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“Napoleon”  l’ Isola d’ Elba dimenticata e la realtà romanzesca

Se la regia del  film “Napoleon” di Ridley Scott apparso sugli schermi in questo periodo prenatalizio  dovesse competere con quella del nostrano consueto “cinepanettone  di Natale”, meriterebbe il premio Oscar; ma i parametri del giudizio qualitativo per un  kolossal storico sono altri   di Alberto Zei

Alberto Zei by Alberto Zei
15 Dicembre 2023
in Cinema, Cultura
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di Alberto Zei                                      

 Partenza di Napoleone dall’ Elba – Sembra un paradosso che Scott, intendendo ricostruire la parabola di uno dei più grandi conquistatori del mondo, abbia realizzato la presenza di Napoleone all’Isola d’Elba con la fugace apparizione di una costa scogliosa su cui qualcuno si riposava in abiti piuttosto da indigeno, sotto la luce solare. In realtà Napoleone anche all’Isola d’Elba, nei pochi mesi in cui è rimasto, ha dato ampia dimostrazione con i fatti di saper cogliere le occasioni del momento fuggente. Si tratta della ristrutturazione civile e organizzativa dell’Isola, nell’abbandono di fatto a sé stessa  per quasi un secolo   del Gran Ducato di Toscana di cui l’ Elba era parte, e della contemporanea  preparazione del suo ritorno sugli altari del potere. Tutto ciò malgrado la stretta sorveglianza che gli inglesi esercitavano all’interno e nel mare attorno all’Isola.

La “fuga”-  Scott nella ricostruzione storica degli eventi ignora l’Isola d’Elba.  Ma la cosiddetta “ fuga di Napoleone “ fu tutt’altro che una fuga notturna e nascosta  ma una partenza trionfale ben strutturata ossia, un altro dei suoi  capolavori strategici. Napoleone infatti si imbarcò su un bastimento, “Incostant“, dal porto di Portoferraio diretto in Corsica, non come un fuggiasco, ma con il seguito dei  suoi ufficiali, militari e volontari. Questo avvenne  al  suono di tamburi e fanfare al cospetto del Sindaco di Portoferraio, Pietro Traditi, che lesse in stato di commozione il suo discorso di commiato, anche a nome di tutte le Autorità dell’ Isola. Napoleone partì, complessivamente con circa   600 uomini con armi e vettovaglie per riconquistare in pochi giorni, così come avvenne, il potere su tutta  la Francia. Ma non è questo il solo punto mancante della vita del “Grande Corso”, quanto la maggior parte del resto che la regia ha trascurato per  nascondere dietro un dito, da  un lato,  le ombre storiche sulla valenza  militare dell’ Inghilterra e, dall’ altro,  i passi salienti della conquista sociale, culturale e militare che  Napoleone ha lasciato al mondo intero.

Le classi privilegiate – Sarebbe stato più apprezzabile che il regista si  fosse concentrato in un solo segmento del tempo in cui Napoleone si era distinto nel bene o nel male, per far rivivere la sua ascesa e caduta non a degli sprovveduti che non conoscono la storia, ma al pubblico a cui lo stesso Scott “pelosamente” si rivolge narrando ciò che Napoleone non era. È vero che nella realtà romanzesca tutto è ammesso e che quindi nella  regia così articolata e destinata alle sale cinematografiche, vi è di tutto e il contrario di tutto. Ma la  ricostruzione della parabola di Napoleone, così come è stata preannunciata dalla pubblicità del kolossal, risponde più ad una “patetica” regia che alla obbiettività  storica degli eventi.  Il regista, infatti, sembra essersi espresso in linea con il retaggio storico della cosiddetta “perfida Albione”, essendo lui inglese e quel che per lui conta è che alla fine gli stessi inglesi abbiano prevalso. Lo sconvolgimento napoleonico dei  primi anni del ‘800 coinvolgeva pesantemente le classi privilegiate del clero e della nobiltà all’interno e fuori della Francia. Napoleone aveva ormai esportato lo scompiglio irreversibile all’ordine costituito basato sui privilegi della nomenclatura di quasi tutti gli stati d’Europa ed in particolare di quelli che finirono col fargli guerra.

