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Femminicidi, per quanti anni dovremo ancora contare morti che si potevano evitare?

Giada Giunti by Giada Giunti
26 Agosto 2021
in Cronaca
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Femminicidi, per quanti anni dovremo ancora contare morti che si potevano evitare?
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Vanessa Zappalà, 26 anni, uccisa a colpi di pistola mentre passeggiava con gli amici, vittima di femminicidio, assassinata dall’ex compagno al porticciolo di Acitrezza. Femminicidio numero 40, ed ecco che per taluni le donne morte sono “solo” numeri.

Ancora ogni 3 giorni muore una donna e cosa si è fatto per scongiurare i femminicidi? Evidentemente nulla, o ciò che è stato fatto è stato tutto sbagliato.

105 donne uccise in 1 anno da agosto 2020 a luglio 2021, questi sono numeri che sconvolgono, ma accanto al dolore intenso per le morti delle donne ed il dolore di figli lasciati soli e di parenti, bisogna agire immediatamente.

Da quanti anni si tenta di dare una soluzione ai continui femminicidi? Ormai non si contano e, quindi, vuol dire che le proposte, buoni propositi e misure adottate sono fallimentari.

Sono ormai anni ed anni che si fanno inchieste, commissioni per rispondere in maniera adeguata alla violenza sulle donne per debellarla, ma ad oggi non ci sono soluzioni concrete. Anche nel 2017 nelle commissioni su forme di violenze sono state effettuate alcune audizioni di noti “ esperti”, ma ad oggi, nel 2021 quale risposta risolutiva è stata fornita? Nessuna, perché le donne continuano a morire ogni 3 giorni, quindi vuol dire che il lavoro di anni non è servito proprio a nulla, questi sono fatti oggettivi riscontrabili.

Se non si individua la causa reale, non si debellerà mai il dramma dei femminicidi, violenze di genere, maltrattamenti,  allontanamenti dei bambini, come pure la violenza istituzionale.

Dopo anni di attenta lettura di atti, sentenze, ordinanze,  indagini sulle cause degli omicidi di donne, ossia femminicidi, anche nelle commissioni che hanno lavorato in tanti “esperti” e dopo “intenso lavoro” la risposta è stata “mancanza di formazione, mancanza di fondi, mancata di valutazione del rischio, giudici che non leggono la violenza, è un problema patriarcale”, etc etc”….

E per arrivare a formulare queste cose ci è voluto un lavoro stratosferico di anni e anni con impiego di numerose risorse umane, risorse economiche.

Chiedetelo alle donne e vi risponderanno immediatamente ed in maniera adeguata, fornendo soluzioni concrete, tutto senza neppure farvi spendere tempo e soldi! Il sistema lo conoscono bene, conoscono l’inferno della malvagità, della ipocrisia, della omertà, anche della violenza istituzionale.

Bene la formazione, bene l’insegnamento fin da bimbi, la violenza non va perpetrata nei confronti di nessuno, tanto meno su una donna e soprattutto bambini, è tutto chiaro questo, ma …

La formazione non è una soluzione, è un incentivo, il patriarcato è un “finto” (anche se resta un problema molto serio da risolvere) problema atteso che la maggior parte dei giudici nelle Procure, nei tribunali minorili, tribunali ordinari, nelle Corte d’Appello sono per la maggior parte donne, come pure tutori, educatori, servizi sociali, curatori speciali, tutte le figure cosiddette istituzionali. Sono proprio queste figure che all’interno dei tribunali non solo non proteggono la vittima, coprono violenze degli ex mariti anche sui figli, massacrano bambini con minacce, torture, inquisizioni, regime al 41 bis, e relazionano al magistrato una realtà completamente falsificata, ribaltata, difforme da quella reale dove le vittime vengono descritte come carnefici ed i carnefici come povere vittime. 

Leggi anche “Minori, il “sistema”. Per un solo bambino nominati tutore, curatore speciale, educatori, assistenti sociali, psicologi, CTU, CTP, avvocati, altre figure ed un regime al 41 bis”

Il magistrato è peritus peritorum ed ha l’obbligo di accertare la veridicità di tutto ciò che riempie il fascicolo, ha il contraddittorio e le leggi per arrivare a giuste conclusioni. Peccato che sovente non accade, i fatti accaduti all’interno della magistratura, sono noti ormai a tutti.

La donne si appellano, invece,  a quella magistratura della quale andare fieri, a questa chiedono aiuto.

