L’ennesima precettazione nel settore dei trasporti riporta al centro il tema della progressiva compressione del diritto di sciopero, tutelato dall’articolo 40 della Costituzione. A sollevarlo è la FAST-CONFSAL, che con il Segretario generale Pietro Serbassi precisa di non voler entrare nel merito delle motivazioni dello sciopero né delle scelte delle organizzazioni che lo hanno proclamato: la riflessione riguarda, piuttosto, quanto spazio resti oggi all’effettivo esercizio di questo diritto nel comparto.
«Sappiamo bene che si tratta di una materia difficile da raccontare», osserva Serbassi, ricordando come lo sciopero nei trasporti venga descritto quasi sempre attraverso il disagio di chi viaggia. «Siamo consapevoli della necessità di tutelare la mobilità dei cittadini e di garantire i servizi essenziali. Ma l’equilibrio tra diritti non può tradursi nel sacrificio progressivo di uno di essi, e un diritto costituzionale non può essere svuotato soltanto perché il suo esercizio risulta impopolare».
Secondo il sindacato, il settore è già regolato in modo stringente da fasce di garanzia, periodi di franchigia, preavvisi, rarefazione oggettiva e obblighi procedurali. Il ricorso a ulteriori restrizioni rischia così di trasformare un diritto in una facoltà condizionata, concessa solo quando non disturba. Una posizione che la FAST-CONFSAL porta avanti da tempo, anche con iniziative sindacali e giudiziarie, compresi ricorsi al TAR del Lazio contro provvedimenti ritenuti lesivi del diritto di sciopero. La proposta è quella di cambiare approccio, puntando sulla prevenzione. Per FAST-CONFSAL la legge 146/90 va aggiornata dando sostanza alla fase di raffreddamento, che oggi si riduce spesso a un passaggio formale utile solo a dilatare i tempi. Se diventasse la sede in cui le vertenze vengono realmente affrontate, con la Commissione di Garanzia nel ruolo di arbitro effettivo e con strumenti in grado di intervenire prima e non soltanto dopo, molti scioperi potrebbero essere evitati. «È questa la strada che riduce i disagi per i cittadini senza comprimere i diritti dei lavoratori», sottolinea Serbassi.
Netta anche la posizione sul fronte delle sanzioni individuali. Il sindacato non condivide che i lavoratori vengano esposti, o anche solo implicitamente sollecitati ad esporsi, al rischio di multe e provvedimenti disciplinari: chi sciopera rinuncia già a una giornata di retribuzione, e caricare sui singoli un conflitto che va affrontato sul piano normativo e istituzionale, rileva la FAST-CONFSAL, non è la soluzione. «La precettazione deve restare uno strumento eccezionale, motivato e proporzionato, e non diventare la risposta ordinaria al conflitto sindacale», conclude Serbassi. «Il disagio che uno sciopero produce non può essere, di per sé, una ragione sufficiente per impedirlo. Continueremo a sostenere questa posizione indipendentemente da chi proclami uno sciopero e dalle ragioni della singola vertenza, perché la tutela del diritto di sciopero riguarda tutti i lavoratori e non una singola sigla».


















