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Cinemalbar di Saverio Piunno

Lice che unisce cinema, arti, editoria, multimedia

Olga Matsyna by Olga Matsyna
3 Novembre 2026
in Attualità
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Cinemalbar di Saverio Piunno
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CINEMALBAR: da Bologna a Roma

Anche per la stagione 2026-2027 è tornato CINEMALBAR: un live organizzato nei luoghi non prettamente cinematografici. Saverio Piunno, l’organizzatore, negli anni di una profonda crisi del cinema, ha portato le proiezioni fuori dalle sale cinematografiche. Ma quello che fa è sempre cinema inteso come proiezione di opere dei filmaker di tutto il mondo, incontro fra autori, confronto, dibattito e laboratorio costante di idee creative.

Noi di Paese Roma che ci occupiamo di cinema ringraziamo CINEMALBAR di un incontro da cui nasce un’intera serie di lungometraggi indipendenti. Ecco perché vorremmo raccontarlo e promuoverlo intervistando per voi oggi Saverio Piunno, il fondatore di Cibemalbar

            
Saverio, come nasce Cinemalbar?

Cinemalbar nasce a Bologna nel 1999, ai tempi in cui frequentavo il DAMS. La scintilla iniziale è stata il desiderio di far conoscere il cortometraggio, soprattutto quello realizzato da noi giovani studenti del DAMS, a un pubblico più ampio.
Mi sembrava un peccato che tanti lavori interessanti rimanessero confinati all’interno dell’ambiente universitario, conosciuti soltanto dagli studenti di cinema o dagli addetti ai lavori.
Così ho pensato di portarli fuori dall’università, nei locali, nei bar e nei luoghi di ritrovo frequentati anche dagli studenti delle altre facoltà e da persone che con il cinema non avevano necessariamente un rapporto professionale.
La cosa sorprendente era che molti non sapevano neanche che esistesse il cortometraggio come forma cinematografica autonoma. Attraverso le proiezioni hanno iniziato a scoprirlo, ad appassionarsi e a seguirci.
È stato bello vedere come un pubblico completamente estraneo a quel mondo potesse incuriosirsi, emozionarsi e partecipare alle discussioni sui film.
Da lì ho capito che Cinemalbar poteva diventare qualcosa di più di una semplice rassegna: uno spazio d’incontro tra chi realizza cinema e chi ha voglia di scoprirlo.

Come cresce, si sviluppa, si trasforma nel tempo?

Cinemalbar è cresciuto insieme a me, alle persone che ho incontrato e ai cambiamenti del mondo audiovisivo. È un progetto che non ha mai avuto una forma definitiva, perché ha sempre cercato di interpretare il presente.
È partito a Bologna, dove ha sviluppato una prima identità e una rete di filmmaker, artisti e appassionati. Oggi è arrivato a Roma, dove ha trovato nuove energie, nuovi spazi e nuovi interlocutori.
Nel tempo è cambiato anche il modo di intendere Cinemalbar. Oggi non è soltanto una rassegna di cortometraggi: è un live multidisciplinare che mette in dialogo cinema, teatro, musica, arti visive, editoria e multimedia.
Mi piace definirlo un laboratorio permanente di creatività. Un luogo in cui possono incontrarsi un regista esordiente, un attore professionista, uno scrittore, un musicista, uno studente o semplicemente una persona curiosa.
La cosa che mi interessa maggiormente è che da questi incontri possano nascere progetti concreti, collaborazioni e, perché no, nuovi film. Cinemalbar non vuole limitarsi a mostrare ciò che è stato realizzato, ma contribuire a creare ciò che ancora deve nascere. Cinemalbar è cresciuto insieme alle esperienze, alle persone e ai cambiamenti del mondo audiovisivo. È un progetto che non ha mai avuto una forma definitiva, perché ho sempre cercato di lasciarlo evolvere.
Dalla prima esperienza bolognese siamo arrivati a Roma, attraversando contesti, generazioni e realtà culturali differenti.
Nel tempo si è trasformato anche il modo di intendere il progetto. Oggi non è soltanto una rassegna cinematografica, ma un live che mette in relazione cinema, arti, editoria, musica, spettacolo e multimedia.
Mi interessa soprattutto la possibilità che da una proiezione o da un incontro possano nascere collaborazioni, nuove idee e persino progetti cinematografici.
Cinemalbar è diventato una specie di laboratorio permanente, dove si incontrano professionisti, giovani autori, artisti e persone che semplicemente hanno voglia di partecipare.
La sua trasformazione, in realtà, è già in corso. Non è qualcosa che immagino soltanto per il futuro: è un processo che cerco di alimentare a ogni appuntamento.

