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Il balcone e la sovranità

Caffè della VerGOGNA - edizione del 15 Agosto 2026

Robert Von Sachsen Bellony by Robert Von Sachsen Bellony
15 Agosto 2026
in Editoriale
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Il balcone e la sovranità
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Caffè della VerGOGNA – edizione del 15 Agosto 2026

Il balcone del terzo piano ha ceduto alle cinque del pomeriggio di venerdì quattordici agosto, in una traversa di viale Marconi a Livorno, e la donna che vi si trovava è precipitata per dieci metri sfondando il balcone sottostante prima di toccare terra. È morta in ospedale poco dopo, con i soccorritori che avevano già capito di poter fare ben poco. Restano da chiarire le cause del cedimento, e la magistratura indaga su una struttura che forse era affaticata da tempo, o su un cedimento improvviso, o su un difetto di manutenzione. La cronaca registra il fatto con la consueta secchezza, ma l’immagine di una donna che sprofonda nel vuoto dal proprio balcone, in un pomeriggio d’agosto, porta con sé qualcosa di simbolico: la fragilità delle cose che ci sembrano solide, la precarietà che si nasconde dietro la normalità.

 

 

La Francia, nella stessa giornata, ha scoperto un altro tipo di cedimento. Il Consiglio Costituzionale ha bocciato il divieto di utilizzo dei social network per i minori di quindici anni, approvato a luglio e voluto da Macron come bandiera del suo mandato. I giudici hanno ritenuto che la misura costituisca una «limitazione sproporzionata» della libertà di espressione e comunicazione degli under quindici, e hanno osservato che il divieto era troppo ampio per essere giustificato da rischi dimostrati. La legge prevedeva di escludere i ragazzi da TikTok, Instagram, X, ma anche da funzionalità social di YouTube e persino da app di messaggistica come WhatsApp. Macron ha incaricato il primo ministro Lecornu di riscrivere il testo entro la primavera del 2027, e l’Eliseo ha ribadito che la determinazione del presidente resta totale. Resta da capire come si possa proteggere l’infanzia dalla macchina digitale se poi, quando si prova a farlo, la stessa macchina giudiziaria ti ricorda che la libertà è un bene supremo. La libertà dei bambini di stare su TikTok contro la libertà dei bambini di crescere senza che un algoritmo li fagociti: la bilancia, per ora, pende dalla parte degli algoritmi.

Donald Trump, intanto, ha annunciato da un palco di New York che «a breve» proclamerà lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti. La frase è stata accolta con un applauso dai presenti, e il presidente ha aggiunto che il blocco navale già garantisce agli americani il controllo di fatto della via d’acqua. Poi ha promesso nuove misure economiche contro l’Iran, «mai viste prima», e ha definito «piccolo» l’aumento del prezzo della benzina, giustificato dalla necessità di impedire a un Paese «molto malvagio» di dotarsi dell’arma nucleare. Il vicepresidente Vance, intervistato da Fox News, ha compiuto un passo falso affermando che il primo obiettivo è mantenere bassi i prezzi del carburante, salvo essere corretto dalla portavoce Leavitt: per Trump i due obiettivi hanno uguale importanza. La sovranità americana sullo Stretto, secondo il tycoon, sarebbe già una realtà: una pretesa che nessun trattato internazionale riconosce, ma che il cannoneggio quotidiano rende di fatto possibile. La linea tra protezione e sopraffazione, anche qui, è sottile quanto un portale di scansione.

Le notizie di giornata hanno poi restituito un frammento di bellezza. I carabinieri di Parma hanno recuperato tre tele rubate a marzo dalla Fondazione Magnani Rocca di Traversetolo: opere di Cézanne, Renoir e Matisse. Cinque moldavi sono stati fermati con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata ai furti, e il ministro della Cultura Giuli ha parlato di «un’operazione di grande rilievo». Il fatto che un gruppo di ladri d’arte sia stato smantellato in pieno Ferragosto ha il sapore di una piccola rivincita della civiltà, di quelle che accadono quando i musei sono chiusi e i turisti sono altrove. Resta da capire come i quadri siano finiti in Emilia, e se il mercato nero dell’arte abbia altri canali ancora aperti.