Troppe omissioni – Dal punto di vista militare, con l’omissione delle fulminee e vincenti  campagne d’Italia e di Spagna, è mancata proprio la dimostrazione di come anche un semplice ufficiale di origini non tradizionalmente blasonate e proprie dei figli d’arte, potesse assurgere al rango degli incarichi ricoperti. L’omissione è tanto più grave se si considera che le due Campagne vittoriose furono condotte con un gruppo di scalmanati figli della gleba, grazie ai quali Napoleone riuscì vittorioso su tutti i fronti: da quello militare a quello diplomatico, da quello strategico  a quello dell’improvvisazione tattica, fino ad occupare senza neppure la necessità di combattere, persino la gloriosa Repubblica di Venezia. La forza della guerra è stata interpretata da Scott come fine a se stessa; intesa solo come la brutalità di disporre arbitrariamente dei destini del potere mondiale da parte di  sbrindellati soldati senza che un minimo di sangue nobile scorresse  nelle loro vene.   La regia ha inoltre ignorato i fattori fondamentali che hanno determinato la grande rivoluzione culturale rappresentata dall’avvento di Napoleone, e che Antonio Gramsci seppe ben vedere con quel giudizio ormai divenuto famoso in cui contrappone al Cesare Progressivo (Napoleone) il Cesare Regressivo (Napoleone III).

Gli sarà sembrato –  Il regista invece sembra più interessato a trasformare Napoleone in un personaggio patetico, dominato dall’emotività e dalla sensualità nei confronti di Joséphine de Beauharnais, tanto da improntarne la parte più importante della sua ricostruzione storica, anche col soffermarsi su particolari intimi e volgari di Napoleone nei suoi rapporti sessuali con Joséphine, lasciando solo trasparire la fragilità di un uomo, inadeguato e insicuro. Dal punto di vista della ricostruzione militare degli  eventi storici, si può dire che Scott ha operato una mutilazione dei passi fondamentali che hanno conferito a Napoleone progressivamente quel merito personale per la genialità dimostrata, soprattutto quando, con una sequenza di strepitose vittorie, riesce a sovvertire il rapporto di forze abnormi rappresentato dalle più preparate potenze militari europee dell’epoca che gli si sono schierate contro.

 Una nota di merito  ma… – In senso positivo, per chi apprezza la sintesi del simbolismo rappresentativo dei complessi eventi della campagna d’Egitto, il regista  questa volta, si esprime attraverso poche ma significative immagini. Napoleone dopo la battaglia nella piana di Giza si toglie il cappello e bacia la mummia del Faraone che egli considera un suo pari, mentre il colpo di cannone contro la piramide simboleggia la vittoria su tutte le dinastie degli stessi Faraoni. Scott però non accenna minimamente alla grandiosa scoperta culturale della prima decifrazione della scrittura geroglifica – fino ad allora rimasta misteriosa –  da parte dell’équipe di studiosi che Napoleone porta al seguito delle sue campagne. Così come non c’è accenno a quel salto di qualità nella sfera del diritto, rappresentato dal  Codice napoleonico.  Fu un codice innovativo che, per la prima volta nella storia del mondo, fu improntato  sul riconoscimento dei valori fondamentali dell’uomo. Si trattò di un codice nel quale il diritto fu  semplificato e reso più chiaro per tutti e su cui continuò a basarsi, sia pure parzialmente, il moderno diritto civile.

Ciò che non era –  L’aspetto più patetico della presunzione storica nella regia è quando Scott attribuisce a Napoleone la decisione di lasciare la campagna di  Egitto non perché  la flotta dell’Ammiraglio inglese Nelson, dopo aver distrutto  gran parte di quella francese  ad Abukir, lo stava isolando dall’Europa, ma per il fatto che Joséphine  lo tradiva con qualcuno. Il paradosso di bloccare l’azione di guerra perché la moglie lo tradiva, diviene ancora più evidente a fronte dei tempi storici in cui il tradimento matrimoniale era piuttosto tollerato ed in particolare negli alti livelli di nomenclatura. In tal senso Scott continua  a dipingere Napoleone come un insicuro e  piagnucoloso fino a richiedere a Joséphine: “Dimmi che io sono per te l’uomo più importante del mondo”.  Frase questa rinviata al mittente da parte di Giuseppina che si è fatta ripetere lo stesso concetto di essere per lui la persona più importante del mondo ma non in senso affettivo ma nel senso non certo lusinghiero, dell’ascesa sociale.

