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67° ANNIVERSARIO DELLO SBARCO DI ANZIO

Redazione by Redazione
23 Gennaio 2011
in Attualità
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67° ANNIVERSARIO DELLO SBARCO DI ANZIO
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Il 22 gennaio 1944, durante lo sbarco alleato ad Anzio, un giovane soldato, Geoffrey Smith, arrivava con la sua imbarcazione, l’incrociatore Inglese “Spartan”. Il 29 gennaio, durante un raid aereo tedesco, essa venne affondata e in pochi sopravvissero. Geoffrey, Segretario dell’Associazione “Spartan Survivors nel 2006, volle tornare con altri reduci, ad Anzio, e da quell’anno, ad ogni ricorrenza dello sbarco, Geoffrey, solido come una roccia, nonostante l’età, parte dall’Inghilterra per approdare nella città dove combatté. “Torno per deporre una corona su quel tratto di mare dove si inabissò la mia nave e perirono tanti giovani compagni d’arme. E’ un impegno preso con gli altri superstiti viventi dello ‘Spartan’ ed è un tributo che vengo a pagare”. Capelli bianchi, occhiali, torna nel paese per cui, giovanissimo, ha rischiato la vita nel quale i suoi compagni d’arme, hanno sacrificato la loro gioventù. Lo sguardo fisso verso l’orizzonte, il ricordo, le lacrime trattenute con fierezza, il dramma e il dolore, emergono dallo sguardo di “Geoff”. “Deporre una corona e pregare per tutti quei soldati con cui abbiamo trascorso tanti momenti e tante emozioni. La partenza, il saluto straziante ai propri cari, il timore dello scontro e l’euforia giovanile. E’ un impegno preso con gli altri superstiti: i nostri compagni giacciono lì” ha dichiarato. Il 22 gennaio del 1944 iniziò l’operazione Shingle, “Ciottolo di spiaggia”. Il 29 gennaio, trascorsa appena una settimana dallo sbarco ad Anzio, lo “Spartan” veniva affondato. L’incrociatore inglese faceva parte della classe “Dido”, la prima in Gran Bretagna ad essere dotata di centrale di tiro radar-assistita. Ultimato il 10 agosto 1943 nei cantieri navali Vickers Armstrong di Barrow-in-Furness nel nord ovest dell’Inghilterra, aveva un dislocamento di 6950 tonnellate, 156 metri di lunghezza, 15 di larghezza con un equipaggio di circa 200 persone. L’armamento principale era costituito da 8 cannoni da 5.25 pollici. Una bomba radioguidata, Henschel Hs-293 colpì in pieno lo Spartan che venne affondato nelle acque antistanti capo d’ Anzio. “ La mia nave si inabissò e portò con se quasi tutti i miei compagni. “ ricorda Geoffrey. Nello stesso raid, i tedeschi, affondarono anche la nave ospedale inglese “St.David”. Erano 18 gli aerei ma uno solo bastò per distruggere lo Spartan. La bomba che venne sganciata da un Heinkel He 177 pilotato dal Magg. Bernhard Jope, centrò il fumaiolo esplodendo nel locale caldaie. Il rapido affondamento vide la scomparsa di 5 ufficiali tra cui il vice Comandante Ambrose e 65 marinai. Altri 2 ufficiali e 47 marinai morirono tutti nel giro di pochi giorni. L’incrociatore venne colpito durante un raid aereo tedesco nel corso del quale venne affondata anche la nave ospedale inglese “St. David”. Fu utilizzata una bomba radioguidata del tipo Henschel Hs-293, simile a quelle che affondarono la corazzata italiana “Roma” il 9 settembre del ‘43.
Fu una carneficina. In quell’occasione persero la vita 140 giovani soldati, 70 immediatamente e altri per le gravi ferite riportate nei giorni successivi.
“I miei ricordi sono nitidi. Ho tutto stampato nella memoria. La mia posizione era nella stiva. Non potevo muovermi. Ho sentito un gran boato, urla, ma solo quando lo Spartan ha cominciato a rollare e a piegarsi, quando si è capovolta, sono riuscito a raggiungere la scaletta. Salivo al contrario, ma sapevo che dovevo andare avanti, impiegare tutte le mie forze per uscire al più presto. Sono riuscito a tuffarmi in mare. Era un incubo. Intorno a me c’erano molti uomini agonizzati, bruciati dall’esplosione, corpi galleggiavano. Ho sentito una voce, era il sacerdote militare. Ci siamo uniti e abbiamo cominciato a pregare, pregavamo cercando di mantenerci a galla fino a quando, uno zatterone di salvataggio ci ha soccorsi.” “Ai miei nipoti che hanno l’età per andare in guerra direi: fermati! E partirei io al loro posto.” Afferma Geoff. “Abbiamo solo bisogno di pace, di tanta pace. Chi ha vissuto l’inferno non può che dire questo. Non può che difendere i propri cari, non può che ostacolare i giovani.”

Di Vera Iafrate

Redazione

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