Massimo Boldi, ottantun anni, è caduto a Forte dei Marmi davanti al caffè Principe mentre passeggiava con amici. Ha battuto la testa sul marciapiede ed è stato trasportato all’ospedale di Livorno per accertamenti, con condizioni che per ora non destano particolare preoccupazione. La notizia ha attraversato i social con un misto di apprensione e affetto, e in molti hanno ricordato i suoi personaggi, le sue smorfie, il suo modo di attraversare il tempo con leggerezza. Boldi è caduto, si rialzerà, e il pubblico tiferà per lui.

L’Afghanistan, infine, ha celebrato un anniversario di cui pochi hanno parlato. Cinque anni fa i talebani sono tornati al potere a Kabul, mentre il presidente Ghani fuggiva e l’Occidente chiudeva la sua ventennale avventura. Oggi il regime talebano cerca riconoscimento internazionale, controlla la popolazione, reprime i diritti e governa un Paese in cui quasi metà della popolazione dipende dagli aiuti. Il generale Battisti, ex capo della contro-intelligence Nato in Afghanistan, ha spiegato all’Adnkronos che lo Stato islamico del Khorasan è ancora forte e controlla porzioni di territorio, e che l’economia dell’oppio ha lasciato il posto a quella delle metanfetamine. La comunità internazionale, secondo Battisti, ha abbandonato la popolazione dopo averla illusa. Cinque anni dopo, l’Afghanistan è una crisi dimenticata, un buco nero che inghiotte vite e speranze, e il mondo guarda altrove, magari al balcone che crolla o allo Stretto da proclamare territorio americano.

Il caffè della vergogna, stamattina, sa di calcinacci e di bit, di benzina e di tele rubate. Il balcone è crollato, la Corte ha bocciato, Trump ha proclamato, Boldi è caduto, i quadri sono tornati, e l’Afghanistan affonda nel silenzio. Il 15 agosto, in fondo, è soltanto un giorno qualunque di un’estate che non vuole finire.

Zygmunt Bauman, *Modernità liquida*, Laterza, Roma-Bari, 2002
Hannah Arendt, *La banalità del male*, Feltrinelli, Milano, 2001
Ulrich Beck, *La società del rischio*, Carocci, Roma, 2000
Amitav Ghosh, *La grande cecità*, Neri Pozza, Vicenza, 2017
Noam Chomsky, *Sistemi di potere*, Ponte alle Grazie, Milano, 2013
Jared Diamond, *Collasso*, Einaudi, Torino, 2005
Primo Levi, *I sommersi e i salvati*, Einaudi, Torino, 1986
Susan Sontag, *Davanti al dolore degli altri*, Mondadori, Milano, 2003

The Balcony and Sovereignty Coffee of SHAME. Edition of August 15, 2026

The third-floor balcony gave way at five o’clock on Friday afternoon, August fourteenth, on a side street of Viale Marconi in Livorno, and the woman standing on it plunged ten meters through the floor below before reaching the ground. She died in hospital shortly after, with rescuers already understanding there was little they could do. The causes of the collapse remain unclear, and judicial authorities are investigating whether the structure had been weakened over time, whether it was a sudden failure, or whether neglect was to blame. The news accounts record the incident with customary terseness, but the image of a woman plunging into emptiness from her own balcony, on an August afternoon, carries something symbolic: the fragility of things that seem solid, the precariousness hidden behind normalcy.

France, on the same day, discovered another kind of structural weakness. The Constitutional Council rejected the ban on social network use for minors under fifteen, approved in July and championed by Macron as a flagship of his mandate. The judges ruled that the measure constituted a “disproportionate limitation” on the freedom of expression and communication of those under fifteen, observing that the prohibition was too broad to be justified by demonstrated risks. The law sought to exclude young people from TikTok, Instagram, X, but also from social features on YouTube and even messaging apps like WhatsApp. Macron has tasked Prime Minister Lecornu with rewriting the text by spring 2027, and the Élysée has reiterated that the president’s resolve remains total. What remains unclear is how one can protect childhood from the digital machine when, precisely at the moment of attempting to do so, the judicial machine reminds you that liberty is a supreme good. Children’s liberty to be on TikTok versus children’s liberty to grow up without an algorithm consuming them: for now, the scales tip toward the algorithms.