La scomoda realtà – Che cosa poteva dire Scott dell’Elba che, supportando Napoleone nella sua “fuga”, si è beffata alla grande, dell’Inghilterra? Assolutamente niente se non in senso denigrativo, accennando l’argomento attraverso una fugace immagine degli  indigeni dell’ insignificante Regno, più o meno adagiati sulle rocce.  Come si può sostenere che questo film abbia la pretesa di una ricostruzione storica quando il regista si inventa le battaglie sul lago ghiacciato nel quale la cavalleria sprofonda a seguito del cannoneggiamento che spacca il ghiaccio inghiottendo cavalli e cavalieri?  Come può essere semplicemente omessa nella ricostruzione dell’ascesa di Napoleone, oltre alla campagna d’ Italia anche quella  di Spagna? Come può essere plausibile la ricostruzione storica dimenticandosi, si fa per dire, di tutti i Generali di Napoleone che per un verso per un altro hanno partecipato sul campo a tutte le battaglie,  ottenendo vittorie su vittorie in 15 anni di guerra pressoché continua? Dove sono finiti nella ricostruzione storica di Scott almeno i più noti nomi nel mondo intero dei Generali di Napoleone, Ney, Berthier, Suchet, Lannes, Devout, il maresciallo di Francia Mortier che ottenne questo titolo per il valore dimostrato nella campagna di Spagna, nonché il Generale  Cambronne che alla richiesta di resa  a Waterloo fu lui a rispondere  agli inglesi?  Napoleone ha impresso la prima vera svolta al  mondo intero insieme ai suoi Generali in soli 15 anni di ascesa.  L’ epoca napoleonica ha rappresentato non solo il simbolo ma anche la concretezza del cambiamento dei valori fondamentali dell’esistenza umana in tutti i campi dello scibile dell’epoca.

La meritocrazia dei valori – Il dominio della cultura in senso lato, da parte della nobiltà era stato fino allora soltanto accaparrato dai più potenti  nei confronti del genere umano.  Ma con  l’ avvento di Napoleone  le conquiste nei vari settori della cultura, della scienza dell’epoca e dei valori esistenziali poteva e doveva essere conseguito da chiunque per meritocrazia, e non per destinazione elitaria.  La regia di questo film è una leggenda storica. È infatti realizzata in  tutta evidenza,  nell’intento di fare apparire Napoleone un insicuro venuto dal nulla, che ha assalito popoli regnanti causando oltre 4 milioni di morti, quando egli stesso ha dovuto difendersi dalla coalizione di 17 Paesi del mondo che gli hanno dichiarato guerra per 15 anni di seguito. Il paradosso di Scott è che difende la sua regia, dicendo che siccome noi non c’eravamo non potevamo sapere come sono andate le cose, quando si è persino dimenticato di nominare le continue coalizioni dei più forti e preparati Stati  di Europa alleati  in continue guerre  contro di lui.

La terza coalizione – Scott però non menziona neppure la battaglia di Ulma che viene ricordata nei libri di storia come uno dei più importanti esempi della genialità  di Napoleone.  Questi  non era affatto un bruto ma un condottiero che si comportava con gli sconfitti come mai nessun altro vittorioso generale avrebbe mai fatto.  Alla conclusione trionfante della battaglia di Ulma nel 1805, in cui Napoleone abilmente circondò e costrinse alla resa l’imponente esercito austriaco, nonostante la sua inferiorità numerica e di equipaggiamento, si trovò ad ascoltare le parole del Generale austriaco sconfitto, Carl Mack. Quest’ultimo, arrendendosi e porgendo la sua spada al vincitore, si definì “sfortunato”. La risposta di Napoleone fu un esempio di nobile magnanimità: “Restituisco allo sfortunato Generale Mack la sua spada e la sua libertà, insieme ai miei ossequi da portare al suo Imperatore.”

Storia e realtà romanzesca –  Anche nell’ultimo scontro di Waterloo il regista preferisce ignorare la vera causa della sconfitta di Napoleone, mostrando l’Imperatore soltanto confuso e abulico sulle decisioni da prendere nel corso della battaglia.  Napoleone appare sulla scena come se avesse perso la sicurezza che lo caratterizza nelle decisioni e nelle azioni di guerra. In parte questo è vero ma non come vorrebbe far credere Scott, per il crollo della sua indole. Napoleone durante il combattimento si rende conto che l’accerchiamento del campo e i suoi dintorni non coincidevano con le mappe che stava consultando. Ben si può comprendere allora una certa confusione nei comandi di un uomo che nell’intento di riconquistare il mondo, si rende conto di trovarsi di fronte ad  una banale carta geografica  che non corrispondeva al luogo dello scontro; così come i suoi generali e i rifornimenti attesi nel corso della battaglia subirono la stessa sorte della smarrita via. Purtroppo Napoleone, non è stato l’ultimo a subire una catastrofe per doversi avvalere, come molti ricorderanno,  di una carta sbagliata.  Scott con i suoi kolossal storici è sempre stato in prima fila per  premiazioni e riconoscimenti ma forse per destino forse peraltro, non ha mai ricevuto un Oscar e non lo riceverà di certo con un film come “Napoleon”.

 

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Alberto Zei

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