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Venezia, Urs Fischer, Palazzo Grassi 15 Aprile – 15 Luglio 2012

Redazione by Redazione
16 Aprile 2012
in Senza categoria
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Venezia, Urs Fischer, Palazzo Grassi 15 Aprile – 15 Luglio 2012
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La mostra “Madame Fischer” inaugurata ieri a Venezia, dà inizio ad una serie di esposizioni monografiche dedicate ai piu’ importanti del nostro tempo. François Pinault ha voluto che fosse Urs Fischer ad inaugurare questo nuovo ciclo di mostre monografiche. Va detto che, Urs Fischer e’ di fatto il primo artista vivente ad essere oggetto di una mostra personale a Palazzo Grassi – Punta della Dogana – François Pinault Foundation.
Ideata dall’artista e dalla curatrice Caroline Bourgeois, la mostra intitolata  “Madame Fischer” raccoglie  una trentina di opere provienienti da collezioni internazionali, realizzate dall’artista a partire dagli anni ’90 sino ai giorni d’oggi, ed alcune nuove produzioni.
Realizzata negli spazi dell’atrio e del primo piano nobile di Palazzo Grassi, la mostra e’ in assoluto la piu’ importante che l’artista ha realizzato, ad oggi, in Europa e la prima in assoluto a presentare una panoramica di decenni del suo lavoro.
“Madame Fischer” e’ on air dal 15 aprile sino al 15 luglio 2012. Grazie ad una combinazione di illusione e realtà, violenza e humor, eternita’ e fugacità, Urs Fischer diventa al contempo logico ed assurdo.
L’artista cerca di catturare un equilibrio instabile il cui significato non e’ mai completamente definito.
Ne è esempio il titolo stesso della mostra “Madame Fischer”,  che si ispira dal nome della prima installazione che il visitatore incontra entrando nel museo, nell’atrio a piano terra.
L’opera  denominata “Madame Fischer “apre le porte su  uno spazio che e’ contemporaneamente sia fisico che interiore; lo studio londinese di Urs Fischer, i cui muri smontati e rimontati come scenografie teatrali, diventano vere e proprie sculture.
Al suo interno il visitatore  puo’ vivere l’emozione e l’esperienza fisica del processo creativo dell’artista stesso, che e’ in netto contrasto con  l’opera di  J.Koons “Ballon Dog”.
In questo modo, Urs Fischer instaura un dialogo  con la scultura di Jeff Koons – quintessenza dell’opera “finita” ed anch’essa esposta nell’atrio di Palazzo Grassi.
Con il monumentale e scintillante “Balloon Dog” l’artista si mette in relazione diretta con l’opera “Keep it Going is a Private Thing”(2001), che ridimensiona l’imponenza e la monumentalita’ del museo con un irriverente cane meccanico scodinzolante.
Qui troviamo due temi molto ricorrenti nelle opere dell’artista: la presenza di animali domestici e il ricorso a dispositivi cinetici o meccanici che introducono nelle opere il tema del movimento.
L’opera “Capillon” (2000), rappresenta una  scena domestica sospesa tra reale ed irreale,popolata da animali ed elettrodomestici ricoperti da una strana patina bianca ed uniforme. Il gatto, protagonista principale della composizione, con la sua presenza furtiva, mette in discussione la solennita’ stessa della scultura, la solennita’ immobile dello spazio museale.
Nota curiosa: in passato l’artista aveva proposto di regalare al Museo Migros di Zurigo un gatto vero, in carne ed ossa, affinche’ potesse girare e muoversi liberamente per le sale museali in qualita’ di scultura vivente. “Il gatto” e’ un elemento molto ricorrente nella produzione artistica di Urs Fischer, in quanto rimanda a concetti  fondamentali: l’intenzione, la volonta’, un desiderio palese e diretto.
Un altro tema ricorrente nell’opera dell’artista e’ quello delle sedie, come rappresentazione della banalita’ del quotidiano.  Nelle opere  “Late night show”(1997) e Chair (Sewn) del 1998-1999 , per quanto banali ed ordinarie, queste sedie, ricoperte da una strana sostanza in apparente decomposizione, diventano protagoniste di una metamorfosi inaspettata, che rivela il fallimento della forma e della loro universalita’.
Il concetto fondamentale ,non e’ la dimensione delle sedie in sè, ma il processo circolare di trasformazione in cui l’idea sfida la materia e l’oggetto sfida l’idea.
L’opera   Untitled (Holes) del 2006, segna invece la comparsa  della presenza umana nel percorso espositivo. Tale presenza viene evocata attraverso la riproduzione di cinque orifizi del corpo maschile. Punti di passaggio e di scambio tra interno ed esterno. Questi organi sospesi al soffitto, richiamano alla sensualita’ e alla sessualita’ dell’essere umano.
Nel piano nobile, la scenografia, che include  la riapertura di alcuni paesaggi  verso il Canal Grande, permette di riscoprire l’antica struttura del palazzo stesso, cosi come appariva Palazzo Grassi nel tempo in cui era residenza privata. La particolare disposizione crea un asse di simmetria centrale attorno al quale le opere  in mostra si fanno eco l’un l’altra.  Nelle opere “In dubio pro reo”(2007) dove Fischer riconcentra sul tema della sedia, questa volta in equilibrio precario su una credenza che cade a pezzi; in “ A thing called Gearbox”(2004)  e nel gioco delle sedie “Late night show” e “Chair” troviamo la “decomposizione” di oggetti domestici; infine una serie di opere  utilizzano meccanismi a motore. Tra queste:
“Mr. Watson –come here-I want to see you “(2005),  il cui titolo fa riferimento alle avventure di Sherlock Holmes, e’ un’opera composta da una semplice lampadina comandata da un dispositivo meccanico che la fa oscillare secondo una traettoria ed un tempo prestabiliti. Con questo movimento, l’artista vuole evocare una seduta ipnotica oppure un interrogatorio.
Concludendo,  di particolare importanza un’opera significativa    “ Nach Jugenstil kam Roccoko” (2006) nella quale , un pacchetto di sigarette accartocciato gira in cerchio sul pavimento per ridicolizzare i nostri vizi e le nostre dipendenze.la banalità dell’oggetto viene a trovarsi in netto contrasto con il tono altisonante dell’opera, che si fa beffa e sovverte l’ordine della storia. Dopo lo Jugendstil , non  c’e’ stato infatti  il Rococò, ma viceversa.
Come asserisce la curatrice di “ Madame Fischer”, Caroline Bourgeois :«  L’effetto di risonanza ci permette di percepire un movimento implicito. Urs Fischer,infatti,  attraverso le sue opere non ha mai smesso di esaltare il movimento.  E’ senza dubbio il piu’ grande scultore del tempo sospeso».
 
Daniela Paties Montagner

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