Un magistrato ha numerose fonti di prova probanti come certificati del pronto soccorso, registrazioni audio e video, trascrizioni, telefonate e messaggi continui alla donna, appostamenti documentati con foto, sms, audio, dichiarazioni testimoniali, dichiarazioni della vittima, pianti dei bambini e molto altro ancora, ma nonostante ciò non vengono presi dei provvedimenti necessari; anzi è la donna che verrà messa sotto accusa, sotto accusa, la donna da vittima verrà accusata di essere la carnefice, sarà sottoposta alla tortura della violenza istituzionale. Non sarà, quindi, una sola ed unica violenza da parte di un ex marito, ex convivente, ma la violenza viene elevata al quadrato e da un plotone di esecuzione.

Cosa c’entra la formazione quando dei magistrati a seguito di una denuncia di aggressioni, con tanto di prove audio video, certificati del pronto soccorso, richiesta dei carabinieri di divieto di avvicinamento, un PM che riscontra elementi di reità, una Questura di Roma che ha riscontrato maltrattamenti in famiglia, testimoni eccetera eccetera, archiviano e mettono sotto accusa la vittima per il reato di calunnia dichiarano di aver ascoltato testimoni addirittura due mesi e 11 giorni prima che la controdenuncia (dell’ex marito) venisse depositata?

Qui ci sta tutta la consapevolezza di non difendere la donna e giustificare, proteggere il violento,  non è  mancanza di formazione.

Cosa c’entra la formazione se una donna denuncia più volte e viene sospesa della responsabilità genitoriale perché le denunce vengono ritenute “strumentali e di pregiudizio per il minore” e si invia la richiesta di archiviazione (del PM) al giudice minorile con una lettera chiedendo un provvedimento urgente nei confronti della donna che si è permessa di denunciare?

Cosa c’entra la formazione quando un magistrato ha granitici elementi di prove che un uomo è stato accertato pedofilo, con condanne definitive in Cassazione o diagnosticato a seguito di perizie come  “violento, pericoloso, col disturbo del pensiero, con il disturbo della personalità, aggressivo anche con il figlio oltre che con la donna, figura di padre violento anche alla presenza della educatrice, narcisista, pur di rovinare la vita alla moglie la rovina al figlio” e così via?  Costui viene tutelato, “coccolato” e fatto passare per la povera vittima, il “povero padre” al quale è stato impedito di vedere il proprio figlio e per il quale ha da sempre chiesto il collocamento in casa famiglia, pur di allontanarlo dalla odiata ex moglie/campagna.

Certo che i femminicidi continuarono, continueranno sempre, purtroppo!

Se le denunce delle donne vengono archiviate anche dopo 4 anni e 4 mesi (le corsie preferenziali previste nei casi di violenza?)  o in soli 15 giorni (senza espletare le dovute indagini) come possiamo pensare di azzerare i femminicidi?

Leggi anche “Femminicidio, uguale omicidio, non provate a chiamarlo raptus, tempesta emotiva. Un vero allarme che non si vuole fermare”

Assieme agli ex mariti vengono tutelati e ”salvati” dalle denunce  anche il CTU, CTP, educatori, servizi, tutori, educatori, giudici. Chi è massacrato sono sempre ed esclusivamente donne e soprattutto bambini.

Di fonte ad un bambino torturato, portato via con la violenza da 20, 30 persone mentre chiede disperato di restare con la mamma e portato con la violenza in casa famiglia, a cosa serve la formazione!?!

Alcune relazioni così riportano: “il minore  piangeva in modo convulso, spaventato e tremante, si copriva sotto le coperte del letto non volendosi allontanare in alcun modo dalla madre; il minore non si sarebbe allontanato spontaneamente ma solo se  sollevato di peso e con l’utilizzo della forza; il minore non riusciva a smettere di piangere chiedendo di voler parlare con il giudice, poiché non vuole assolutamente allontanarsi dalla madre e non vuole vedere  “quello” ( il padre); affermava di essere molto spaventato per quanto stava succedendo, ma ancor di più di essere terrorizzato dalla sola idea di doversi staccare dalla madre; lamentava forti mal di pancia e nausea che gli provocavano conati di vomito; si chiede a codesto TM di emettere un nuovo provvedimento, ad integrazione del presente, che definisca in maniera dirimente la possibilità che si utilizza la forza pubblica per l’esecuzione dello stesso e farlo dimettere dall’ospedale per essere collocato in casa famiglia”.

Non è  violenza questa? Violenza che viene “giustificata” affermando che “l’unico modo per far recuperare un rapporto affettivo padre-figlia/o è allontanarlo dalla mamma definita “simbiotica” (leggi anche requisitoria della Dottoressa Ceroni), collocarlo in una casa famiglia e poi affidarlo al “padre”, ossia a quel padre violento di cui alcuni figli sono completamente terrorizzati”. (leggi anche ordinanza della Corte di Cassazione)

Sono state rispettate le normative nazionali e sovranazionali?

