C’è un filo sottile che collega la televisione alla musica, un passaggio in cui i riflettori dei grandi show lasciano spazio alla luce più intima e tagliente della scrittura. È il percorso di Nikita Pelizon, artista poliedrica che oggi sceglie di raccontarsi senza filtri, trasformando le proprie fragilità in un manifesto sonoro.
Dalla vittoria televisiva al palcoscenico dell’anima
Molti l’hanno conosciuta e applaudita sul piccolo schermo, incoronandola vincitrice del Grande Fratello VIP o seguendola nell’avventura di Pechino Express. Ma per chi vive d’arte, la notorietà è spesso solo un punto di partenza. Lontana dall’idea di adagiarsi sui binari della popolarità televisiva, Nikita ha scelto la strada più complessa e coraggiosa: quella della musica come strumento di denuncia e riscoperta identitaria.
Il suo progetto artistico unisce sonorità pop dance, sfumature tribal e ballad emotive, creando un ponte sonoro in cui ogni brano non è un episodio isolato, ma un tassello di un discorso più ampio.
Un’autobiografia in note contro l’apparenza
In un mondo dominato dalle apparenze e dalla fretta di apparire, la penna di Pelizon si rivela diretta e provocatoria, ma al tempo stesso fragile e forte. Brani come Maschere e Se bella se affrontano senza ipocrisie il tema del giudizio sociale e delle aspettative soffocanti imposte dalla società. Non si tratta di semplice intrattenimento, ma di un invito a spogliarsi delle corazze per mostrarsi autentici, in un’epoca in cui l’empatia rischia di diventare un miraggio.
Il percorso discografico, arricchito da singoli intensi e da una scrittura profondamente autobiografica, fotografa una nuova fase della sua carriera: quella di un’artista che non ha più paura di mostrare le proprie cicatrici e di farle cantare.
Una metamorfosi che dimostra come la vera forza non stia nel non cadere mai, ma nella capacità di rialzarsi e di scegliere, ogni giorno, di essere semplicemente se stessi.
Anna Rita Santoro e Ubaldo Santoro



















