Molto prima di affacciarsi dalla loggia di San Pietro come Pontefice, Robert Francis Prevost aveva già scelto da che parte stare: quella della pace. Una fotografia riemersa dagli archivi delle manifestazioni pacifiste dei primi anni Ottanta lo mostra giovanissimo, tra i religiosi agostiniani che protestavano contro l’installazione dei missili Cruise nella base Nato di Comiso, in Sicilia. Un’immagine che oggi assume un significato profondo alla luce del pontificato di Papa Leone XIV, sempre più segnato da richiami al dialogo e al disarmo.
Nel 1981 Comiso divenne uno dei simboli della tensione tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Il governo italiano autorizzò l’installazione di oltre cento missili nucleari americani nella vecchia base militare del Ragusano, trasformando la cittadina siciliana in uno dei fronti più delicati della Guerra fredda. La decisione scatenò un vasto movimento popolare composto da attivisti, studenti, associazioni cattoliche e membri del clero. In mezzo a quella folla c’era anche il giovane Prevost, allora studente agostiniano, che partecipò alle marce e alle veglie per chiedere un futuro libero dalla minaccia atomica.
Per molti osservatori, quell’esperienza non fu un semplice episodio giovanile, ma il primo segno di una sensibilità destinata a diventare centrale nella sua vita spirituale. Già allora Prevost sembrava interpretare il ruolo del religioso non come semplice custode della fede, ma come presenza attiva nelle ferite del mondo. La sua partecipazione alle proteste di Comiso racconta un uomo convinto che la fede non possa restare neutrale di fronte alla paura e alla corsa agli armamenti.
Oggi, da Papa Leone XIV, quel messaggio torna con forza. Nei suoi primi interventi pubblici il Pontefice ha più volte richiamato i leader internazionali alla responsabilità morale davanti ai conflitti contemporanei, ribadendo che la pace non è soltanto un ideale spirituale, ma una scelta concreta che richiede coraggio politico e umano. L’immagine del giovane frate in marcia contro i missili siciliani appare così come una sorta di anticipazione del pontificato che avrebbe guidato decenni dopo.
Comiso, da luogo simbolo della Guerra fredda, diventa quindi una pagina significativa nella biografia del nuovo Papa: il luogo in cui il futuro Leone XIV iniziò a trasformare il Vangelo in testimonianza pubblica, scegliendo di camminare, già allora, accanto a chi chiedeva un mondo senza paura.



















