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Quammen:

In un'intervista esclusiva all’AGI, il saggista e divulgatore scientifico americano, autore del fortunato libro ‘Spillover’ fa un'analisi sulla pandemia che ha causato almeno 6,5 milioni di morti. E una previsione poco rosea

Clara Angelica Palumbo by Clara Angelica Palumbo
17 Dicembre 2022
in Esteri
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Quammen:
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AGI – Il Covid è tutt’altro che finito, ma malgrado la strage (almeno 6,5 milioni di morti) poteva andare peggio: un virus respiratorio contagiosissimo (come il Covid) ma con tassi di mortalità anche dieci volte superiori potrebbe arrivare, e “l’umanità non è pronta”. E’ la previsione a tinte fosche di David Quammen, celebre saggista e divulgatore scientifico americano, autore del fortunato libro ‘Spillover’ nel 2012 (edito in Italia da Adelphi) in cui preconizzava proprio il possibile arrivo, probabilmente dall’Asia, di un coronavirus nato da un salto di genere (Spillover, appunto) dagli animali all’uomo.

Dopo la pandemia è tornato sul tema con altri due importanti saggi, ‘Perché non eravamo pronti’ e ‘Senza respiro’, sempre editi da Adelphi. Nel 2020, ricorda in una intervista esclusiva all’AGI, capì subito che forse il dramma da lui ipotizzato stava diventando realtà.

“Il primo segnale che mi ha chiarito che il nuovo virus a Wuhan avrebbe potuto causare una pandemia mi è arrivato via e-mail il 13 gennaio 2020”, racconta. “Era un messaggio dalla rete di allerta per le malattie infettive ProMed, inviato a 80.000 abbonati, me compreso, che menzionava un fatto nuovo sull’epidemia di “polmonite atipica” a Wuhan: ora si sapeva che era causata da un coronavirus”.

“Sapevo dalle mie ricerche per Spillover, come molti scienziati, che la famiglia dei coronavirus conteneva virus particolarmente capaci di una rapida evoluzione, con la capacità nota di passare dagli animali all’uomo e quindi di diffondersi per trasmissione respiratoria. SARS-1, nel 2003, era stato il primo avvertimento. MERS-CoV, nel 2012, lo aveva confermato. Conoscevo la storia e avevo parlato con gli esperti dei coronavirus, quindi ero consapevole che questo nuovo virus proveniente da Wuhan avrebbe potuto diffondersi in tutto il mondo e causare devastazione”.

“L’Italia è stata particolarmente sfortunata”

Come poi è stato, e gli italiani lo sanno bene: il primo paese occidentale a essere travolto. Ma Quammen si smarca dalle polemiche politiche (e dagli strascichi giudiziari) e spiega: “L’Italia, in particolare il nord Italia, è stata profondamente sfortunata, credo, all’inizio del 2020. Il fattore che ha contribuito maggiormente alla portata dell’ondata di Covid che ha colpito la Lombardia non sono stati gli errori commessi dai leader politici e dai funzionari della sanità pubblica, io credo. Penso che sia stato il fatto che il nord Italia era già stato colpito molto pesantemente dal virus, sotto forma di persone infette asintomatiche che inconsapevolmente lo hanno diffuso senza mostrare la malattia. Quei primi ‘spreaders’ potrebbero essere entrati dall’aeroporto di Malpensa: non lo sappiamo, non ho visto prove al riguardo, questa è solo una supposizione logica. Così come i grandi eventi, come la partita di calcio Atalanta-Valencia; potrebbe essere stato un grande momento di super diffusione, ma non abbiamo prove. Non voglio criticare le decisioni prese sui tempi e sull’entità delle misure perché non c’ero e non conosco abbastanza dettagli. Questi giudizi li dovrebbero dare gli italiani”.

Oltre all’impatto drammatico sul piano sanitario e delle vite umane, il Covid ha scatenato anche una serie di polarizzazioni a livello globale: sui vaccini, ad esempio, Quammen parla senza mezzi termini di una “guerra di propaganda”, che “è stata enormemente dannosa, costando molte vite. Deriva da una mistura tossica di ‘ricerca’ superficiale su fonti di Internet fuorvianti, una sorta di ondata populista di animosità verso la scienza in generale, un’ignoranza di cosa sia la scienza e di come funzioni, un’ansia febbrile di alcune persone di compensare le proprie insicurezze e sfiducia diffondendo sui social media ciò che considerano “conoscenza privilegiata” e il cinismo di alcuni politici e personaggi dei media (soprattutto televisivi). È orribile”. Il tutto ovviamente potenziato dalla capacità diffusiva dei social media, contro cui secondo lo scrittore non solo gli scienziati, ma i giornalisti e gli insegnanti dovrebbero lavorare per “educare i giovani a capire cos’è la scienza e ad acquisire le capacità e le abitudini del pensiero critico”.

