Il 27 giugno è uscito “Come un tuono”, il nuovo singolo dei Donkeys, band pop punk che con la sua musica torna a far battere il cuore con nuove liriche tutte in italiano. “Come un tuono” non è solo un singolo: è una dichiarazione d’intenti. È il primo tassello di un progetto ambizioso e personale, dove i Donkeys scelgono di parlare con la loro voce più autentica e riconoscibile, come fanno nell’intervista che segue:
- “Come un tuono” è il titolo del vostro singolo. A cosa si riferisce questa metafora?
“Come un tuono” si riferisce alla persona che arriva quando meno te lo aspetti e ti stravolge la vita. Dell’importanza di avere accanto la ragazza giusta e della consapevolezza di questa fortuna. Descrive la spensieratezza che si prova sapendo di poter trovare in quella persona tutto ciò di cui si ha bisogno, e di come lei sia capace di tirare fuori il meglio di noi. Di conseguenza, nasce un sentimento di protezione nei suoi confronti e una profonda cura per lei.
- Questo singolo anticipa anche il vostro EP, primo progetto interamente in italiano. Cosa vi ha portato a cambiare lingua?
“Abbiamo deciso di passare all’italiano perché ci siamo resi conto che nella nostra lingua madre le canzoni riuscivano ad avere quel ‘qualcosa in più’ che cercavamo. Per anni abbiamo scritto in inglese, e questo ci ha aiutato moltissimo a crescere e a sperimentare. È stata una fase fondamentale del nostro percorso. Tuttavia, a un certo punto abbiamo sentito l’esigenza, quasi la necessità, di esprimerci nella nostra lingua. È un po’ come se il testo e la musica trovassero una risonanza più profonda quando le parole sono scritte in Italiano. Ci siamo sentiti più a nostro agio, più ‘noi’, e questo si rifletteva in ciò che scrivevamo e, soprattutto, in ciò che volevamo trasmettere.”
- Nel ritornello utilizzate anche l’ossimoro “rosa bianca avvelenata”, un concetto che mi fa pensare alle relazioni tossiche. Qualcuno di cui non si può fare a meno ma che al contempo sappiamo essere letale per noi. Cosa intendete esattamente?
“Quando parliamo di ‘rosa bianca avvelenata’, è facile pensare a qualcosa di tossico, ma in realtà il significato è tutt’altro. Non si riferisce a un veleno nel senso negativo del termine. Per noi, è qualcosa che senti scorrere nelle vene, qualcosa di cui hai una necessità. Ti fa sentire vivo e non puoi farne a meno. È la rappresentazione di quel legame profondo che si crea con una persona. Un legame che accetti in tutte le sue sfumature, prendendo sia il bello che il brutto.
- Punk non è solo un genere, è uno stile di vita, un concetto e un modo di agire. Musicalmente avete scelto una strada abbastanza pop, a giudicare dal testo di questo singolo, un genere che si distacca tanto dalle tematiche sociali che caratterizzano ad esempio alcune band del panorama hardcore. Avete contaminazioni anche da parte di altri sottogeneri del punk oltre al pop punk californiano? Se si, quali?
Abbiamo praticamente tutti e quattro gusti molto differenti. A partire da Simone, per lui il post punk ed il britpop saranno sempre generi dai quali prendere ispirazione, ne è innamorato follemente ed in alcuni nostri pezzi si sente particolarmente. Lorenzo possiamo dire che è il più “contaminato” dal pop punk, se non conoscete Lorenzo, immaginatevi il classico quarterback dei Wildcats sopra una Mustang che arriva al parcheggio del college… Ovviamente con i Blink 182 nello stereo a tutto volume. Leonardo invece prende ispirazione da batteristi diversi come Grohl per la potenza, Smith per la versatilità e Barker per la velocità. Non ha un genere che lo identifica, ma sicuramente il ritmo del punk lo ha portato ad approcciarsi alla batteria. Andrea è cresciuto a pane e metal, per lui la musica deve essere dura, diretta e potente.. Avete presente la copertina di Vulgar Display of Power dei Pantera…? Ecco, per lui la musica deve prenderti “a pugni in faccia”. Nonostante i nostri gusti molto differenti, creiamo una sinergia in sala prove che non ha alcuna spiegazione… Semplicemente da 4 idee diverse ne viene fuori una sola, che suona più o meno come avete sentito in “Come un Tuono”, e non ci importa di etichettare ciò che facciamo, che sia Pop, rock, hardcore… Stiamo creando la nostra identità un mattoncino alla volta, e ci distingueremo nel mucchio.
- A livello globale siamo sul filo del rasoio rispetto allo scoppio di una terza guerra mondiale (come abbiamo ampiamente sentito e visto sui media), probabilmente sotto altri termini ci stiamo già dentro con tutte le scarpe. In quanto artisti, in quanto portatori di un messaggio, che responsabilità e che ruolo sentite di avere?
La situazione globale è innegabilmente delicata, e in questo contesto, il ruolo dell’artista assume un peso significativo. Per noi artisti, la responsabilità è duplice: da un lato, offrire un’evasione necessaria, un attimo di respiro dalla pressione quotidiana attraverso la nostra musica. Dall’altro e forse più importante, promuovere l’unità. Crediamo fermamente che la musica possa essere un terreno comune, un catalizzatore per connessioni autentiche tra persone con background, idee e identità diverse. Già noi 4 componenti del gruppo siamo 4 persone completamente diverse, ma che trovano nella musica un punto di incontro. Vogliamo che i Donkeys siano quel ‘piano comune’ dove ognuno si senta accolto e dove le divisioni svaniscano, anche solo per il tempo di una canzone.
- Quali sono i vostri prossimi progetti e live dove potervi vedere?
Il nostro prossimo passo è l’uscita del secondo singolo dall’EP che lanceremo in autunno, prevista tra meno di un mese! Per celebrare e darvi un’anteprima, stiamo organizzando un Release Party a porte aperte. Siete tutti invitati a unirvi a noi per festeggiare insieme!




















