Caffè della VerGOGNA – edizione del 30 Ottobre 2026
Alle prime ore del mattino i cancelli delle scuole sono rimasti chiusi, i bus hanno viaggiato a singhiozzo, e nelle piazze di oltre quaranta città si sono radunati i lavoratori dello sciopero generale. Il ministero ha tentato la mossa della precettazione d’autorità per fermare la protesta dei trasporti, e USB e i coordinamenti autonomi hanno tirato dritto: la fotografia di un governo costretto a usare i decreti-clava perché non ha più risposte economiche per chi non arriva a fine mese. La precettazione è un istituto serio, pensato per garantire i servizi essenziali, ma quando diventa lo strumento ordinario per spegnere un conflitto sociale che nasce dal carovita, smette di essere una garanzia e diventa un sedativo. Lo Stato ordina per decreto ciò che il mercato ha reso impossibile, e chi guidava un autobus con lo stipendio fermo da anni ha capito che la clava amministrativa serve a proteggere il Palazzo, non la cittadinanza.
Nelle stesse ore in cui la bozza della manovra stenta a trovare coperture e l’Istat misura la frenata dell’economia, a Palazzo Chigi è stata celebrata una misura spot: la norma per introdurre le targhe automobilistiche personalizzate su richiesta. Una mancetta folkloristica, come l’ha definita l’opposizione, per sviare l’attenzione dal massacro dell’Irpef e dal carovita. La politica dei coriandoli, mentre la casa brucia, ha il merito di essere trasparente: quando non si hanno risposte, si offrono distrazioni, e la distrazione, in questo caso, ha la forma di una targa con il proprio nome sopra.
Nei Balcani è precipitato un elicottero militare durante una missione, e la notizia, per quanto tragica, è passata quasi inosservata tra le cronache dello sciopero. Sullo sfondo, i colossi dell’industria bellica continuano a macinare utili record sulle borse europee, e il contrasto è brutale: al cittadino comune si chiedono sacrifici in nome della transizione e del rigore, mentre la spesa per gli armamenti resta l’unico rubinetto che il Palazzo non chiude mai. Un elicottero caduto nei Balcani e un bilancio in utile sono le due facce di una stessa medaglia, e la medaglia, come sempre, la paga chi non ha mai visto un dividendo.
A Mestre, la polizia locale ha staccato dodici verbali separati per la medesima siepe condominiale sporgente sul marciapiede, sanzionando persino i proprietari dei singoli garage. Uno Stato implacabile con i dettagli insignificanti dei piccoli proprietari, e totalmente cieco di fronte ai grandi evasori e al degrado delle periferie. La siepe, che sporge di pochi centimetri, ha prodotto dodici atti amministrativi, e il condomino che si è ritrovato la cassetta della posta piena di raccomandate ha scoperto che la macchina burocratica, quando si accende, è capace di una precisione che nessun altro settore pubblico conosce.
Tra le novità normative sul Codice della Strada e sulla formazione delle autoscuole si è consumato l’ennesimo sfilatino di balzelli occulti per i rinnovi e i controlli medici, e sui forum degli automobilisti è esploso il risentimento. Ogni scusa burocratica viene trasformata in un dazio d’ingresso per continuare a guidare e andare a lavorare, e la patente, che dovrebbe essere un documento, diventa una tassa annuale che nessuno ha mai dichiarato apertamente.
Continuano i blitz della Polizia Postale sulle truffe che clonano i volti di noti primari per vendere rimedi finti a prezzi d’oro, e il business, abusivo e milionario, sfrutta la disperazione di chi è schiacciato dai tempi d’attesa biblici della sanità pubblica. Chi non riesce a curarsi per vie legali cerca una scorciatoia, e la scorciatoia, sempre più spesso, è un deepfake con il camice.
Il caffè della vergogna, stamattina, sa di gasolio e di multe, di targhe e di elicotteri, di siepi e di camici clonati. Il Paese si è fermato per uno sciopero, il governo ha risposto con la precettazione, il Palazzo ha lanciato le targhe personalizzate, un elicottero è caduto in Bosnia, una siepe ha prodotto dodici verbali, la patente rincara, e i truffatori vendono pillole finte con la faccia dei medici. In fondo al marciapiede di Mestre, accanto al muretto di una siepe recintata dai verbali, resta un pezzo di intonaco scrostato che nessuno, da anni, ha pensato di sistemare.
