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I “vaccini” anti covid.  L’altra faccia  della medaglia  

Da un certo punto di vista il risultato anti covid finora ottenuto con gli pseudo vaccini somministrati ha avuto effettivamente un certo successo anche se il criterio finora adottato non potrà liberarci dal coronavirus  

Alberto Zei by Alberto Zei
10 Settembre 2022
in Attualità, Salute
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di Alberto Zei 

 Il vaccino dell’ emergenza – Il criterio terapeutico di opposizione al covid 19, stante la rapida diffusione virale della malattia divenuta progressivamente epidemia e infine pandemia, è stato quello dell’emergenza. In tali circostanze i protocolli di ricerca del giusto vaccino sono stati accantonati per trovare un rimedio più rapido almeno per arginare il progressivo diffondersi delle infezioni. Qualcuno potrebbe obiettare che di vaccini anti covid ne sono stati prodotti   diversi tipi e che pertanto si poteva scegliere anche quello soggettivamente più idoneo.

Questo è vero fino ad un certo punto; d’altra parte così è stato fatto, soprattutto in considerazione delle fasce di età della popolazione. Ma quando il tradizionale procedimento per creare un vaccino è stato sostituito con preparati da somministrare in più volte nel giro di qualche mese, questo non corrispondeva al criterio (e all’efficacia) del  classico vaccino con il suo con eventuale richiamo nel lungo termine. Per meglio comprendere il perché, esaminiamo la differenza.

Come funziona – In breve, il vaccino è una sostanza contenente in un certo stato biologico, gli stessi virus da eliminare resi appunto innocui per l’organismo. Il sistema immunitario (S.I.)  riconosce questi virus come antigeni (nemici) da sopprimere creando a questo fine, specifici anticorpi (difensori). Questa simulata aggressione da parte di virus indeboliti accresce il numero degli stessi anticorpi che in questo modo nel futuro acquisendo la memoria della loro forma, potranno riconoscere e aggredire i virus reali di quella stessa specie, qualora penetrassero nell’organismo. Tutto ciò avviene attraverso il sistema immunitario (S.I.)  Invece, i  “vaccini ”  finora somministrati non hanno questa risolutiva capacità descritta; sono infatti improntati sulla somministrazione di un preparato capace di generare una reazione dell’organismo (qualcuno direbbe una malattia) che ha come effetto desiderato la produzione di proteine che si posizionano sui recettori cellulari su cui si potrebbero insediare i virus del covid per penetrare nella cellula e infettarla.

 Il cappello al teatro – Questo stato di occupazione che ricorda il cappello lasciato sulla sedia del teatro per mantenere  il posto ma che non può rimanere là a tempo indeterminato. Così il recettore impegnato: dopo un certo tempo il cappello viene rimosso. E allora o si rinnova il vaccino con il rischio di effetti indesiderati o se il covid entra nell’organismo si ricade nella possibilità di contagio. Non solo ma l’effetto indesiderato dell’attuale tipo di vaccini è quello di deprimere la reattività del S.I. ; tanto che quando l’effetto della interdizione dei recettori viene meno, il sistema immunitario risulta depresso e quindi non riesce a svolge la piena funzione di difesa dagli anticorpi (virus, batteri, allergeni) di cui entra in contatto. Sembra infatti che questa sia la vera causa della sopravvenienze della malattia virale apparentemente assurda poiché dopo aver fatto il vaccino da qualche mese è incongruente ammalarsi di covid.

L’ equilibrio immunitario – In effetti è il sistema immunitario che subisce una riduzione di efficienza proprio con lo scadere della protezione dei recettori cellulari e che come in certi ambienti si conferma, questa circostanza si riflette  sui  due sotto sistemi immunitari, Th1 e Th2.  La depressione così lasciata è altalenante tra Th1 e Th2.

Il primo è deputato alla produzione di anticorpi per i virus, per i tumori, eccetera; mentre il secondo per le infezioni batteriche, parassitarie ed altro.

La depressione del S.I. comporta per quanto qui più interessa, un abbassamento soprattutto del sottosistema Th1  responsabile degli anticorpi naturali dell’organismo per contrastare l’aggressione virale, la protezione si riduce ulteriormente rendendo pertanto più facile incorrere nell’infezione covid.

Si tratta infatti di un differente risultato ottenibile in questa e in altre patologie in cui il S.I. interviene in simili condizioni. D’altra parte il S.I.  è il solo in grado di poterlo fare ripristinando lo stato di salute. Si tratta com’è noto del sistema pervaso in tutto l’organismo che consente di prevenire o di combattere ogni malattia. I farmaci possono soltanto aiutare, anche efficacemente, ma sempre aiutare l’unico vero difensore della nostra salute.

La domanda che sorge spontanea è perché allora, non si rivolge la dovuta attenzione a mantenere in efficienza il S.I. Guardandoci in intorno e osservando obiettivamente il  funzionamento del complesso sanitario nazionale, la risposta dei lettori potrebbe essere molto illuminante.

Alberto Zei

Alberto Zei

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