Quanto potere deve esercitare uno Stato affinché i suoi cittadini possano continuare a vivere da uomini liberi? È questo l’interrogativo al centro del saggio “Il limite del potere è lo spazio della libertà”, firmato dal giornalista ucraino Petro Olar e pubblicato il 2 novembre 2026 sul portale Radio Ukrainian Wave from Europe. (https://radioukreurope.com/mezha-vlady-prostir-svobody/)
Una riflessione politica e civile che affronta uno dei temi fondamentali delle democrazie contemporanee: il rapporto tra l’autorità delle istituzioni e il rispetto dei diritti individuali. Secondo Olar, la forza di uno Stato non dovrebbe misurarsi attraverso la quantità di poteri esercitati sui cittadini, ma dalla capacità di proteggerne la dignità, l’autonomia e le opportunità di realizzazione personale.
Il giornalista sottolinea come la libertà non possa ridursi a una dichiarazione di principio contenuta nelle Costituzioni. Essa deve trovare concreta applicazione nella vita quotidiana, garantendo a ogni persona il diritto di lavorare, intraprendere attività economiche, esprimere opinioni e contestare le decisioni delle autorità senza temere discriminazioni o ritorsioni.
Particolare attenzione viene riservata agli ostacoli burocratici che spesso trasformano l’amministrazione pubblica in un sistema complesso e difficilmente accessibile. Procedure interminabili, autorizzazioni superflue e decisioni prive di adeguate motivazioni rischiano infatti di compromettere diritti formalmente riconosciuti, alimentando sfiducia e dipendenza nei confronti degli apparati statali.
Per Olar, uno Stato democratico non può rinunciare alle proprie responsabilità in materia di sicurezza, giustizia e tutela delle persone più vulnerabili. Tuttavia, questi compiti non devono trasformarsi in una giustificazione per estendere indefinitamente il controllo sulla società. Da qui emerge la centralità della separazione dei poteri, dell’indipendenza della magistratura, della libertà di stampa e della partecipazione civile. Parlamento, governo e tribunali devono operare nel rispetto delle rispettive competenze, mentre cittadini e giornalisti devono poter esercitare un controllo effettivo sull’azione pubblica.
La riflessione assume un significato particolarmente rilevante nel contesto dell’Ucraina in guerra. Olar riconosce la necessità di misure straordinarie per garantire la difesa nazionale, ma avverte che anche durante un conflitto le limitazioni delle libertà devono essere giustificate, proporzionate e sottoposte a controllo. Le prerogative eccezionali, osserva l’autore, non possono diventare privilegi permanenti né strumenti per sottrarre le istituzioni alle proprie responsabilità. La sicurezza collettiva e i diritti individuali devono essere considerati obiettivi complementari, non principi inevitabilmente contrapposti.
Un altro elemento centrale riguarda la funzione sociale dello Stato, chiamato a garantire istruzione, accesso alla giustizia e sostegno alle persone in difficoltà. L’assistenza pubblica, tuttavia, dovrebbe favorire l’autonomia dei cittadini anziché produrre dipendenza o trasformarsi in uno strumento di consenso politico. Significativa è la metafora scelta dal giornalista, che paragona lo Stato a un ponte anziché a un muro. Le istituzioni dovrebbero consentire alle persone di avanzare, costruire il proprio futuro e sviluppare le proprie capacità, senza moltiplicare inutilmente gli ostacoli lungo il percorso.
La maturità di una democrazia, dunque, non dipende dal numero delle leggi approvate, ma dalla loro chiarezza, equità ed effettiva applicazione nei confronti di tutti, indipendentemente dalla posizione economica o dal ruolo istituzionale. Il saggio si conclude con un principio che riassume l’intera riflessione: lo Stato deve essere abbastanza forte da proteggere i cittadini, ma mai tanto potente da considerarsi superiore alla legge.
Un messaggio che supera i confini ucraini e si rivolge all’intera Europa, ricordando come la libertà non sia una concessione del potere, bensì il fondamento stesso della legittimità democratica. Il vero successo di una nazione, nella prospettiva di Petro Olar, consiste nel costruire una società nella quale ogni cittadino possa esercitare i propri diritti con la certezza di essere protetto dalla legge, anche quando a violarli rischia di essere lo Stato stesso.


