Quali differenze avverti fra i filmmaker di Bologna e quelli di Roma, e fra i cineasti di quando debuttavi nell’attività e quelli di oggi?

Bologna e Roma hanno due anime cinematografiche differenti. Bologna mi ha sempre trasmesso una dimensione più raccolta, sperimentale, legata alla ricerca e alla contaminazione culturale. Roma, invece, è una città enorme, piena di professionalità, esperienze, occasioni e contraddizioni. Qui il cinema è un’industria, una tradizione e un immaginario collettivo molto forte.
Naturalmente non voglio generalizzare: in entrambe le città ho incontrato autori straordinari, con sensibilità e linguaggi molto differenti.
La differenza più evidente che avverto tra i filmmaker di ieri e quelli di oggi riguarda soprattutto il rapporto con gli strumenti e con il sistema produttivo.
Quando ho iniziato, realizzare un film era un’impresa molto più complessa dal punto di vista tecnico ed economico. Oggi la tecnologia digitale ha democratizzato moltissimo la produzione: con strumenti relativamente accessibili si possono realizzare opere di grande qualità.
Ma avere una camera a disposizione non significa automaticamente avere qualcosa da raccontare.
Oggi vedo tantissima energia, creatività e preparazione tecnica, ma anche una certa difficoltà a trovare spazi di confronto, ascolto e crescita. Si produce molto, si pubblica moltissimo, anche troppo, ma non sempre si riesce ad avere una visibilità e a costruire una comunità intorno al proprio lavoro.
È proprio in questo spazio che Cinemalbar cerca di intervenire: creare occasioni in cui le opere possano incontrare persone, idee e altri linguaggi.

È un’iniziativa a cui si partecipa gratuitamente. Come riesci a portare avanti un’iniziativa così utile alla comunità, ma così sfidante dal punto di vista economico?

Questa è, probabilmente, una delle sfide più difficili. Cinemalbar è un progetto indipendente, e mantenerlo vivo richiede tempo, energie, organizzazione e risorse.
La gratuità per me è una scelta culturale prima ancora che economica. Credo che la cultura, soprattutto quando parliamo di cinema indipendente e di giovani autori, debba essere accessibile a tutti. Non voglio che qualcuno rinunci a partecipare perché non può permettersi un biglietto.
Naturalmente questo comporta sacrifici e una continua ricerca di collaborazioni, spazi disponibili, persone che credano nel progetto e realtà che possano sostenerlo.
Non c’è una struttura economica alle spalle e non ci sono interessi commerciali. C’è, soprattutto, un lavoro di passione, relazioni e progettualità.
Mi piacerebbe che in futuro Cinemalbar potesse trovare forme di sostegno, attraverso collaborazioni con istituzioni, associazioni, fondazioni e realtà private sensibili alla cultura indipendente.
Credo che un progetto del genere non debba essere considerato soltanto un evento, ma un servizio culturale per la comunità.

Quali sono i criteri con cui scegli le opere cinematografiche da mostrare al tuo pubblico?

Il primo criterio è che abbia qualcosa da comunicare. Non necessariamente deve essere perfetto dal punto di vista tecnico o avere una produzione importante. Mi interessa soprattutto la necessità espressiva che c’è dietro un’opera.
Cerco idee, sguardi personali, originalità, coraggio narrativo. Mi interessa scoprire autori che abbiano una propria identità, anche quando utilizzano linguaggi imperfetti o sperimentali. ti=_Non voglio costruire una programmazione basata soltanto sui premi ricevuti, sui nomi conosciuti o sulle mode del momento.
Certo, la qualità tecnica e la capacità narrativa sono importanti, ma non sono gli unici elementi di valutazione. A volte un piccolo film indipendente riesce a emozionare, provocare o aprire una riflessione molto più di un’opera realizzata con mezzi importanti.
Mi interessa anche la varietà: Cinemalbar deve offrire al pubblico la possibilità di incontrare linguaggi e sensibilità differenti, provenienti da esperienze e paesi diversi.

