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Per esportare la democrazia non sono indispensabili le guerre

Noi esportiamo la felicità con la dittatura dei bambini

Carlo Priolo by Carlo Priolo
14 Aprile 2022
in Attualità, Politica
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Per esportare la democrazia non sono indispensabili le guerre
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Siamo dimenticati da tutti. Il nostro scontro è nei confronti di alcuni magistrati, troppo potenti.

Tutti hanno paura; la mattanza giudiziaria e processuale dura da 30 anni. Dobbiamo forzare il recinto delle case famiglia – strutture protette (la protezione è abusiva) – così come agiscono le navi delle O.N.G. – come pure ribellarsi agli incontri protetti ogni 15 giorni per un’ora alla presenza di un sorvegliante. E’ una pratica abusiva per sottrarre i figli ai genitori. Dire basta al regime dittatoriale.

Le guerre di pace, le guerre di guerra? Comandano sempre gli americani anche se si intestano il bene di tutti, come ripetono quelli che comandano.

Harry Truman (1945 – 1953) democratico, quello che ha dato l’ordine di sganciare due bombe atomiche sul Giappone. L’uomo della guerra in Corea.

Dwight D. Eisenhower (1953- 1961) repubblicano, giunse all’armistizio della guerra in Corea, fu il protagonista dell’escalation della Guerra Fredda. Gli americani dovevano essere aggressivi nei confronti di Mosca.

John Fitzrgerlad Kennedy (1961 – 1963) democratico. I consiglieri militari statunitensi in Vietnam passarono da poche centinaia a 16.000. Fu l’iniziatore del conflitto che ha segnato l’America per generazioni. Fu il Presidente della Baia dei Porci, il tentativo fallito di invadere Cuba governata da Fidel Castro.

Lyndon Johnson (1936 – 1969) democratico, l’uomo del Vietnam. Ordinò l’invasione della Repubblica Domenicana.

Richard Nixon (1969 – 1974) repubblicano, terminò la guerra in Vietnam, bombardamenti a tappetto su città e campagne del Nord. Poi Cambogia e Laos. Nonostante non l’avesse iniziata divenne il simbolo negativo della guerra in Vietnam.

Gerard Ford (1974 – 1977) repubblicano, non combatté alcuna guerra.

Jimmy Carter (1977 – 1981) democratico, quando l’Unione Sovietica invase l’Afghanistan mandò aiuti militari segreti ai mujaheddin afghani, attraverso sauditi e pachistani. Fu l’embrione di quella che divenne la jihad di Osama Bin Laden contro gli Stati Uniti.

Ronald Reagan (1981 – 1993) repubblicano chiuse la guerra fredda. Invasione di Grenada del 1983. Bombardamento di Tripoli nel 1986 con l’obiettivo di colpire Gheddafi.

George H. W. Bush (1989 – 1993) repubblicano, vinse la guerra del Golfo, dopo l’invasione di Suddam Hussein del Kuwait. Ordinò l’invasione di Panama.

Bill Clinton (1993 -2001) democratico inviò truppe americane in Somalia. Ordino raid aerei contro i Serbi in Bosnia. Contro gli attentati di Al Qaeda fece bombardare obiettivi militari in Afghanistan e in Sudan. Gli USA furono protagonisti della Guerra del Kosovo e delle caduta di Milosevic.

George W. Bush (2001 -2009) repubblicano. Guerre americane in Afghanistan e Iraq in risposta alle Torri Gemelle.

Barack Obama (2009 – 2017) democratico. Interventi in Siria, Libia, Iraq, Afghanistan, ha deciso di bombardare lo Yemen, la Somalia e il Pakistan. E’ quello che ha tenuto l’America in guerra per più tempo.

La sovietizzazione del mondo nei territori sotto il dominio dell’URSS e nelle ideologie delle militanze delle variegate sinistre occidentali, portatrici dei diritti degli ultimi e negatrici dei diritti annunciati, enfatizzando quello che è effimero con valenza secolare, ha pervaso la storia dopo la 2^ guerra mondiale. L’orrore dell’arcipelago dei gulag, dei campi di concentramento sul sistema di lavoro forzato nell’URSS, narrato da Aleksandr Solzenicyn, trova ancora cittadinanza in alcune aree delle società opulente occidentali, fondate sui principi di uguaglianza, libertà, fraternità.

