Il marmo della Basilica di San Pietro ha accolto i passi di centinaia di fedeli nel giorno della memoria liturgica di Giovanni Paolo II. L’omelia del cardinale Pietro Parolin ha preso le mosse da un’immagine tanto semplice quanto profonda, quella del pavimento.
Il giovane vescovo Karol Wojtyła, contemplando il suolo della Basilica, aveva scritto versi indimenticabili sulla vocazione di essere sostegno per gli altri.
Il segretario di Stato vaticano ha saputo tessere questa intuizione con la grandezza del pontificato del santo polacco, offrendo alla comunità una riflessione di straordinaria potenza spirituale.
Alla celebrazione hanno preso parte oltre cento sacerdoti, tra cui l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina.
La presenza del presule ha conferito al rito un significato che supera i confini del tempo, allorché l’invocazione per la pace si fa impellente dinanzi alle tragedie del presente.
Parolin ha esaltato la figura di Wojtyła come colonna portante per la fede di milioni di persone. La sua adesione a Cristo è divenuta un punto di appoggio imprescindibile per chiunque cerchi una direzione nel caos del mondo.
Il cardinale ha poi indugiato sul dialogo intimo che il Pontefice polacco intratteneva con il Signore.
Lo si vedeva spesso assorto in una preghiera silenziosa, totalmente catturato da un colloquio che sfuggiva agli occhi degli uomini.
Proprio come Pietro rispose alla domanda di Cristo sulla riva del lago, così Wojtyła ha confermato i suoi fratelli nella fede attraverso una vita interamente donata.
La grandezza del segretario di Stato risiede in questa capacità di leggere l’esperienza dei santi con gli occhi del pastore, traendo dal passato una linfa vitale per il presente.
Il fulcro dell’omelia si è spostato sulla supplica per la pace.
In un tempo martoriato dai conflitti, Parolin ha affidato all’intercessione del santo la richiesta di un dono che si imprima nelle coscienze.
Le parole pronunciate da Giovanni Paolo II nel 2005 risuonano oggi come un testamento spirituale, ricordando che la pace richiede scelte quotidiane e opere concrete.
Il porporato ha esortato i presenti a invocare quella protezione celeste che sola può toccare le profondità dell’animo umano.
L’intervento del cardinale ha toccato le corde più intime dei fedeli presenti.
La sua autorevolezza si manifesta nella sobrietà del linguaggio, nella precisione delle citazioni, nella capacità di guidare la meditazione senza mai scadere nella retorica vuota.
Costui incarna la figura del diplomatico che sa farsi padre, del teologo che sa farsi compagno di viaggio. La sua voce ha attraversato la navata della Basilica diffondendo un senso di pace che ha placato le ansie dei cuori.
Il cardinale ha concluso il suo intervento con un appello alla Madre di Dio, affinché guidi l’umanità verso disegni di giustizia e di verità.
La celebrazione si è dissolta nel silenzio dei fedeli, mentre la luce filtrava dalle vetrate della Basilica, illuminando la pietra su cui poggia la speranza di un mondo finalmente riconciliato.
L’eredità di un Pontefice santo e la dedizione di un Segretario di Stato esemplare si sono incontrate in quel luogo, lasciando un segno indelebile nella storia della Chiesa.
RVSCB
Bibliografia
Vatican News, Parolin: chiediamo il dono della pace per intercessione di Giovanni Paolo II, 22 ottobre 2026.
Giovanni Paolo II, Il pavimento, in Trittico romano, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2003.
Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2005, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2005.
Leone XIV, Magnifica humanitas, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2026.
Benedetto XVI, Beato sei tu, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2011.
Weigel, George, Testimone della speranza, Mondadori, Milano 1999.
Oder, Slawomir, Giovanni Paolo II. La biografia, Rizzoli, Milano 2018.