Le strade “opposte” della politica

Altra polarizzazione, evidente, nelle due opposte visioni su come gestire la pandemia, tra l’”aperturismo” della destra e il “chiusurismo” della sinistra. “Alcune fazioni politiche – spiega Quammen – sostengono sempre che il governo dovrebbe essere più ‘piccolo’, che i poteri normativi dovrebbero essere più deboli. Io (e altri) ho potuto vedere dall’inizio della pandemia che questo avrebbe portato a una dicotomia cruciale: tra libertà personali e salute pubblica. Le libertà personali (dette anche libertà civili) sono ovviamente molto importanti e ne facciamo tesoro nelle società democratiche. Ma se la libertà personale diventa una priorità assoluta, a scapito della salute pubblica e del benessere delle comunità, allora suppongo che non dovrebbero esistere la patente di guida, i semafori e la polizia. Come andrebbe? Non bene. Il rifiuto delle chiusure temporanee per Covid, dell’obbligo di mascherine e delle campagne vaccinali, è l’equivalente di una sorta di anarchismo da ragazzini applicato al problema di un virus pandemico”.

Anche in Italia, con la vittoria del centrodestra, la gestione è cambiata: via gli obblighi di mascherine e di vaccino, via il bollettino quotidiano, il Covid è derubricato come ormai endemizzato e sostanzialmente superato, ma il saggista dissente da questa linea: “Il nuovo approccio italiano ricorda in qualche modo il vecchio approccio americano sotto Trump. Non ha funzionato. Ha solo peggiorato le cose. Alcune persone (anche alcune persone che rispetto, come Joe Biden) hanno detto che “la pandemia è finita”. È una questione di definizioni. Come definisci “pandemia” e come definisci “finita”? Il virus non è sparito. Il rischio per le persone non vaccinate non è sparito”.

Tuttavia, ricorda lo scrittore, “alcuni dicono che il Covid-19 sia ora entrato nella fase “endemica” in contrasto con la fase di “pandemia”. Come definiscono “endemico”? Non lo fanno, perché non sanno di cosa stanno parlando. Una “pandemia” è una malattia infettiva che si sta diffondendo in tutto il mondo così rapidamente che può arrivare ovunque. Una malattia “endemica” è quella che ora è arrivata ovunque. La malattia non è necessariamente meno grave; ha solo meno persone suscettibili da infettare. Quando le infetta, possono ancora ammalarsi gravemente, possono ancora morire. Si guardi la storia del morbillo. Uccide ancora molti bambini, in paesi senza vaccinazione diffusa, ogni anno. Si guardi la malaria. È endemica in Africa da millenni. Uccide ancora almeno mezzo milione di bambini ogni anno”. Insomma, il SARS-CoV-2 “non se ne andrà. E non ci sono basi scientifiche per presumere che si evolverà necessariamente per essere meno virulento. Dovremmo essere preparati a proteggerci, con la vaccinazione universale e con altre misure quando si verificano gravi ondate, nel futuro indefinito”.

Il monito

Ora, insomma, il rischio è che oltre al virus si diffonda un’altra ‘pandemia’, più subdola ma non meno letale, quella della “cecità”. Il non vedere, o non voler vedere, cosa sta succedendo e cosa potrebbe succedere: “Sebbene SARS-CoV-2 abbia già ucciso almeno 6,5 milioni di persone – ricorda – sarebbe potuta andare molto peggio. Il suo tasso di mortalità tra i casi confermati è stato “solo” di circa l’uno percento. Poteva essere il dieci per cento. Potrebbe arrivare un’altra pandemia virale, con la stessa capacità di trasmissione del SARS-CoV-2, ma con molta più virulenza, un tasso di mortalità più elevato. Potrebbe uccidere dieci volte più persone del Covid, o più”.

Clara Angelica Palumbo

Eppure, ammonisce Quammen, “Non siamo pronti per il prossimo virus. Scienziati ed esperti di salute pubblica stanno discutendo su come potremmo avere una migliore preparazione e risposta. Abbiamo bisogno che anche i leader politici si impegnino con questo imperativo. E per convincere i leader politici a impegnarsi, abbiamo bisogno di pressioni da parte del pubblico. Finora, le uniche proteste che vedo sono quelle delle persone ignoranti e che rifiutano la scienza che vogliono meno prevenzione, non di più. A questo punto, sembra che SARS-CoV-2, e probabilmente il prossimo – un altro SARS-CoV, o H5N1-umano, o qualunque sia il prossimo virus a RNA – abbiano una capacità di adattamento maggiore dell’Homo sapiens”. Ma non dobbiamo accettarlo: “Possiamo combattere l’ignoranza così come la malattia. Vaccinare gli anziani con vaccini universali e ‘vaccinare’ i più giovani  con una migliore informazione e sensibilizzazione”.

Clara Angelica Palumbo

Clara Angelica Palumbo

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