Nel giorno tradizionalmente dedicato alla Commemorazione di tutti i fedeli defunti, lunedì 2 novembre 2026, Papa Leone XIV ha presieduto la Santa Messa all’interno del suggestivo e raccolto Cimitero del Verano a Roma. Un momento di profonda preghiera, memoria e affetto, vissuto all’indomani della Solennità di tutti i Santi.
Il legame che non si interrompe
Rivolgendosi ai fedeli presenti, il Pontefice ha ricordato che la preghiera di suffragio si stringe attorno a quanti riposano in quel luogo e a tutte le persone care che ciascuno porta nel cuore. La fede cristiana illumina questo momento con la certezza che il legame con i defunti non viene spezzato, ma trasformato. Richiamando il Libro della Sapienza, il Papa ha sottolineato come le anime dei giusti siano custodite da mani divine e protette da ogni tormento («nessun tormento li toccherà», Sap 3,1).
Le Beatitudini e il grido di pace per le vittime della guerra
Meditando sul Vangelo delle Beatitudini (Mt 5,1-12), definito come l’autoritratto stesso di Gesù offerto ai discepoli, il Santo Padre ha posto l’accento sulla Beatitudine che più interpella l’umanità nel dolore: «Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati» (Mt 5,4).
Il pensiero del Papa si è rivolto in modo particolare a quanti hanno da poco perso una persona cara, e con grande forza a coloro cui la vita è stata strappata dalla «assurda violenza della guerra». Da un luogo di confine tra l’aldiqua e l’aldilà come il cimitero, il Pontefice ha lanciato un appello affinché le lacrime di madri, bambini e anziani tocchino le coscienze di chi ha il potere di far tacere le armi.
La memoria di San Francesco e la promessa di vita eterna
In questo anno che segna l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, Papa Leone XIV ha richiamato l’aggiunta fatta dal santo al Cantico delle creature nei suoi ultimi momenti di vita, ricordando la lode per la «sora nostra morte corporale» da cui nessun vivente può scappare, ma che non farà male a chi si troverà nelle santissime volontà divine.
L’Eucaristia celebrata al Verano si fa così pregustazione di quella comunione piena promessa dal Signore, in attesa del giorno in cui Egli asciugherà ogni lacrima e non vi sarà più né morte, né lutto, né lamento, poiché le cose di prima sono passate (cfr Ap 21,4).
Anna Rita Santoro e Ubaldo Santoro



