Accetti solo cortometraggi o si può inviarti per una valutazione anche un lungometraggio indipendente?

Assolutamente sì, Cinemalbar è aperto anche ai lungometraggi indipendenti.
Il cortometraggio ha sempre avuto un ruolo centrale nel progetto, anche perché permette di proporre più autori e più storie all’interno di una stessa serata. Ma non voglio porre limiti alla forma cinematografica.
Un lungometraggio indipendente interessante merita attenzione e può trovare spazio all’interno di appuntamenti dedicati, proiezioni speciali o momenti specifici della programmazione.
Quello che conta è la qualità della proposta, la sua identità e la possibilità di creare un incontro significativo con il pubblico.
Invito, quindi, registi, autori e produzioni indipendenti a sottopormi i loro lavori. Cinemalbar vuole essere anche una porta aperta per chi non trova facilmente circuiti di distribuzione o occasioni di visibilità. Ma vuol essere anche una porta per artisti, attori, musicisti, scrittori, tecnici che vogliono creare nuove sinergie, anche e soprattutto giovani esordienti ed emergenti. Infatti, ho aggiunto un sottotitolo “il live che unisce emergenti e professionisti di ieri e di oggi”.

Come è il pubblico di Cinemalbar e come cambia nel tempo?

Il pubblico di Cinemalbar è molto eterogeneo, ed è una delle cose che amo maggiormente. Ci sono filmmaker, studenti, attori, professionisti del settore, appassionati di cinema, artisti e persone che magari non frequentano abitualmente le sale cinematografiche o i festival. Mi piace soprattutto quando qualcuno arriva senza conoscere nessuno e finisce la serata parlando con un regista, un attore o un altro spettatore. In quel momento capisco che Cinemalbar ha raggiunto il suo obiettivo.
Nel tempo ho notato anche un ricambio generazionale. Ci sono persone che hanno seguito il progetto nelle sue diverse fasi e altre che lo scoprono per la prima volta.
Oggi il pubblico ha abitudini di fruizione molto diverse rispetto al passato: siamo abituati a vedere contenuti sugli smartphone, sulle piattaforme, sui social. Ma proprio per questo credo che sia diventato ancora più importante ritrovarsi fisicamente, guardare un’opera insieme e discuterne.
La dimensione collettiva della visione è qualcosa che non può essere sostituito completamente da uno schermo personale.

Hai mai pensato di fare di Cinemalbar un evento itinerante nazionale o anche internazionale?

Lo è già stato, in passato, e spero che lo sarà in futuro. Ad oggi ho costruito una rete di Cinemalbar in diverse città italiane e nel mondo. Ma preferisco non anticipare troppo quello che potrebbe diventare.
In questo momento sono concentrato sulle prossime date, sugli incontri e sulla programmazione della stagione autunno 2026.
Credo che ogni progetto debba avere il tempo di maturare e che le trasformazioni più interessanti debbano nascere dalle esperienze concrete.
Il 2027 sarà probabilmente un anno importante per ragionare su nuovi sviluppi. Per adesso voglio continuare a far vivere Cinemalbar a Roma, appuntamento dopo appuntamento, senza perdere lo spirito con cui è nato.

Sei anche un regista cinematografico. In che modo portare avanti Cinemalbar aiuta o un po’ anche ostacola il tuo personale percorso da filmmaker?

Organizzare Cinemalbar significa dedicare moltissimo tempo agli altri: guardare corti, selezionare opere, contattare autori, organizzare incontri, trovare spazi, curare la comunicazione e seguire ogni aspetto dell’evento.
Ma c’è anche un altro lato. Cinemalbar è per me una continua palestra di osservazione e di confronto. Incontro storie, linguaggi, sensibilità e persone che alimentano continuamente la mia curiosità.
Ascoltare gli altri autori mi permette di mettere in discussione le mie idee, di osservare il cinema da prospettive differenti e di non chiudermi nel mio percorso individuale.
In qualche modo Cinemalbar è diventato anche una parte della mia identità artistica. Non sono soltanto il regista che lo organizza, ma una persona che crede nel cinema come esperienza condivisa e nella necessità di costruire spazi di libertà creativa.
La sfida, oggi, è riuscire a trovare un equilibrio: continuare a dare spazio agli altri senza rinunciare alla necessità di raccontare anche le mie storie.