Forse qualche magistrato ha problemi di udito, non sente il bambino piangere disperato, torturato, strappato dalle braccia della propria madre; forse non sa leggere l’italiano o una sentenza della Suprema Corte di Cassazione, una Convenzione Europea, soprattutto quella di Istanbul, forse il magistrato non sa applicare la legge?

Non è nostro costume l’accusa, ma qualche domanda viene di conseguenza, l’impegno comune dovrebbe essere di tutti per una soluzione definitiva del dramma nei confronti (del massacro) di donne e bambini.

È un volontario, consapevole e ben strutturato atto criminale nei confronti di donne e bambini, la consapevolezza di commettere dei reati, la consapevolezza di non rispettare le leggi, in cui non c’entra né formazione, né non saper “leggere la violenza”.

Ancora formazione? Altri soldi che i cittadini pagano con denari e soprattutto con la vita, torturando l’intera esistenza dei figli. Basta avere un avvocato “compiacente” ed il “gioco” è fatto, il violento viene protetto e la vittima passa per carnefice.

Il protocollo Eva, un programma della Polizia di Sato è già una realtà in alcune regioni italiane quali la Lombardia ed il Veneziano ed ha già avuto riscontri positivi, speriamo almeno in piccoli aiuti concreti.

Codice Rosso

Le donne denunciano, ma poi dopo essere ascoltate entro i 3 giorni, la situazione resta sempre la stessa, archiviazioni e denunce che restano anni ed anni nei cassetti dei Pubblici ministeri, oppure utilizzate per condanne per calunnia e “stalking giudiziario”

Vanessa, ammazzata dall’ex fidanzato e le dichiarazioni a Carta Bianca condotta (puntata del 25 agosto) da Giuseppe Brindisi del presidente dei Gip di Catania, Nunzio Sarpietro

Si legge su alcuni giornali  che era stato più volte denunciato per stalking a causa degli atteggiamenti violenti e la morbosa gelosia. Per uno di questi episodi la Procura aveva chiesto e ottenuto gli arresti domiciliari e poi scarcerato da Gip che gli commina il divieto di avvicinamento.

Le donne si chiedono, ma se un personaggio è così violento e disturbato quanto poteva funzionare un semplice divieto di avvicinamento? Nulla, infatti, la realtà ci fornisce un altro ed ulteriore femminicidio!

Si legge, si ascolta che  “lo Stato si deve impegnare, che è un fallimento dello Stato”, ma non é lo Stato, quanto il magistrato che non applica le leggi come dovrebbe e valuta erroneamente. Nei casi in cui ci sta in gioco la vita delle persone è dovere e responsabilità lavorare al meglio.

Un gps montato sulla macchina, messaggi, telefonate continue da parte dell’uomo che si appostava, “era una vera ossessione” riferisce la donna; sul suo profilo di colui che l’ha uccisa  una foto di un uomo che tiene una pistola puntata alla testa della donna  sulla schiena ha la scritta “I love you”. Cosa ci sta da capire, quale formazione devono fare ancora questi magistrati per riuscire a capire che Sciutto era un uomo che poteva uccidere?

Quale formazione serve per capire?

Perché muoiono le donne? Molto spesso le donne non solo non vengono ascoltate, ma colpevolizzate, accusate (non si sa di cosa), messe sotto accusa, rivittimizzate, la denuncia non verrà presa in considerazione, rinviate a giudizio, condannate, allontanate dai propri amati figli.

Forti sono le dichiarazioni del presidente dei Gip di Catania, Nunzio Sarpietro che colpevolizza la donna che secondo lui “non riesce a tenere una condotta univoca, e purtroppo questo impedisce al giudice di avere una visione del fascicolo così completa che gli consenta di adottare una misura più adeguata”, accadranno sempre e numerosi femminicidi e la violenza non si contrasterà mai.

Quindi, “caro” presidente Sarpietro, mi scusi se ho avuto “una condotta non univoca”, firmato Vanessa Zappalà, anni 26 morta sparata con 6 colpi di pistola da un “certo”  Antonino Sciuto, anni 38 anni, che si appostava ore e d ore sotto casa, metteva gps nella mia auto, mi inviava messaggi continui, un uomo con cui mi ero “riappacificata (semmai rappacificata, almeno l’italiano ..)! Un caro saluto dal cielo!

Se chiedete soluzioni a chi dovrebbe difendere le donne e non lo fa da anni, non risolveremo mai alcuna violenza e femminicidi, chiedetelo alle donne come possono essere realmente aiutare per interrompere violenze ed altri femminicidi.

Di Giada Giunti

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Tags: Carta Biancadonne uccisefemminicidiformazioneGiuseppe Brindisimagistratipatriarcato
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