Donald Trump, meanwhile, announced from a New York stage that “shortly” he would proclaim the Strait of Hormuz United States territory. The remark was met with applause from the crowd, and the president added that the naval blockade already guarantees Americans de facto control of the waterway. He then promised new economic measures against Iran, “never seen before,” and characterized the increase in gas prices as “small,” justified by the need to prevent a “very wicked” country from acquiring nuclear weapons. Vice President Vance, interviewed by Fox News, stumbled by stating that the primary objective was keeping fuel prices low, only to be corrected by spokesperson Leavitt: for Trump, the two objectives hold equal importance. American sovereignty over the strait, according to the tycoon, would already be a reality: a claim no international treaty recognizes, but which daily cannonade makes de facto possible. The line between protection and domination, here too, is as thin as a scanning portal.

That day’s news returned a fragment of beauty. The Parma carabinieri recovered three canvases stolen in March from the Magnani Rocca Foundation in Traversetolo: works by Cézanne, Renoir, and Matisse. Five Moldovans were detained on charges of criminal association for theft, and Culture Minister Giuli spoke of “an operation of great significance.” The fact that an art theft ring was dismantled in the middle of Ferragosto has the flavor of civilization’s small revenge, the kind that happens when museums are closed and tourists are elsewhere. It remains unclear how the paintings ended up in Emilia, and whether the black market in art still has other open channels.

Massimo Boldi, eighty-one years old, fell in Forte dei Marmi in front of Caffè Principe while walking with friends. He struck his head on the sidewalk and was transported to Livorno Hospital for examination, with conditions that for now raise no particular concern. The news crossed social media with a mixture of apprehension and affection, and many recalled his characters, his grimaces, his way of moving through time lightly. Boldi has fallen; he will rise again, and the public will cheer him on.

Finally, Afghanistan marked an anniversary few have spoken of. Five years ago the Taliban returned to power in Kabul, while President Ghani fled and the West closed out its twenty-year adventure. Today the Taliban regime seeks international recognition, controls the population, suppresses rights, and governs a country in which nearly half the population depends on aid. General Battisti, former head of NATO counter-intelligence in Afghanistan, explained to Adnkronos that the Islamic State Khorasan Province remains strong and controls portions of territory, and that the opium economy has given way to methamphetamine. According to Battisti, the international community abandoned the population after deceiving them. Five years later, Afghanistan is a forgotten crisis, a black hole swallowing lives and hopes, while the world looks elsewhere—perhaps at a collapsing balcony or a strait to be proclaimed American territory.

The Coffee of Shame, this morning, smells of rubble and bits, of gasoline and stolen canvases. The balcony collapsed, the Court rejected, Trump proclaimed, Boldi fell, the paintings returned, and Afghanistan sinks into silence. August fifteenth, in the end, is merely an ordinary day of a summer that refuses to end.

Zygmunt Bauman, Liquid Modernity, Laterza, Rome-Bari, 2002 Hannah Arendt, The Banality of Evil, Feltrinelli, Milan, 2001 Ulrich Beck, Risk Society, Carocci, Rome, 2000 Amitav Ghosh, The Great Derangement, Neri Pozza, Vicenza, 2017 Noam Chomsky, Systems of Power, Ponte alle Grazie, Milan, 2013 Jared Diamond, Collapse, Einaudi, Turin, 2005 Primo Levi, The Drowned and the Saved, Einaudi, Turin, 1986 Susan Sontag, Regarding the Pain of Others, Mondadori, Milan, 2003

 

Robert Von Sachsen Bellony

Robert Von Sachsen Bellony

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