Parlaci dei film che hai girato/scritto tu e dove li possiamo vedere.

Questa è una domanda a cui tengo particolarmente, perché dietro Cinemalbar c’è anche il mio percorso personale di autore e regista.
Nel corso degli anni ho lavorato a progetti cinematografici e audiovisivi, attraversando esperienze e linguaggi differenti. Il mio rapporto con il cinema è sempre stato legato alla sperimentazione, alla narrazione e alla possibilità di utilizzare le immagini per raccontare la realtà, ma anche per reinventarla.
Il mio percorso di regista nasce negli stessi anni del DAMS, quando avevo il desiderio di sperimentare direttamente il linguaggio cinematografico.
Tra i lavori che ricordo con maggiore interesse c’è La Ragazza di Zagabria, un cortometraggio girato in pellicola, in Italia e Croazia, un’esperienza che appartiene a un periodo in cui realizzare un film significava confrontarsi anche con una dimensione tecnica e produttiva molto diversa da quella attuale.
Un altro progetto è Qualcosa, una commedia di ’80 minuti, realizzata con una Canon XL1, sempre in quegli anni. È un lavoro a cui sono particolarmente legato, anche se è rimasto inedito.
Sempre negli stessi anni ho diretto un documentario sulla danzatrice Isadora Duncan,  per l’Università di Bologna.
Negli anni successivi ho girato dei video in Molise, in Canada e diretto il docu-short “The Barrel/La Botte”, per International Wood Culture Society. Poi mi sono concentrato sulla scrittura della mia opera prima per il Cinema ed ho realizzato un breve trailer promo “Uniti nell’Universo”.

Link su youtube
(1) Saverio Piunno – YouTube 
www.youtube.com/@saveriopiunno2657
(1) saverio piunno – YouTube
www.youtube.com/@saveriopiunno3898
(1) Piunno Film – YouTube
www.youtube.com/@piunnofilm294

Quali obiettivi poni oggi a te stesso e alla tua creatura, Cinemalbar?

Oggi il mio obiettivo è far crescere Cinemalbar senza snaturarne lo spirito originario. Vorrei che diventasse un punto di riferimento per i giovani e un luogo d’incontro tra diverse discipline artistiche, capace di mettere in relazione persone, idee ed esperienze.

Mi piacerebbe ampliare la rete di collaborazioni, coinvolgere altre città e creare opportunità concrete di produzione e distribuzione per gli autori indipendenti, dando soprattutto spazio e fiducia ai giovani talenti. Vorrei contribuire alla scoperta e alla crescita di una nuova generazione di registi italiani, valorizzando il merito, la creatività e la passione.
Ma c’è un altro obiettivo a cui tengo molto: continuare a far incontrare le persone. In un mondo sempre più connesso attraverso gli schermi, credo sia importante ritrovarsi in uno spazio fisico, guardare un film, ascoltare un autore e condividere idee.
Non so dove arriverà Cinemalbar, né voglio stabilirlo in anticipo. Vorrei semplicemente che continuasse a crescere restando fedele alla sua origine: un’idea nata dalla voglia di condividere il cinema e dalla curiosità di scoprire cosa può nascere dall’incontro tra le persone. Un luogo aperto a chi ha qualcosa da raccontare e cerca un’opportunità per farlo.

Il cinema come incontro, esperienza e possibilità creativa.

Auguriamo al Cibemalbar di crescere e prosperare e a Saverio Piunno di sorprenderci con le sue regie. Invitiamo tutti i nostri lettori al Cibemalbar di cui il prossimo appuntamento è l’undici novembre alle 20.00 al Caffè letterario sito in via Ostiense 95 a Roma. Per gli appuntamenti successivi seguite la locandina calendario di Cibemalbar.

Olga Matsyna

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