Durante la dittatura comunista, instaurata da Lenin nel 1917 e conclusa nel 1991, l’utilizzo sistematico della giustizia politica disseminò l’Unione Sovietica di campi di concentramento per tacitare coattivamente gli oppositori.

Non sono stati i liberali e i democratici dei Paesi occidentali ad interrompere le forme delle dittature proletarie, ma i rivoluzionari nati nel sistema comunista, che hanno provocato l’implosione del sistema dall’interno.

Ci sono leader che hanno guidato il rinnovamento del proprio Paese. Ad esempio Adolfo Suarez, Margaret Thatcher, Helmut Kohl, Ronald Reagan, Vaclav Havel.

E ci sono leader che hanno cambiato il mondo. Il primo è stato Vladimir Lenin, che creò il sistema comunista sovietico, sfidando il mondo occidentale. Il secondo è stato Mikhail Gorbaciov, che distrusse questo sistema, segnando la tappa fondamentale del XX secolo.

Il terzo è stato Deng Xiaoping il pioniere della riforma economica cinese e l’artefice del “socialismo con caratteristiche cinesi “, teoria che mirava a giustificare la transizione dall’economia pianificata a un’economia aperta al mercato, ma comunque supervisionata dallo Stato nelle prospettive macroeconomiche.

La diffusa, capillare, presente in tutto il territorio dell’Italia, sottrazione abusiva ed illiberale, quanto criminale, dei figli ai genitori biologici genera le condizioni per l’avvento della rivoluzione del popolo italiano e il rinascimento di una nuova Repubblica democratica e liberale.

Sotto i riflettori gli anni della svolta, dal 1985 al 1990, tra rinnovamento del Paese e del mondo e caduta di popolarità, Gorbaciov dal 1985 al 1990 portò avanti l’idea del “mondo senza nucleare” già nel 1986, molti anni prima di Obama. Il risultato fu il dialogo tra Unione Sovietica e America per il disarmo atomico e per la messa al bando delle armi chimiche, batteriologiche e biologiche. Fu Gorbaciov che riconobbe al popolo il diritto alla libertà di scelta. Fu sempre lui che decise di liberare l’Europa Orientale dall’abbraccio sovietico.

Quando iniziarono le “rivoluzioni di velluto” nella Germania Orientale, in Cecoslovacchia, Ungheria e Polonia, i dirigenti locali telefonavano al Cremlino chiedendo il permesso di usare i corpi armati sovietici ancora presenti sul territorio. Gorbaciov rispondeva con un secco “no”, non voleva un’altra Primavera di Praga e altri spargimenti di sangue. Gorbaciov fu colui che seppellì il sistema comunista mondiale. Spezzò il monopolio del partito comunista sulle opinioni e sulle scelte. Anche se sperava di riuscire a mantenere in piedi un’Unione di Stati alleati, la rottura delle varie repubbliche nazionali con Mosca avvenne in modo talmente brusco, che fu semplicemente impossibile fermare il processo di disintegrazione. In Russia il nome di Gorbaciov suscita reazioni contrastanti. Alcuni, per ora in minoranza, lo ammirano, altri lo criticano. Innanzitutto perché non riuscì a portare a termine la grande trasformazione che lui stesso aveva avviato. Il dramma della parabola di Gorbaciov sta proprio nel fatto che l’onda che aveva sollevato spazzò via anche lui dalla scena russa. Quelli che arrivarono al potere grazie a lui non gli perdonarono il suo slancio e la sua capacità di ragionare in termini di libertà. Gorbaciov fu il primo capo nella storia della Russia che lasciò il Cremlino di sua spontanea volontà, senza cercare di restare attaccato al potere. La tradizione dell’allontanamento spontaneo dal potere si rivelò impopolare. Eltsin riportò la Russia agli usi precedenti, secondo i quali il padrone del Cremlino non lascia il proprio posto volontariamente. In casi estremi, può al massimo nominare un successore. Gorbaciov ha dovuto superare un forte dolore personale: la morte della persona più cara, Raissa, moglie e amica. Questo dolore, nella sua umanità, è stato la spinta che ha di nuovo avvicinato Gorbaciov alla Russia; attraverso la compassione per il dolore di Gorbaciov come uomo, i russi hanno iniziato a comprendere il significato di Gorbaciov come politico.

