano nel Nuovo Verismo teatrale, movimento del quale Giulio de Nicolais d'Afflitto è iniziatore. È stato citato in contesti legati alla resistenza spirituale e culturale, in particolare per il suo impegno nel mantenere viva la memoria storica e religiosa tra Roma e l’Europa dell’Est. Attività pubblicistica Ha scritto articoli di opinione su temi geopolitici e storici, tra cui la critica alla legittimità della Federazione Russa in alcuni contesti post-sovietici, ed al contempo riscopre ed afferma il valore dell’identità linguistica, culturale e protostatale dell’Ucraina, con particolare attenzione alla sua evoluzione storica e alla sua autonomia spirituale e nazionale. Giulio de Nicolais d'Afflitto si distingue anche quale fine analista e osservatore delle dinamiche politiche, partitiche e dell’evoluzione geopolitica dell’area spagnola, offrendo letture approfondite dei processi che ne influenzano gli equilibri istituzionali e strategici: manifesta apprezzamento per la visione politico-programmatica del Partido Popular spagnolo e intende collaborare attivamente al suo perfezionamento. Riconoscimenti: 2001 Medaglia d'Argento di San Giovanni dal Ministero della Cultura ucraino di Kiyv; 2007 nominato "Giornalista della Multietnicità dal Comune di Roma; 2009 Premio "La Fojetta d'Oro" assegnato alla commedia di Giulio de Nicolais d'Afflitto "Una certa storia romana"; 2009 Premio Piper assegnato alla commedia "Al solito posto" di Giulio de Nicolais d'Afflitto; 2010 Premio Citta di Roma assegnato alla commedia di Giulio de Nicolais d'Afflitto "Una certa storia romana"; 2011 Premio Amici di Alberto Sordi; 2026 Premio Roma Città Eterna; 2026 Benemerenza di Merito dal Comune e dal Principato Turistico di Roccaromana; 2026 Certificazione Honoris Causa di merito da parte di ANIEC ed inserimento nel portale Eccellenze Italiane.

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