“It’s Never Over: Jeff Buckley” di Amy Berg non è il solito documentario musicale cronologico. È un’esperienza immersiva che cerca di rispondere a una domanda: come ha fatto un ragazzo con un solo album all’attivo a diventare un’icona immortale?
Un archivio di segreti e sussurri
La vera forza di questo film risiede nell’accesso senza precedenti concesso dalla madre, Mary Guibert. Per la prima volta, il pubblico può ascoltare messaggi in segreteria telefonica che comprendono frammenti di vita quotidiana che restituiscono l’uomo dietro il mito; Home video inediti con Jeff che scherza, prova brani in cucina, o si perde nei suoi pensieri; Registrazioni private che includono tracce audio mai sentite prima e che svelano il processo creativo dietro capolavori come Lover, You Should’ve Come Over.
Le voci di chi lo ha amato
Il documentario intreccia queste reliquie sonore con interviste profonde a chi ha condiviso con lui la strada e la vita. Troviamo le testimonianze toccanti delle sue ex compagne, Rebecca Moore e Joan Wasser (Joan As Police Woman), e di colleghi che lo hanno venerato, come Ben Harper e la compianta voce di Chris Cornell (in materiale d’archivio).
Tra TikTok e l’Eternità
È interessante notare come il film arrivi in un momento di “Buckley-mania” imprevista: negli ultimi mesi, brani come Lover, You Should’ve Come Over sono diventati virali su TikTok, portando una nuova generazione di adolescenti a scoprire la sua voce ultraterrena. Il documentario di Amy Berg cavalca questa onda, spiegando perché quel suono, così nudo e vulnerabile, sia ancora oggi l’antidoto perfetto all’artificiosità del pop moderno.
“It’s Never Over” quindi non cerca di spiegare il mistero della morte di Buckley nel fiume Wolf, ma celebra il mistero della sua vita. È un film che non si guarda solo con gli occhi, ma si ascolta con il fiato sospeso. Se Grace è stato il testamento sonoro di Buckley, questo documentario è la sua lettera d’amore postuma a chiunque si sia mai sentito “bellissimo e totalmente innamorato”.



