Deng Xiaoping (Guang’an, 22 agosto 1904 – Pechino, 19 febbraio 1997)  è stato un politico, rivoluzionario e militare cinese. Ha ricoperto ruoli direttivi nel Partito Comunista Cinese (PCC) a più riprese nel corso dell’era di Meo Zedong, diventando leader de facto della Cina dal 1978 al 1992. È stato il pioniere della riforma economica cinese e l’artefice del ” socialismo con caratteristiche cinesi”, teoria che mirava a giustificare la transizione dall’economia pianificata a un’economia aperta al mercato, ma comunque supervisionata dallo Stato nelle prospettive macroeconomiche. Nel decennio tra gli anni Ottanta e Novanta, da lui guidati, la Repubblica Popolare Cinese restaurò relazioni strategiche e geopolitiche con l’ Unione Sovietica, abbandonando la “teoria dei tre mondi”, antisovietica e di ascendenza maoista. Deng fu il cuore della seconda generazione dei leader del Partito Comunista Cinese. Sotto il suo controllo la Cina divenne una delle economie dalla crescita più rapida, senza che il partito perdesse il controllo del Paese. Essendo un sostenitore di Mao Zedong, Deng fu incaricato dallo stesso Mao di ricoprire nel nuovo governo cariche importanti. Nel 1957, dopo aver appoggiato ufficialmente Mao nella sua campagna anti-conservatrice, divenne segretario generale del Partito Comunista Cinese dirigendo gli affari quotidiani del Paese assieme al presidente Liu Shaoqi. Al crescere del disincanto nei confronti del grande baldo in avanti di Mao, Deng e Liu, all’interno del PCC, acquisirono sempre più influenza e potere. Attuarono delle riforme economiche che rafforzarono il loro prestigio tra le file del partito e tra la popolazione. Deng e Liu collaborarono con tenacia per adottare una linea politica più concreta, in opposizione alle idee radicali di Mao.

Mao si rese conto che il prestigio ottenuto da Deng e Liu tramite questi sforzi poteva significare la sua riduzione a mera figura simbolo. Per questo, oltre ad altri motivi, nel 1966  Mao lanciò la rivoluzione culturale, durante la quale Deng perse consensi e fu costretto a ritirarsi da tutte le sue cariche. Fu inviato nel distretto di Xinjian, nella provincia rurale dello Jiangxi, a svolgere mansioni di un normale impiegato.

Quando il premier Zhou Enlai si ammalò di cancro Deng venne scelto da quest’ultimo come suo successore, riuscendo nel 1973 a convincere Mao a riportare in politica Deng come primo vicepremier. Tuttavia la rivoluzione culturale non era ancora finita e un gruppo politico radicale, conosciuto successivamente come la Banda dei Quattro, concorreva nella lotta per il potere all’interno del Partito Comunista. La Banda vide in Deng il suo grande avversario da battere. Dopo la morte di Zhou Enlai nel gennaio 1976  Deng perse il solido appoggio del partito e, dopo aver tenuto il suo elogio ufficiale ai funerali di stato di Zhou, fu ancora una volta vittima dell’epurazione. Deng fu costretto a lasciare tutte le sue funzioni dalla Banda dei Quattro, rimanendo comunque ancora membro del partito.

Noi siamo italiani DOC, esportiamo la Pace con la bandiera della difesa dei bambini di tutto il mondo per rendere ai bambini la gioia di essere bambini, che saranno adulti che avranno imparato a difendere i bambini.

Tags: Carlo Priolodemocraziaguerra
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