Luciano Canfora, La democrazia. Storia di un’ideologia, Laterza, Roma-Bari, 2004
Domenico Losurdo, Controstoria del liberalismo, Laterza, Roma-Bari, 2005
Enzo Traverso, A ferro e fuoco. La guerra civile europea 1914-1945, Il Mulino, Bologna, 2007
Pierre Rosanvallon, La nuova questione sociale, Edizioni Lavoro, Roma, 1995
Richard Sennett, La cultura del nuovo capitalismo, Il Mulino, Bologna, 2006
Martha Nussbaum, Creare capacità, Il Mulino, Bologna, 2012
Paul Ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi, Einaudi, Torino, 1989

Happy Plates in a Stalled Country Coffee of SHAME, October 30, 2026 Edition
At dawn, school gates remained closed, buses ran fitfully, and workers converged in the squares of over forty cities for the general strike. The ministry attempted the move of compulsory requisition to halt the transport protest, while USB and autonomous coordinations pressed ahead: a snapshot of a government forced to use hammer-decrees because it no longer has economic answers for those who cannot make it to month-end. Requisition is a serious institution, designed to guarantee essential services, but when it becomes the ordinary tool to extinguish social conflict born of the high cost of living, it stops being a guarantee and becomes a sedative. The state orders by decree what the market has rendered impossible, and whoever drove a bus with wages frozen for years understands that the administrative baton serves to protect the Palace, not citizenship.
In the same hours when the budget draft struggles to find funding and ISTAT measures the economic slowdown, a spot measure was celebrated at Palazzo Chigi: the norm introducing personalised car registration plates on request. A folkloristic crumb, as the opposition called it, to divert attention from the IRPEF massacre and the high cost of living. The politics of confetti while the house burns has the merit of transparency: when you have no answers, you offer distractions, and in this case, distraction takes the shape of a licence plate bearing your own name.
In the Balkans, a military helicopter crashed during a mission. The news, however tragic, passed almost unnoticed amid the strike coverage. In the background, defence-industry giants continue to churn record profits on European stock exchanges, and the contrast is brutal: ordinary citizens are asked to make sacrifices in the name of transition and rigour, while arms expenditure remains the only tap the Palace never closes. A crashed helicopter in the Balkans and a profitable budget sheet are two sides of the same coin, and the coin—as always—is paid by those who have never seen a dividend.
In Mestre, local police issued twelve separate citations for the same condominium hedge protruding onto the sidewalk, fining even owners of individual garages. An implacable state over insignificant details of small property owners, and totally blind to large-scale tax evaders and the decay of suburban districts. The hedge, protruding a few centimetres, produced twelve administrative acts, and the condo resident who found their letterbox stuffed with registered mail discovered that the bureaucratic machine, when activated, is capable of a precision no other public sector knows.
Among regulatory novelties on the Highway Code and driving-school training, the latest trickle of hidden levies for renewals and medical checks was consumed, and resentment exploded on motorists’ forums. Every bureaucratic excuse is transformed into an entry tariff to continue driving and going to work, and the licence, which ought to be a document, becomes an annual tax no one has ever openly declared.
Postal Police raids continue on scams cloning the faces of prominent chief physicians to sell fake remedies at premium prices. The business—illegal and million-dollar—exploits the desperation of those crushed by biblical waiting times in public healthcare. Whoever cannot cure themselves through legal channels seeks a shortcut, and the shortcut, increasingly often, is a deepfake in a white coat.
This coffee of shame tastes this morning of diesel and fines, plates and helicopters, hedges and cloned coats. The country has stopped for a strike, the government responded with requisition, the Palace launched personalised plates, a helicopter fell in Bosnia, a hedge generated twelve citations, the licence grows dearer, and fraudsters sell fake pills with doctors’ faces. At the end of Mestre’s sidewalk, beside the low wall of a hedge fenced off by citations, remains a piece of crumbling stucco that no one—for years—has thought to fix.
References Luciano Canfora, Democracy: The History of an Ideology, Laterza, Rome-Bari, 2004 Domenico Losurdo, Liberalism: A Counter-History, Laterza, Rome-Bari, 2005 Enzo Traverso, Iron and Fire: The European Civil War 1914-1945, Il Mulino, Bologna, 2007 Pierre Rosanvallon, The New Social Question, Edizioni Lavoro, Rome, 1995 Richard Sennett, The Culture of the New Capitalism, Il Mulino, Bologna, 2006 Martha Nussbaum, Creating Capabilities, Il Mulino, Bologna, 2012 Paul Ginsborg, A History of Contemporary Italy, Einaudi, Turin, 1989

















